martedì 24 febbraio 2015

Come cucinare una buona pasta con solo una carota - #ricettedafrigovuoto

Per la serie di tutto un po', perché non parlare anche di cucina?!

Diciamoci la verità siamo stanchi di queste ricette "facilissime ed economiche" che poi, quando finalmente ti decidi che vuoi farle, leggi gli ingredienti e ti accorgi di non avere la farina integrale germogliata di grano saraceno biologico!
Ecco, per ovviare a questo problema, che sono sicura accomuna tutti noi,voglio presentarvi il mio metodo salva fame, di quando non ho tempo per fare la spesa (non ho voglia di uscire di casa) e mi invento al volo ricette gustose con uno o due ingredienti, meglio dette: Ricette da frigo vuoto.

Non lo so se sto per inaugurare una rubrica di cucina veloce sul blog, o se domani smetterò di avere idee su cosa mangiare e morirò di fame (a volte lo penso sul serio), ma mi piacerebbe condividere queste ricettine da frigo vuoto ogni tanto, adatte agli studenti squattrinati come me, ai lavoratori part-time o a quelli in carriera, insomma a chiunque un giorno aprirà il frigo e dentro ci troverà solo cadaveri di pomodori ed esseri viventi in brodo di giuggiole, che proliferano senza sosta sulla zucchina martire della settimana. 



Persone: 1 (se siete di più, forse è meglio che vi decidete a fate la spesa)
Tempo: 10 - 15 minuti 
Ingredienti:

  • 1/4 di cipolla 
  • 1 carota 
  • prezzemolo q.b.
  • curry q.b. 
  • noce moscata q.b.
  • 100 gr di spaghetti 
Che ci vogliono sale e olio credo non ci sia bisogno di specificarlo, o si?! 
  • sale q.b. 
  • olio q.b. 
Procedimento:

La cosa importantissima per la riuscita di questa ricetta è tagliare la carota a la julienne. 
Se non siete capaci seguite un corso, o se non avete il coso per tagliarle così... fate qualcosa, compratelo, perché ne va della vostra vita futura, credetemi, a la julienne è tutto meglio.

Iniziate lavando la cipolla e la carota (lavare il cibo è importante), dopo potete tagliare la cipolla molto fine, a piccoli dadini, ma mi raccomando che siano davvero piccolissimi, ci servirà per il soffritto della nostra pasta.
Adesso passate alla carota, sbucciatela e poi armati di grattugia julienne (o quella multitasking che fa tutte le forme che volete) dateci di polso, rendendo orgoglioso il caro vecchio giuliano e attendi alle dita! Per ultimo preparate il prezzemolo tritandolo fine (anche lui). 
Come non avete il prezzemolo? Compratelo fresco, lavatelo, togliete i gambi e congelatelo in una bustina da freezer , avrete del buon prezzemolo sempre fresco per ogni vostra ricetta.

Bene adesso che avete finito di tagliuzzare le cose, inizia la parte calda, cucinare.

Preparate una padella con l'olio e mettetela a riscaldare sul fuoco basso, quindi buttate dentro la cipolla, aspettate due minuti e poi aggiungete la carota precedentemente grattugiata, aggiustate di sale e fate cuocere.
Nel frattempo siete stati così bravi da mettere a bollire l'acqua per la pasta, vero? E' importante farlo prima, sia perché così non perderete tempo una volta pronto il condimento, sia perché per ultimare il condimento vi servirà un po' d'acqua di cottura della pasta (è una specie di ingrediente segreto).
Come si cucina la pasta lo sanno tutti suvvia: l'acqua bolle, buttate la pasta, aggiungete il sale.
Io lo aggiungo sempre dopo perché sono convinta che, se ci metti il sale prima l'acqua bolle dopo 10 anni, ma sull'argomento ci sono varie disquisizioni: in realtà pare che la poca quantità di sale usato in cucina, non dovrebbe avere nessun effetto sul punto di ebollizione dell'acqua. Comunque fate voi.

Mentre la pasta cuoce, aiutandovi con un mestolo aggiungete al condimento (cioè alla carota) un po' d'acqua di cottura, in modo da renderlo più umido e non secco. Aspettate qualche minuto che l'acqua si mischi bene con l'olio e la cipolla e se la carota vi sembra già morbida, aggiungete il prezzemolo tritato (no, non lo avevo dimenticato), un pizzico di curry e di noce moscata a piacere. 
C'è anche una variante con la curcuma, ma forse avere la curcuma in casa è più complicato. 

