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domenica 21 maggio 2017

Il tempo di provarci contro tutte le paure


Passa il tempo ma quella innata e insana paura di mettersi in gioco è sempre lì, perfida come non mai.
Pensi di continuo a tre domande fondamentali:

e se poi non ci riesco?
e se poi mollo?
e se poi gli altri mi giudicano? 

Ti svegli ogni mattina con la voglia di cambiare il mondo intorno a te, poi fai colazione e 24 ore passano che neanche ti accorgi di quanto tempo hai sprecato.

A fine giornata, quando senti addosso il peso della responsabilità, che puoi fare?
Ormai è finito tutto, hai perso l'occasione.
Così ti riprometti che ci riproverai il giorno successivo.

Questa volta ci riuscirò, ti rassicuri fiera dei tuoi propositi.

Chissà come andrà domani!

____________________________

photocredit: pixabay

venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


domenica 31 gennaio 2016

Quando tutto ebbe inizio: eterni secondi da sempre

Ho avuto il primo assaggio di eterna seconda fin da piccola.
Quando ero ancora una bambina riccia e con gli occhiali, sempre troppo piccola per giocare con gli altri, ma adatta per fare la conta a nascondino... sempre.

Nessuno a quei tempi portava gli occhiali, chissà perché. Mi sono sempre chiesta se tutti ci vedessero davvero benissimo, o in realtà avevano genitori troppo distratti e poco "informati" da non accorgersi che il proprio figlio scambiava le p per le b. 
Forse qualcuno si ricorderà quei brutti occhiali tondi anni 90', legati saldamente alle orecchie da catenelle elastiche o fili in gomma, davvero terrificanti! E vogliamo parlare del colore?
I miei erano sempre di un incomprensibile colore marrone leopardato, come se ai bambini interessasse la moda del momento per degli occhiali. Grazie designer degli occhiali!
  
Insomma, da grandi si sa che le cose si superano, ma il problema sta in ciò che accade da piccoli, durante quei momenti troppo enormi per essere superati da soli. Sono vere e proprie tragedie.
In ogni caso, oggi pare che la gente mette gli occhiali perché "è fashion", ho visto certe persone convintissime portarli anche senza vetri "perché oggi l'occhiale è un accessorio".

Diciamo la verità, io ero avanti da piccola! Voglio dire, ero già al passo con la moda prima ancora che venisse inventata, eh!

Dopo essere stata eterna seconda da bambina, arrivò il momento preadolescenziale, che già di suo sappiamo tutti essere un periodo di bruttezza inaudita, soprattutto per noi donne, ma stranamente per me non fu l'aspetto fisico il nemico numero uno.
A quei tempi mi distinguevo dagli altri miei coetanei per una precoce sensibilità, che forse mostravo troppo e a cui mi aggrappavo a tutti i costi, come via di fuga dalla realtà.
Mi avvicinai sempre di più al mondo delle parole, alla lettura e alla poesia. 
Questo mi rendeva libera di esprimermi, ma nello stesso tempo, mi rendeva chiusa in me stessa, tipicamente stereotipata dentro al mio mondo, in cui però nessuno mi capiva. (ci siamo passati tutti, non dite di no!)

Proprio quel giorno alle medie, capii che non sarei mai stata prima in niente.
Quel giorno in cui una classe, composta perlopiù da ragazzi, il cui unico obiettivo della giornata era cercare di non finire dal preside, almeno quel giorno, scelse con libero arbitrio un'altra compagna al mio posto, per decantare una poesia alla recita di fine anno.
Disperazione totale. Seconda anche in quello che facevo meglio. 
Seconda nella poesia. Era la fine.
Oggi so che per la troppa democrazia educativa, il mio caro professore di italiano, non aveva ben compreso a quale popolo stava per dare il potere. 
Forse da adulti ci dimentichiamo di quanto possono essere cattivi i ragazzini, per niente disinteressati nelle scelte e per niente influenzabili da grandi seni ad esempio, più grandi della media delle ragazze a quei tempi. 
Le misure, con cui si fanno le scelte che contano, alle scuole medie, sono altre.
Insomma eterna seconda pure nell'essere donna, oltre che poetessa.

Poi arrivò il liceo e le cose non migliorarono di certo, eternamente seconda sempre! 
Tranne quella volta in matematica in cui davvero fui prima di tutti, alcuni mi ammirarono, altri probabilmente mi odiarono, la dura vita dei primi.
In effetti era una tale responsabilità da sostenere. Troppo stressante essere primi!
Così pian piano mi defilai nel mio caldo e comodo posto da eterna seconda, lasciando la gloria agli altri e osservando di nascosto l'evoluzione delle cose.

