venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


domenica 31 gennaio 2016

Quando tutto ebbe inizio: eterni secondi da sempre

Ho avuto il primo assaggio di eterna seconda fin da piccola.
Quando ero ancora una bambina riccia e con gli occhiali, sempre troppo piccola per giocare con gli altri, ma adatta per fare la conta a nascondino... sempre.

Nessuno a quei tempi portava gli occhiali, chissà perché. Mi sono sempre chiesta se tutti ci vedessero davvero benissimo, o in realtà avevano genitori troppo distratti e poco "informati" da non accorgersi che il proprio figlio scambiava le p per le b. 
Forse qualcuno si ricorderà quei brutti occhiali tondi anni 90', legati saldamente alle orecchie da catenelle elastiche o fili in gomma, davvero terrificanti! E vogliamo parlare del colore?
I miei erano sempre di un incomprensibile colore marrone leopardato, come se ai bambini interessasse la moda del momento per degli occhiali. Grazie designer degli occhiali!
  
Insomma, da grandi si sa che le cose si superano, ma il problema sta in ciò che accade da piccoli, durante quei momenti troppo enormi per essere superati da soli. Sono vere e proprie tragedie.
In ogni caso, oggi pare che la gente mette gli occhiali perché "è fashion", ho visto certe persone convintissime portarli anche senza vetri "perché oggi l'occhiale è un accessorio".

Diciamo la verità, io ero avanti da piccola! Voglio dire, ero già al passo con la moda prima ancora che venisse inventata, eh!

Dopo essere stata eterna seconda da bambina, arrivò il momento preadolescenziale, che già di suo sappiamo tutti essere un periodo di bruttezza inaudita, soprattutto per noi donne, ma stranamente per me non fu l'aspetto fisico il nemico numero uno.
A quei tempi mi distinguevo dagli altri miei coetanei per una precoce sensibilità, che forse mostravo troppo e a cui mi aggrappavo a tutti i costi, come via di fuga dalla realtà.
Mi avvicinai sempre di più al mondo delle parole, alla lettura e alla poesia. 
Questo mi rendeva libera di esprimermi, ma nello stesso tempo, mi rendeva chiusa in me stessa, tipicamente stereotipata dentro al mio mondo, in cui però nessuno mi capiva. (ci siamo passati tutti, non dite di no!)

Proprio quel giorno alle medie, capii che non sarei mai stata prima in niente.
Quel giorno in cui una classe, composta perlopiù da ragazzi, il cui unico obiettivo della giornata era cercare di non finire dal preside, almeno quel giorno, scelse con libero arbitrio un'altra compagna al mio posto, per decantare una poesia alla recita di fine anno.
Disperazione totale. Seconda anche in quello che facevo meglio. 
Seconda nella poesia. Era la fine.
Oggi so che per la troppa democrazia educativa, il mio caro professore di italiano, non aveva ben compreso a quale popolo stava per dare il potere. 
Forse da adulti ci dimentichiamo di quanto possono essere cattivi i ragazzini, per niente disinteressati nelle scelte e per niente influenzabili da grandi seni ad esempio, più grandi della media delle ragazze a quei tempi. 
Le misure, con cui si fanno le scelte che contano, alle scuole medie, sono altre.
Insomma eterna seconda pure nell'essere donna, oltre che poetessa.

Poi arrivò il liceo e le cose non migliorarono di certo, eternamente seconda sempre! 
Tranne quella volta in matematica in cui davvero fui prima di tutti, alcuni mi ammirarono, altri probabilmente mi odiarono, la dura vita dei primi.
In effetti era una tale responsabilità da sostenere. Troppo stressante essere primi!
Così pian piano mi defilai nel mio caldo e comodo posto da eterna seconda, lasciando la gloria agli altri e osservando di nascosto l'evoluzione delle cose.

Oggi, da adulta, ho naturalmente superato il grosso peso degli occhiali, i riccioli sono scomparsi (ahimè), le poesie ogni tanto tornano e che sia chiaro, non ho problemi con la misura del mio seno.

Come vedete le cose sono migliorate, ma non perché adesso mi trovo sul podio insieme ai primi, anzi continuo con orgoglio a sostenere la causa degli eterni secondi. 