Bene il condimento è pronto. Spegnete il fuoco e assaggiate la pasta, se anche lei è cotta, non vi resta che scolare e versare gli spaghetti nella padella per amalgamare tutto.
Consiglio: 
Non scolate del tutto gli spaghetti, ma lasciate da parte un po' di acqua di cottura, nel caso il condimento vi sembrerà troppo asciutto potete rimediare tranquillamente.

Fate saltare gli spaghetti in padella con la carota, a fuoco basso per un minuto, termine tecnico "fate mantecare" e se vi va potete aggiungere ancora un po' di prezzemolo tritato.
Impiattate, sedetevi e... 
Ebbene finalmente si mangia!

Vi assicuro che leccherete il piatto e darete un senso ai vostri pranzi o cene in solitaria.
Semplice Gustoso Come a Ristorante 

La ricetta in breve scaricabile  

#ricettedafrigovuoto
#cuocaprovetta 


photocredit: freepik 

mercoledì 11 febbraio 2015

BRADIPI Essere lenti anche per fare la cacca

Mi piacerebbe essere come voi che correte tutto il giorno a pranzo un panino e poi non vedete più dove mettete le chiavi di casa. Invece io me la prendo comoda, sempre. 
Sosto più del dovuto su un pensiero, mi piace parlare, parlo troppo, le mie chiavi sono sempre nello stesso posto e non rimango mai chiusa fuori di casa. 
Gli imprevisti mi succedono ogni tanto e la mia comodità si frantuma dal basso, ora che faccio? 
Mi piacerebbe essere pronta a tutto, essere in mille posti contemporaneamente, alcune persone ci riescono davvero, in questo modo non dovrei di continuo dire "no non posso".
Pure mia madre lo diceva sempre che ero nata comoda, in ritardo come al solito fin dalla nascita, si stava troppo bene in piscina. 
Mi piacerebbe correre ed essere veloce, memorizzare in fretta, leggere tutto e ricordarlo davvero, vedere molte persone e avere con loro qualcosa da concordare, organizzare, decidere, discutere.
Eppure me la prendo comoda e quando il mio guscio inizia a starmi stretto, allora cerco un posto più grande dove rintanarmi, ma non sempre lo trovo, così esco fuori nel mondo dove tutti corrono, ma io sono lenta. 
Osservo troppe cose, guardo la gente in faccia, leggo i cartelli pubblicitari, arrivo alla meta con mille cose in testa che sembra già trascorsa una giornata intera, invece sono solo all'inizio. Sono già stanca.
Ci provo a correre come tutti, ci provo a fare molte cose in modo da organizzarmi i minuti, per poi la sera essere così stanca da addormentarmi nella vasca da bagno, per poter dire "oggi ho fatto tutto, non voglio più pensare", però sono sempre più lenta degli altri.

Ogni tanto vorrei tornarmene in piscina, l'acqua è il mio elemento, sa essere molto lenta e i corpi immersi in acqua sembrano leggeri, tranquilli senza fretta. 
In una vita passata sono stata una sirena.

Cosa può diventare una sirena senza l'acqua, senza la coda, con due gambe e due braccia troppo lunghe rispetto al corpo?
Oggi sono un bradipo.

Lo sapevi che...