Oggi, da adulta, ho naturalmente superato il grosso peso degli occhiali, i riccioli sono scomparsi (ahimè), le poesie ogni tanto tornano e che sia chiaro, non ho problemi con la misura del mio seno.

Come vedete le cose sono migliorate, ma non perché adesso mi trovo sul podio insieme ai primi, anzi continuo con orgoglio a sostenere la causa degli eterni secondi. 

Perché arrivare per primi quando si può andare più lenti e godere del paesaggio durante il cammino?
Arrivare secondi ti dà un punto di vista più ampio e ti lascia un bagaglio più pesante, che può sempre tornare utile nei periodi freddi.
Arriverò esattamente quando voglio arrivare (semi-citazione nerd che spero qualcuno capirà).

La bevanda degli eterni secondi: Tea!
photocredit: Pixabay 

venerdì 29 gennaio 2016

Pensieri ritrovati e bozze andate a male. Sei mesi dopo

Ancora una volta mi accorgo di aver sbagliato tutto
prima i tempi, poi anche i modi, i calcoli profetici e le possibilità
Sembrava andare tutto liscio
in gamba ragazza, carica!

Non può essere sempre così a quanto pare.
Arriverà mai quel giorno in cui tutto coinciderà alla perfezione, così che io possa finalmente starmene distesa su un'amaca a bere un mojito?! 

Ansia e stress sono legati lì, insieme, in quel punto dolorante dell'intestino,
ho comprato ben 24 miliardi di fermenti vivi ma che forse sono un po' pigri.
Mangerò patate e carote ancora una volta,
chissà magari sedentarietà e colite possono far bene alla prova costume.

Le sere si concludono così, al caldo e zanzare,
la gente non ha ancora smesso di camminare, sento i loro passi sotto il portico:
tacco 12 pronto per una festa in centro,
passo svelto di sandali che tornano a casa dopo un aperitivo in piazza,
poi qualcuno canta e qualcun'altro litiga.

Sotto la sedia un peso viola da 2 kg, un giorno l'ho comprato sperando di usarlo,
ieri l'ho cercato, l'ho trovato in fondo all'armadio dopo anni.
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
tre minuti per braccio è stato tutto il mio allenamento, forse sul sinistro solo due, ma ho deciso che mi impegnerò di più...

Ecco ho perso i pensieri
ultimamente mi succede spesso, sono lì che faccio cose e parlo con la gente e d'improvviso il mio cervello si spegne, si addormenta credo e perdo i pensieri e le parole di botto,
sarà che sto invecchiando, ma per la demenza mi sembra un po' troppo presto.

Questo succede quando di pensieri ne hai troppi e dentro la testa non c'è più spazio.
Che poi il mio cervello è proprio come me, possiede un suo ordine creativo e non posso farci niente, ma ogni tanto dice basta e si ferma un attimo per rimettere ordine e ricollegare le idee, perché in fondo ci tiene poi a ritrovarle.
E così eccomi qui a ricollegare, rimodellare e scrivere cose senza senso.


°°°
Manco da troppo tempo. 
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!

Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!

photocredit: Pinterest

domenica 19 luglio 2015

La domenica

Sembra io non voglia imparare mai che quando arriva la domenica arriva il momento di andare via
cerco sempre un motivo migliore per superare 24 ore di solitudine dicendomi che va tutto bene
in fondo finisce presto
buona domenica

Non fatelo, non auguratemi buona domenica, per poi allontanarvi con il mio sorriso più bello nel vostro cestino da pic nic

Non imparerò mai a reagire e sbattermi la porta di casa alle spalle e dimenticarmi di tutto
invece continuo a sperare e aspettare che cambi il sole
conto il battito delle lancette come fosse musica
mentre potrei suonare davvero
cantare
ballare
volare

uscire da qui

Odio la domenica
Odio le finestre chiuse dei vicini, anche loro da lontano a ricordandomi che neanche gli estranei rimarranno a farmi compagnia
Così indosso il mio sorriso più grande, finto, fisso, immotivato e cerco di far finta che è solo un giorno qualunque
che tra poche ore qualcuno busserà alla mia porta
e mi porterà via

è triste doversi fare compagnia da soli

Poi domani lo so che dimenticherò tutto
perché in fondo passa subito
basta una parola
un amico che ti cerca
e tutto sembra tornare indietro