Perché arrivare per primi quando si può andare più lenti e godere del paesaggio durante il cammino?
Arrivare secondi ti dà un punto di vista più ampio e ti lascia un bagaglio più pesante, che può sempre tornare utile nei periodi freddi.
Arriverò esattamente quando voglio arrivare (semi-citazione nerd che spero qualcuno capirà).

La bevanda degli eterni secondi: Tea!
photocredit: Pixabay 

venerdì 29 gennaio 2016

Pensieri ritrovati e bozze andate a male. Sei mesi dopo

Ancora una volta mi accorgo di aver sbagliato tutto
prima i tempi, poi anche i modi, i calcoli profetici e le possibilità
Sembrava andare tutto liscio
in gamba ragazza, carica!

Non può essere sempre così a quanto pare.
Arriverà mai quel giorno in cui tutto coinciderà alla perfezione, così che io possa finalmente starmene distesa su un'amaca a bere un mojito?! 

Ansia e stress sono legati lì, insieme, in quel punto dolorante dell'intestino,
ho comprato ben 24 miliardi di fermenti vivi ma che forse sono un po' pigri.
Mangerò patate e carote ancora una volta,
chissà magari sedentarietà e colite possono far bene alla prova costume.

Le sere si concludono così, al caldo e zanzare,
la gente non ha ancora smesso di camminare, sento i loro passi sotto il portico:
tacco 12 pronto per una festa in centro,
passo svelto di sandali che tornano a casa dopo un aperitivo in piazza,
poi qualcuno canta e qualcun'altro litiga.

Sotto la sedia un peso viola da 2 kg, un giorno l'ho comprato sperando di usarlo,
ieri l'ho cercato, l'ho trovato in fondo all'armadio dopo anni.
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
tre minuti per braccio è stato tutto il mio allenamento, forse sul sinistro solo due, ma ho deciso che mi impegnerò di più...

Ecco ho perso i pensieri
ultimamente mi succede spesso, sono lì che faccio cose e parlo con la gente e d'improvviso il mio cervello si spegne, si addormenta credo e perdo i pensieri e le parole di botto,
sarà che sto invecchiando, ma per la demenza mi sembra un po' troppo presto.

Questo succede quando di pensieri ne hai troppi e dentro la testa non c'è più spazio.
Che poi il mio cervello è proprio come me, possiede un suo ordine creativo e non posso farci niente, ma ogni tanto dice basta e si ferma un attimo per rimettere ordine e ricollegare le idee, perché in fondo ci tiene poi a ritrovarle.
E così eccomi qui a ricollegare, rimodellare e scrivere cose senza senso.


°°°
Manco da troppo tempo. 
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!

Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!

photocredit: Pinterest

domenica 19 luglio 2015

La domenica

Sembra io non voglia imparare mai che quando arriva la domenica arriva il momento di andare via
cerco sempre un motivo migliore per superare 24 ore di solitudine dicendomi che va tutto bene
in fondo finisce presto
buona domenica

Non fatelo, non auguratemi buona domenica, per poi allontanarvi con il mio sorriso più bello nel vostro cestino da pic nic

Non imparerò mai a reagire e sbattermi la porta di casa alle spalle e dimenticarmi di tutto
invece continuo a sperare e aspettare che cambi il sole
conto il battito delle lancette come fosse musica
mentre potrei suonare davvero
cantare
ballare
volare

uscire da qui

Odio la domenica
Odio le finestre chiuse dei vicini, anche loro da lontano a ricordandomi che neanche gli estranei rimarranno a farmi compagnia
Così indosso il mio sorriso più grande, finto, fisso, immotivato e cerco di far finta che è solo un giorno qualunque
che tra poche ore qualcuno busserà alla mia porta
e mi porterà via

è triste doversi fare compagnia da soli

Poi domani lo so che dimenticherò tutto
perché in fondo passa subito
basta una parola
un amico che ti cerca
e tutto sembra tornare indietro