Sembra che circa 5-8 milioni di anni fa esistessero bradipi acquatici che si spingevano sul fondo marino per nutrirsi di alghe.
Sulla pelliccia dei bradipi che vivono nel Sud America e nell'America centrale crescono perfino delle piccole alghe, di cui si nutrono per integrare la loro dieta di lipidi.
Non hanno fretta neanche di espletare i loro bisogni fisiologici, alcune specie fanno la cacca ogni 5 giorni, altre addirittura aspettano tre settimane. 
La cosa strana di questi bradipi del centro e sud America è che i bisogni li fanno a terra, sprecando quasi l'8% del loro bisogno energetico giornaliero per scendere dall'albero e poter andare in bagno.
Inoltre scendere dagli alberi li espone a molti pericoli, i predatori ci mettono un attimo a papparseli, lenti come sono e indifesi senza i lori rami alti.
Eppure decidono di scendere faticosamente a terra per fare la cacca. Perché non la fanno direttamente dall'alto?
Sono forse molto educati o preferiscono un posto più comodo per defecare? Non sembrerebbe.
Uno studio della University of Wisconsin-Madison ha ipotizzato che questo comportamento sia utile per poter attuare una simbiosi con alcune farfalline (Piralidi). Ecco come funziona:
I lenti bradipi scendono faticosamente dall'albero, dopo un mesetto di stitichezza, una volta a terra si prendono il loro tempo per liberarsi dalle feci, ai piedi dell'albero.
Le feci costituiscono un luogo di benessere e una nursery perfettamente organizzata, in cui le piccole amiche dei bradipi, le Piralidi, possono depositare le loro larve, che una volta schiuse vengono nutrite sulla cacca stessa.
Le larve crescono e le farfalline sono pronte per volare e raggiungere i rami più alti degli alberi dove, proprio sulla pelliccia dei bradipi, avviene il loro accoppiamento.
Ebbene sì, sembrerebbe uno sfruttamento altro che simbiosi.
Invece pare che queste farfalline apportino azoto alla pelliccia del bradipo favorendo la crescita delle alghe, molto importanti per il bisogno energetico dell'animale.
Non è ancora chiaro come le farfalle possano apportare questa quantità di azoto, si è ipotizzato che possa derivare dallo sterco dei bradipi che le Piralidi trasportano con loro, oppure dagli stessi escrementi delle farfalline depositati sulla pelliccia dell'animale.
Insomma niente sembra essere lasciato al caso, neanche l'essere così lenti.

Essere un bradipo è uno stile di vita!




credits:
National Geographic "Le deiezioni pericolose"
National Geographic "Some Ancient Sloths Ventured Into the Ocean, Study Says"
photocredit: Liz Climo

sabato 7 febbraio 2015

#VORREIPRENDEREILTRENO la campagna di Jacopo

Oggi torno con una storia da raccontare. 
Per una storia ben fatta però è necessario partire dall'inizio, così partirò da un piccolo evento accadutomi qualche mese fa.
Era Settembre e dovete sapere che io ho un odio profondo per alcuni mesi dell'anno, per Settembre appunto, l'altro mese è Febbraio, ad ogni modo quest'anno ero pronta a superare il mio astio settembrino e iniziare un nuovo magnifico periodo, ma invece il Caso (o il Karma o la Sfiga o qualsiasi nome abbia) volle che un giorno tutta la mia buona volontà avesse un intoppo fisico... con faccia a terra e rottura scomposta del 5°metatarso (le ossa del piede per intenderci), già! proprio una sciocchezza insomma (c'è di peggio in realtà). 
Non voglio dilungarmi troppo sulla mia questione medica ospedaliera, vi basti sapere che sono stata operata per diventare una nuova adepta della scuola del prof. Xavier, sì quella degli Xmen. Adesso ho una placca di titanio e 5 viti fissate nel mio piccolo metatarso, ma non vi dirò qual è il mio potere, certe cose meglio tenerle nascoste. 
Potete immaginare come ho passato i successivi tre mesi tra immobilità, gesso, stampelle, tutore/scarpa di Frankenstein, molto fashion vi assicuro e tutti i disturbi del caso, è stato bellissimo!

Eccoci arrivati finalmente al vero inizio di tutto. 
Siamo abituati a vivere le nostre giornate guardando avanti, con gli occhi fissi verso la fine della strada, sappiamo dove andare e sappiamo quale via percorrere, ma non pensiamo mai a come andarci, a come raggiungere il nostro luogo di lavoro o la nostra casa, semplicemente ci andiamo. 

In quei mesi di stampelle e tutore, in cui ho potuto pian pian riprendere la mia vita quotidiana, ho realizzato quanto fosse difficile anche solo uscire di casa. 
Io non sono un disabile direte, è vero, non mi permetterei mai di paragonarmi, con ciò che è successo a me, a chi davvero deve convivere con la disabilità per tutta la vita. Proprio per questo ogni giorno pensavo a quanto fosse assurdo incontrare scale in ogni edificio, pure per accedere ai bagni, dover chiedere di usare l'ascensore perché riservato solo a pochi (non disabili), percorrere strade piene di buche, o dover destreggiarmi con le stampelle per salire e scendere da autobus troppo alti, spesso dotati di scalini, o troppo lontani dai marciapiedi.
Se per me tutto questo era estremamente difficile, come avrebbe fatto una persona in sedia a rotelle ad arrivare a lavoro, in università o semplicemente ad uscire di casa? 
Mi rifiuto di credere che una persona disabile debba rinunciare alla propria vita, solo perché negli edifici non ci sono gli ascensori o perché non esistono mezzi di trasporto pubblico adatti alle sedie a rotelle e non parlo di mezzi speciali, di cui sicuramente molte associazioni sono dotate, ma parlo di mezzi normali che tutti gli altri riescono ad usare. 
Anche una persona disabile ha diritto ad avere una vita quotidiana come chiunque altro.
Da questi semplici pensieri è nata una mia ricerca su internet sulle barriere architettoniche in Italia ed è così che ho scoperto Jacopo Melio. Non era la mia la storia che volevo raccontare ma la sua.

www.vorreiprendereiltreno.it
Jacopo inizia la sua campagna contro le barriere architettoniche dopo aver risposto a un tweet del ministro Maria Chiara Carrozza, in cui lei scriveva di essere su un treno bellissimo che in poco tempo l'avrebbe portata a destinazione (senza ritardi per un guasto al treno). 
Dopo un breve scambio di tweet con la ministra (sì con la a) Jacopo scrive un post sul suo blog in cui esorta i politici a fare un esame di coscienza, anzi "un esame di cuore" cito, perché dite? 
Perché Jacopo è un ragazzo come tutti gli altri e vuole innamorarsi, proprio così. 
Sogna di incontrare il suo amore su un autobus, come nei film in cui piove sempre nelle scene romantiche e dove un autobus o un treno segnano quel momento perfetto, dove i protagonisti si vedono per la prima volta, ma non riescono a trovarsi fino al giorno in cui prenderanno lo stesso treno o si incontreranno alla stessa fermata dell'autobus.
Come potrà Jacopo avere tutto questo se sull'autobus non ci può salire? 
Come potrà innamorarsi se non può prendere il treno?
Non so come io posso aiutare Jacopo in questa campagna ma posso dirgli che questa sua lotta è anche mia, perché la lotta contro le barriere architettoniche è di tutti.
Grazie Jacopo.

Se anche voi volete aiutare Jacopo ad innamorarsi o volete leggere la sua storia, vi lascio tutti i suoi link e contatti:

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photo credit: vorreiprendereiltreno 

martedì 8 luglio 2014

Quando si costruivano le altalene era tutto più bello

Caro nonno era tutto più bello quando il mio unico obiettivo era farti costruire un'altalena in campagna con mezzi di fortuna. Non eri mai convinto della richiesta chissà perché, ma ogni volta, ogni anno, mi costruivi una ciondolante altalena appesa ad un albero di ulivo. La costruivi con lacci di corda e nastri di plastica nera. Quell'altalena non andava mai nella direzione giusta, si sbatacchiava di qua e di là ai rami dell'albero, poi si incrociavano le corde e ti sbatteva a terra come una sorta di cavallo indomabile e invece di dondolare avanti e indietro assumeva un movimento tutto suo in orizzontale contro il tronco.
L'estate successiva puntualmente i pezzi dell'altalena erano diventati panche o sedili improvvisati e di corsa dal nonno per farmene costruire un'altra, però migliore questa volta mi raccomando nonno! 
Mi ricordo di quella che, finalmente, aveva assunto perfettamente il ruolo di dondolo estivo, le corde tenevano più stabile la struttura e quella volta nonno ti eri impegnato di più ammettilo. La tavola di legno aveva dei buchi dove far passare le corde così non si sarebbero più incrociate e tutto infatti rimaneva lì fisso, a farla dondolare ci voleva un certo allenamento. 
E vai di dondolio perenne! 
Chissà poi che fine ha fatto quell'altalena così ben costruita, l'anno dopo tu eri troppo stanco e io ormai troppo cresciuta per chiederti un'altalena. 
Oggi nessun dondolo cigola sotto gli alberi, le corde non ci sono più e la legna la bruciamo, facciamo spazio per i ricordi, lasciamo i prati puliti per poterli guardare da lontano.
Mi mancano le altalene nonno. 