Non crescerò mai
Non c'è età per sentirsi soli


martedì 7 luglio 2015

Chiamiamola insofferenza dei 30 anni

Spalle perennemente arricchiate, una piccola ruga proprio in fronte, nel mezzo dei pensieri e delle delusioni, diventa un solco sempre più profondo ogni anno

non sento più neanche di vivere figuriamoci scrivere

di corsa ogni cosa che quando mi fermo sembra stia facendo un errore enorme
l'ansia di non finire tutto e ancora una volta essere me stessa,
riconfermata puntualmente come sempre
eterna seconda

ci sarà sempre un altro anno per me, ancora un altro poi basta
invece non finisce mai
percorrere sempre la strada più lunga, proprio quella senza sentiero, che mentre cammino sembra di essere in un posto nuovo ogni volta eppure sto solo girando in tonto
la sensazione perenne di stare espiando chissà quali peccati in un limbo soffocante 
spingendo non uno, ma quattro massi, contemporaneamente fino in cima

il cibo sembra volermi uccidere a giorni alterni
le persone tutte giudicanti
o forse no, sono io che giudico loro
poi quando sto per crederci davvero succede qualcosa e mi ricordo che mi ero ripromessa di non farlo più, di non crederci mai più
mi accontento del secondo posto
perché sono stanca
mi fermo un giorno 
e nel mentre il mondo sembra essere andato al doppio della velocità
sono già tutti più avanti 
ancora di più

ho cancellato parole e ho dimenticato pensieri per quella brutta cosa che è rimandare
scrivere subito, lo so che si fa così
ma ho rimandato
è passato il momento e adesso torno a cancellare e riscrivere
finito tutto
non ricordo, vuoto totale
troppi massi pesanti chiudono i pensieri, stipati dentro a quelle stanze confuse, impolverate
con ragni a tessere speranze 
schemi e organizzazioni
è tutto uno scherma nella mia mente
una corsa a quale parte del progetto rispetterò meglio
la perfezione dello schema
un solo cambiamento e tutto crolla.

Sono stanca
è luglio
fuori e dentro sembra essere esploso un vulcano
mi dite che ci sto a fare ancora qui, a morire?!




venerdì 20 marzo 2015

Filetti di merluzzo speziati e croccanti - #ricettedafrigovuoto

Eccomi qui con una nuova ricettina.
Incredibile ma vero sto scrivendo il secondo post per la rubrica #ricettedafrigovuoto!

C'è un momento nella vita di tutti noi, in cui il congelatore o meglio detto freezer, diventa il migliore amico dell'uomo (Sapiens).
In effetti, questa ricetta da frigo vuoto, ci porta alla ricerca di un'alternativa, in un altro luogo molto amato da tutti noi pigroni, impegnati, squattrinati e certi giorni pure da quelli più volenterosi.
Avete capito bene: oggi abbiamo il frigo vuoto ma il congelatore pieno. 

Iniziamo subito con la ricetta di oggi: Filetti di merluzzo speziati e croccanti 

La foto non è degna di Pinterest perché non sono una foodblogger.
Ho i piatti brutti.
Ho una semplice compatta.
Non so fotografare il cibo, di solito lo mangio.

Persone: 2 (oppure potete fare gli ingordi e mangiavi tutto voi, io l'ho fatto!)
Tempo: 20 minuti (lo so, ma il pesce ha i suoi tempi)

Ingredienti: 

  • filetti di merluzzo al naturale congelato 
  • farina di riso q.b.
  • farina di mais q.b
  • olio q.b.
  • sale q.b.
  • curry q.b.
  • origano q.b.
  • prezzemolo a piacere
  • 3 patate 
  • insalata verde (quella che avete, poche formalità)
Procedimento:

Prima di iniziare, vorrei rispondere alle domande che, sono sicura, vi starete già facendo, ovvero:
1. "perché non compri direttamente il pesce impanato?" 
2. "perché usi la farina di riso?"
3. "non ho il curry, cosa uso?"

-Ecco, prima di tutto, il merluzzo al naturale era in offerta
Sono del parere che, il pesce già impanato, non sarà mai buono come quello che ti impani tu.
Inoltre nella panatura pronta c'è dentro qualunque cosa (farina, uovo, amido, molto sale, latte, lievito ecc...) e a me non piace. 