martedì 13 maggio 2014

Quelle volte quando il rumore è positivo

Ci ho riflettuto molto negli anni e ne ho anche avuto prove tangibili, per cui sono arrivata oggi ad una conclusione, per me davvero positiva. 
Ciò di cui sto parlando sono i vantaggi e svantaggi di vivere a ridosso di una grande strada trafficata giorno e notte. Si lo so non è un argomento forte di spiritualità e poesia, o di quanto più profondo esista, ma io credo che tutto questo abbia dei risvolti importanti nella vita quotidiana di ognuno di noi. 
Una volta abituati al motorino che sfreccia rumorosamente a mezzanotte sotto finestra, dopo essersi assuefatti allo scrass cross puf brum dei camioncini della spazzatura e ormai consapevoli che il tremolio della scrivania non vuol dire terremoto ma bensì autobus delle 18:33, il restante dei rumori di strada hanno il loro perché e anche il loro lato positivo.
Mi spiego meglio.
Durante le mie ultime trasferte tra case e città diverse, mi sono sempre ritrovata a vivere in un luogo "tranquillo e silenzioso"a detta dei padroni di casa "ideale per vivere, studiare e riposare la notte" e in effetti è stato così. Il quartiere e il palazzo erano sempre composti da rispettabili vecchiette e poche famiglie con figli ormai troppo grandi per giocare a palla in salotto, ma evidentemente ancora non molto adulti per riuscire a chiudere il portone d'ingresso senza far crollare l'intonaco, la strada su cui si affacciava il palazzo in questione, dopo una certa ora (in cui le vecchiette erano già nella fase rem), era tipo il deserto con balle di erba secca del farwest. Non sentivi una macchina neanche a pagarla, non esistevano persone impavide di passaggio, all'infuori di rassegnati padroni costretti ad uscire in pantofole per far toelettare il proprio cane.
Ebbene tutto sembrerebbe perfetto per una pace quotidiana in cui riuscire a svolgere le proprie mansioni di vita, ma in realtà, fidatevi, è stato estremamente noioso, alienante e del tutto demotivante, ogni volta.
Oggi invece, come si sarà già capito, ho cambiato location per non so più quale -esima volta, quindi ho potuto fare un buon confronto tra le parti e quello che ho realizzato è in effetti ciò per cui finalmente posso dire di sentirmi a casa, o per lo meno come se fosse casa mia, in una città che intendo fare diventare parte di me più di quanto non lo sia già.
I lati negativi di vivere in una strada con traffico nelle ore di punta e inoltre pronto soccorso nelle vicinanze, come già dicevo all'inizio, sono senz'altro i rumori molesti di ogni mezzo di trasporto a motore esistente, per non parlare dello smog che inevitabilmente si respira, ma allora, forse starete pensando, che lati positivi potrà mai avere una via così?!
Di sicuro i miei personali motivi di vantaggio sono molto aiutati dalla posizione ad un piano non proprio sulla strada, ma molto più in alto, della casa e dalla presenza di infissi con doppi e tripli vetri presenti in tutte le stanze, soprattutto ringrazio la buona norma degli autisti di questa città di non suonare il clacson ad ogni incrocio, ma quello che posso dire a mia discolpa è che questa attenta analisi dei lati positivi ha avuto un'ottima conferma emotiva, di cui mi fido più di chiunque altra cosa.
Per arrivare finalmente al punto in questione, ho questa cosa che mi attrae: adoro vivere dove posso vedere la vita degli altri, osservare dalla finestra le persone è come far parte della loro esistenza per pochissimi istanti. Detta così potrebbe sembrare che io sia una guardona, l'impicciona che passa le sue giornate a spiare i vicini dalla finestra, ammettetelo lo avete pensato! 
Naturalmente non lo sono affatto, semplicemente quando si vive in una zona così frequentata è inevitabile e spesso non ne siamo consapevoli, ma la vita degli altri ci scorre davanti agli occhi di continuo, velocemente scompare così come è arrivata, alla fine non sapremo mai il nome o la storia di quelle persone, ma la cosa che rimane è quell'attimo in cui ci siamo sentiti meno soli, in cui abbiamo alzato gli occhi dalla scrivania e abbiamo visto altri mondi oltre il vetro. Tutto questo cambia le giornate, il rumore delle macchine diventa un tutt'uno con il nostro quotidiano e in un certo senso ci fa sentire parte del mondo anche se quel giorno non abbiamo potuto vivere il nostro per chissà quali motivi. 
Abitare in una casa con una strada trafficata accanto non è mai noioso, infatti le vecchiette non hanno il comando del quartiere, forse un po' del palazzo se proprio la sfortuna ci perseguita, per cui non esiste coprifuoco notturno e se la sera decidiamo di andare a buttare la spazzatura incontriamo sempre qualcuno che non è ancora tornato a casa e non vede l'ora di farlo, il vantaggio sta nel fatto che noi invece siamo già in tuta, abbiamo cenato e ci basta attraversare la strada per rimetterci comodi sul divano. Inoltre dopo l'ora di pranzo quando tutti sono già tornati a casa, è sempre possibile ascoltare la musica latino-caraibica proposta dal ragazzo truzzo di turno a bordo della sua macchina stereofonica con bassi alti, altissimi, a me fa sempre tanto ridere, è un attimo poi scatta il verde del semaforo e il tizio preme con tutte le sue forze il piede sull'acceleratore e adios amigo! 
Insomma non trovate anche voi che tutto questo sia molto meglio di un quartiere "silenzioso e tranquillo" in cui non senti neanche gli uccellini, perché anche loro di certo si annoiano e si spostano altrove a fare i cori uccelleschi di voci bianche. 
Per un ultimo vorrei lasciarvi con una chicca che si presenta assiduamente ogni fine settimana che si rispetti, x-factor lo hanno inventato così: non può mai mancare il gruppo di amici evidentemente molto allegri che, a suon di vino e birra, intonano vere e proprie opere degne dei migliori teatri d'Italia. Spesso c'è anche un solista, un tenore di alto grado, che rimasto indietro dal gruppo o già da solo nel rientro a casa, non limita assolutamente le sue corde vocali e tira fuori suoni canori non ancora inventati, ma devo dire le parole sono molto toccanti. Applausi signori! 





venerdì 7 marzo 2014

Come NON allevare le lumache -una storia di bava-

Un giorno ho trovato due lumache nell'insalata (quelle senza guscio per intenderci, i lumaconi che spuntano dopo la pioggia), così ho deciso di allevarle in un terrario improvvisato dentro una bottiglia di plastica.
Non sono morte. Sono scappate, in qualche modo, ci sono riuscite. 
Oppure si sono mangiate a vicenda. Oppure si sono disciolte magicamente nel terriccio. Qualsiasi altra ipotesi è ben accetta. 
Questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose.

La lumaca adulta l'avevo chiamata Giorgio/a, credevo fosse ermafrodita come la maggior parte delle lumache, la lumachina mignon invece, con grande interesse e fantasia si era beccata lo stesso nome, ma adatto alle sue dimensioni, ovvero Giorgino/a (per lo stesso motivo di prima, ho supposto fosse ermafrodita).

Le giornate scorrevano tranquille con i miei nuovi amici.
Avevo costruito un terrario degno del miglior riciclo, il terriccio lo avevo recuperato dal vasetto del mio amato Bonsai, morto prematuramente forse per mancanza di sole e non di amore. Non ha avuto tempo di firmare le sue ultime volontà ma di sicuro sarebbe stato felice di donare il suo terriccio a delle indifese lumache orfane. Per rendere più confortevole quel pezzettino di campo in miniatura ero riuscita perfino a metterci delle pietruzze di fiume e piccoli ciottoli, direttamente recuperati dalla mia collezione estiva. 
Era tutto così bello, donavo il mo affetto completamente a Giorgio/a e Giorgino/a, annaffiavo con regolarità il terrario per mantenerne l'umidità, esponevo alla luce la mezza bottiglia di plastica, compravo la loro insalata preferita, così da non fargli mancare un'alimentazione corretta.
Insomma la vita sembrava scorrere magnificamente...
Poi un giorno mi accorsi che Girgino/a si nascondeva sotto le pietruzze e non veniva fuori nemmeno per mangiare o quando innaffiavo il terrario, già da lì ho iniziato ad avere qualche sentore, mi puzzava questo comportamento (e non solo perché puzzavano le lumache).
Ad un certo punto Giorgino/a scomparve, l'ho cercato sotto le pietre, sotto le foglie di lattuga, sotto il terriccio dove era solito stare, ma niente, nessuna traccia di bava sulle pareti, nessuna traccia sul davanzale della finestra, scomparso.
L'unica ipotesi plausibile era che fosse scappato attraverso i buchi della pellicola che avevo posto sull'improvvisato terrario, ma perché abbandonarmi così, improvvisamente e senza nemmeno un biglietto di addio! Sono stata giorni a tormentarmi su cosa avessi sbagliato con lui, era troppo piccolo forse, aveva bisogno di più affetto o di meno acqua... Giuro mi ero informata tantissimo su come fare.
Con tanta tristezza non restava che rassegnarmi al presunto rapimento alieno di Giorgino/a e dedicarmi all'unico superstite del piccolo ecosistema in bottiglia. 
Così tutta speranzosa ammiravo Giorgio/a nelle sue giornate da nullafacente sotto le foglie di lattuga verde, che cambiavo regolarmente con attenta cura materna, ma forse non lo ero abbastanza, perché ad un certo punto anche Giorgio/a iniziò a non mangiare più e a nascondersi sotto anfratti illusori scovati nel terriccio del Bonsai. Panico. Dolore profondo e tristezza infinita. Non sapevo che fare. Non poteva abbandonarmi anche Giorgio/a. Non potevo lasciarlo morire/sparire/rapire/liquefare... ecc!