-Mi piaceva suggerire una panatura che tutti potessero mangiare, infatti usando la farina di riso e quella di mais, questa è adatta anche agli intolleranti al glutine, latte, uovo e varie. 

-Compra il curry! Più democraticamente, puoi usare la spezia che preferisci. 

Dopo questa piccola digressione, possiamo iniziare la nostra ricetta.

La prima cosa da fare è, naturalmente, tirare fuori dal congelatore i filetti di merluzzo
Nelle confezioni di solito è indicato di cucinare il pesce ancora congelato, ma io ho fatto delle prove e vi suggerisco di non farlo. 
Invece provate a scongelarlo prima, vi assicuro che sarà più morbido, la cottura sarà migliore e cosa importante sarà più buono. 
Quindi, una volta che il vostro pesciolino (o parte di esso) è tornato a temperatura ambiente, iniziate facendolo marinare per qualche minuto, con olio e prezzemolo tritato (quello che vi ho fatto congelare la volta scorsa, lo avete comprato vero?!).

Nel frattempo preparate un piatto in cui metterete le farine, in egual porzioni, la farina di riso e la farina di mais (esatto, è quella per fare la polenta).
Se non avete la farina di riso, potete usare una semplice farina di grano che avete a casa, invece, se non avete la farina di mais, non potete sostituirla ahimè! Potete non metterla ma i vostri filetti non saranno croccanti
Il passaggio successivo sarà quello di condire il mix per la panatura, aggiungendo il sale, il curry e l'origano. Mescolate tutto con le dita e dopo occupatevi del merluzzo. 

Ci siamo, è arrivato il momento più divertente, impanare
Passate i filetti, precedentemente marinati, nella panatura, pressando leggermente prima un lato e poi l'altro.
Et voilà! Pronti per essere cotti.

Io ho cucinato tutto in forno a 230 gradi per 20 minuti, ma si possono fare anche in una padella, con un filo d'olio. 
Consiglio: la farina di mais tende ad attaccarsi alla teglia, quindi se volete potete usare la carta forno invece dell'olio. 

Per il contorno
Naturalmente il contorno è a vostro piacere, soprattutto in base alle possibilità del vostro frigo vuoto.
Io ho tagliato a dadi delle patate, le ho condite con olio e sale e le ho fatte cucinare prima al microonde per 4 minuti (è il mio vizio segreto per la cottura veloce, da quando ho il microonde è tutto più semplice, mea culpa). 
Dopo ho unito le patate ai filetti di merluzzo, a metà cottura più o meno, in modo da farli gratinare in forno insieme al pesce.
Per aggiungere un tocco di verde e di freschezza al piatto, non mi sono fatta mancare anche un contorno di insalata verde.

A questo punto sarà pronto, no?! 

I filetti non saranno come appena pescati, ma il risultato sarà Croccante e Gustoso, degno di una buona cucina improvvisata.



#ricettedafrigovuoto
#cuocaprovetta 

photocredit: la mia cucina

martedì 24 febbraio 2015

Come cucinare una buona pasta con solo una carota - #ricettedafrigovuoto

Per la serie di tutto un po', perché non parlare anche di cucina?!

Diciamoci la verità siamo stanchi di queste ricette "facilissime ed economiche" che poi, quando finalmente ti decidi che vuoi farle, leggi gli ingredienti e ti accorgi di non avere la farina integrale germogliata di grano saraceno biologico!
Ecco, per ovviare a questo problema, che sono sicura accomuna tutti noi,voglio presentarvi il mio metodo salva fame, di quando non ho tempo per fare la spesa (non ho voglia di uscire di casa) e mi invento al volo ricette gustose con uno o due ingredienti, meglio dette: Ricette da frigo vuoto.

Non lo so se sto per inaugurare una rubrica di cucina veloce sul blog, o se domani smetterò di avere idee su cosa mangiare e morirò di fame (a volte lo penso sul serio), ma mi piacerebbe condividere queste ricettine da frigo vuoto ogni tanto, adatte agli studenti squattrinati come me, ai lavoratori part-time o a quelli in carriera, insomma a chiunque un giorno aprirà il frigo e dentro ci troverà solo cadaveri di pomodori ed esseri viventi in brodo di giuggiole, che proliferano senza sosta sulla zucchina martire della settimana. 