Purtroppo i miei sospetti furono del tutto fondati quando una mattina trovai con sgomento il terrario vuoto, un piccolo desolato pezzettino di terra completamente vuoto, umido e freddo. 
Anche Giorgio/a non c'era più. Fuggito, rapito, morto... Non potevo accettarlo.
Ho atteso giorni e giorni, continuando ad annaffiare quel piccolo paesaggio inerte, cercando delicatamente tra le pietruzze e il terriccio il mio amichetto, magari era semplicemente a riposo sotto terra (non nel senso di morto, che avete capito!). Invece tutto fu inutile. 
Ancora oggi non so se sentirmi in colpa per averli fatti secchi (proprio secchi nel senso di prosciugati) o sentirmi in colpa per non essere stata capace di dare amore a sufficienza, a due piccoli e viscidi animaletti tanto carini. Voglio credere che Giorgio/a e Giorgino/a siano ancora vivi e che siano stati talmente scaltri da riuscire a sfuggire. 
Non so, però anche gli alieni potrebbero averci messo lo zampino!

Morale della storia: Non allevare esseri viventi, piante o animali, se non sei capace. 
A mia discolpa voglio dire che il mio intento era solo quello di salvare le lumache dalla spazzatura e da una morte "certa" ben più atroce. 

Ciao Giorgio/a, Giorgino/a insegnate agli angeli come sbavacchiare in giro
Lumaca del genere Limax - proprio come i miei amichetti - 

mercoledì 26 febbraio 2014

#100happydays Abbiamo tempo per essere felici?

Ho deciso di partecipare ad una strana iniziativa del web, molto scettica all'inizio ma adesso con molta voglia di impegnarmi. A fare cosa? Ad essere felice naturalmente!
Posso non sembrare la persona più felice del mondo, ne sono consapevole, dai miei post forse lascio intendere una triste vita solitaria lontano dalla società cattiva ed egoista. Invece non è così, ebbene ho anch'io piccoli o grandi momenti di vita quotidiana per cui essere felice.
Inizialmente l'avevo presa come una sfida troppo grande per me, troppo impegno, dover trovare per forza dei momenti felici durante il giorno e per 100 giorni di fila era davvero una guerra con il mio fanciullino triste.
Poi ecco che ieri il sole era alto e tutto il mondo sembrava bellissimo per un miliardo di motivi che non riuscivo ad elencare... Così ho deciso che non bisogna dire di no alla felicità.
Perché rinunciare a trovare la felicità ogni giorno, anche in qualcosa di piccolo che può accaderci nel nostro quotidiano?
Questa iniziativa è fantastica perché ti spinge ad essere felice anche se apparentemente sei chiuso in te stesso e pensi che tutto sia brutto e triste, insomma basta davvero poco per ritrovare il sorriso. Inoltre volete sapere una cosa buffa, da ieri ho trovato non una ma un miliardo di cose per cui essere felice... Basta scegliere insomma.
L'iniziativa in se funziona così: ti candidi sul sito http://www.100happydays.com/ (si può scegliere la lingua preferita), scegli il social network da usare e inizi. Ogni giorno per 100 giorni basta pubblicare una foto, sul social scelto, di qualcosa che ti ha reso felice inserendo l'hashtag #100happydays. Semplice.
Insomma è davvero triste non avere tempo per vedere la felicità.
Felicità è: una persona importante, un cibo preferito, un sorriso a caso, un profumo inatteso, la musica, un gesto di dolcezza... Tutto può essere felicità. Sorridiamo.
Qualsiasi cosa può renderci felici!

#100happydays new favorite Cup -Day 1-
Si, mi piacciono le tazze! L'avevo detto che poteva essere anche qualcosa di irrisorio (apparentemente) ;)