Persone: 1 (se siete di più, forse è meglio che vi decidete a fate la spesa)
Tempo: 10 - 15 minuti 
Ingredienti:

  • 1/4 di cipolla 
  • 1 carota 
  • prezzemolo q.b.
  • curry q.b. 
  • noce moscata q.b.
  • 100 gr di spaghetti 
Che ci vogliono sale e olio credo non ci sia bisogno di specificarlo, o si?! 
  • sale q.b. 
  • olio q.b. 
Procedimento:

La cosa importantissima per la riuscita di questa ricetta è tagliare la carota a la julienne
Se non siete capaci seguite un corso, o se non avete il coso per tagliarle così... fate qualcosa, compratelo, perché ne va della vostra vita futura, credetemi, a la julienne è tutto meglio.

Iniziate lavando la cipolla e la carota (lavare il cibo è importante), dopo potete tagliare la cipolla molto fine, a piccoli dadini, ma mi raccomando che siano davvero piccolissimi, ci servirà per il soffritto della nostra pasta.
Adesso passate alla carota, sbucciatela e poi armati di grattugia julienne (o quella multitasking che fa tutte le forme che volete) dateci di polso, rendendo orgoglioso il caro vecchio giuliano e attendi alle dita! Per ultimo preparate il prezzemolo tritandolo fine (anche lui). 
Come non avete il prezzemolo? Compratelo fresco, lavatelo, togliete i gambi e congelatelo in una bustina da freezer , avrete del buon prezzemolo sempre fresco per ogni vostra ricetta.

Bene adesso che avete finito di tagliuzzare le cose, inizia la parte calda, cucinare.

Preparate una padella con l'olio e mettetela a riscaldare sul fuoco basso, quindi buttate dentro la cipolla, aspettate due minuti e poi aggiungete la carota precedentemente grattugiata, aggiustate di sale e fate cuocere.
Nel frattempo siete stati così bravi da mettere a bollire l'acqua per la pasta, vero? E' importante farlo prima, sia perché così non perderete tempo una volta pronto il condimento, sia perché per ultimare il condimento vi servirà un po' d'acqua di cottura della pasta (è una specie di ingrediente segreto).
Come si cucina la pasta lo sanno tutti suvvia: l'acqua bolle, buttate la pasta, aggiungete il sale.
Io lo aggiungo sempre dopo perché sono convinta che, se ci metti il sale prima l'acqua bolle dopo 10 anni, ma sull'argomento ci sono varie disquisizioni: in realtà pare che la poca quantità di sale usato in cucina, non dovrebbe avere nessun effetto sul punto di ebollizione dell'acqua. Comunque fate voi.

Mentre la pasta cuoce, aiutandovi con un mestolo aggiungete al condimento (cioè alla carota) un po' d'acqua di cottura, in modo da renderlo più umido e non secco. Aspettate qualche minuto che l'acqua si mischi bene con l'olio e la cipolla e se la carota vi sembra già morbida, aggiungete il prezzemolo tritato (no, non lo avevo dimenticato), un pizzico di curry e di noce moscata a piacere. 
C'è anche una variante con la curcuma, ma forse avere la curcuma in casa è più complicato. 

Bene il condimento è pronto. Spegnete il fuoco e assaggiate la pasta, se anche lei è cotta, non vi resta che scolare e versare gli spaghetti nella padella per amalgamare tutto.
Consiglio: 
Non scolate del tutto gli spaghetti, ma lasciate da parte un po' di acqua di cottura, nel caso il condimento vi sembrerà troppo asciutto potete rimediare tranquillamente.

Fate saltare gli spaghetti in padella con la carota, a fuoco basso per un minuto, termine tecnico "fate mantecare" e se vi va potete aggiungere ancora un po' di prezzemolo tritato.
Impiattate, sedetevi e... 
Ebbene finalmente si mangia!

Vi assicuro che leccherete il piatto e darete un senso ai vostri pranzi o cene in solitaria.
Semplice Gustoso Come a Ristorante 

La ricetta in breve scaricabile  

#ricettedafrigovuoto
#cuocaprovetta 


photocredit: freepik