Non crescerò mai
Non c'è età per sentirsi soli


martedì 7 luglio 2015

Chiamiamola insofferenza dei 30 anni

Spalle perennemente arricchiate, una piccola ruga proprio in fronte, nel mezzo dei pensieri e delle delusioni, diventa un solco sempre più profondo ogni anno

non sento più neanche di vivere figuriamoci scrivere

di corsa ogni cosa che quando mi fermo sembra stia facendo un errore enorme
l'ansia di non finire tutto e ancora una volta essere me stessa,
riconfermata puntualmente come sempre
eterna seconda

ci sarà sempre un altro anno per me, ancora un altro poi basta
invece non finisce mai
percorrere sempre la strada più lunga, proprio quella senza sentiero, che mentre cammino sembra di essere in un posto nuovo ogni volta eppure sto solo girando in tonto
la sensazione perenne di stare espiando chissà quali peccati in un limbo soffocante 
spingendo non uno, ma quattro massi, contemporaneamente fino in cima

il cibo sembra volermi uccidere a giorni alterni
le persone tutte giudicanti
o forse no, sono io che giudico loro
poi quando sto per crederci davvero succede qualcosa e mi ricordo che mi ero ripromessa di non farlo più, di non crederci mai più
mi accontento del secondo posto
perché sono stanca
mi fermo un giorno 
e nel mentre il mondo sembra essere andato al doppio della velocità
sono già tutti più avanti 
ancora di più

ho cancellato parole e ho dimenticato pensieri per quella brutta cosa che è rimandare
scrivere subito, lo so che si fa così
ma ho rimandato
è passato il momento e adesso torno a cancellare e riscrivere
finito tutto
non ricordo, vuoto totale
troppi massi pesanti chiudono i pensieri, stipati dentro a quelle stanze confuse, impolverate
con ragni a tessere speranze 
schemi e organizzazioni
è tutto uno scherma nella mia mente
una corsa a quale parte del progetto rispetterò meglio
la perfezione dello schema
un solo cambiamento e tutto crolla.

Sono stanca
è luglio
fuori e dentro sembra essere esploso un vulcano
mi dite che ci sto a fare ancora qui, a morire?!




martedì 13 maggio 2014

Quelle volte quando il rumore è positivo

Ci ho riflettuto molto negli anni e ne ho anche avuto prove tangibili, per cui sono arrivata oggi ad una conclusione, per me davvero positiva. 
Ciò di cui sto parlando sono i vantaggi e svantaggi di vivere a ridosso di una grande strada trafficata giorno e notte. Si lo so non è un argomento forte di spiritualità e poesia, o di quanto più profondo esista, ma io credo che tutto questo abbia dei risvolti importanti nella vita quotidiana di ognuno di noi. 
Una volta abituati al motorino che sfreccia rumorosamente a mezzanotte sotto finestra, dopo essersi assuefatti allo scrass cross puf brum dei camioncini della spazzatura e ormai consapevoli che il tremolio della scrivania non vuol dire terremoto ma bensì autobus delle 18:33, il restante dei rumori di strada hanno il loro perché e anche il loro lato positivo.
Mi spiego meglio.
Durante le mie ultime trasferte tra case e città diverse, mi sono sempre ritrovata a vivere in un luogo "tranquillo e silenzioso"a detta dei padroni di casa "ideale per vivere, studiare e riposare la notte" e in effetti è stato così. Il quartiere e il palazzo erano sempre composti da rispettabili vecchiette e poche famiglie con figli ormai troppo grandi per giocare a palla in salotto, ma evidentemente ancora non molto adulti per riuscire a chiudere il portone d'ingresso senza far crollare l'intonaco, la strada su cui si affacciava il palazzo in questione, dopo una certa ora (in cui le vecchiette erano già nella fase rem), era tipo il deserto con balle di erba secca del farwest. Non sentivi una macchina neanche a pagarla, non esistevano persone impavide di passaggio, all'infuori di rassegnati padroni costretti ad uscire in pantofole per far toelettare il proprio cane.
Ebbene tutto sembrerebbe perfetto per una pace quotidiana in cui riuscire a svolgere le proprie mansioni di vita, ma in realtà, fidatevi, è stato estremamente noioso, alienante e del tutto demotivante, ogni volta.
Oggi invece, come si sarà già capito, ho cambiato location per non so più quale -esima volta, quindi ho potuto fare un buon confronto tra le parti e quello che ho realizzato è in effetti ciò per cui finalmente posso dire di sentirmi a casa, o per lo meno come se fosse casa mia, in una città che intendo fare diventare parte di me più di quanto non lo sia già.
I lati negativi di vivere in una strada con traffico nelle ore di punta e inoltre pronto soccorso nelle vicinanze, come già dicevo all'inizio, sono senz'altro i rumori molesti di ogni mezzo di trasporto a motore esistente, per non parlare dello smog che inevitabilmente si respira, ma allora, forse starete pensando, che lati positivi potrà mai avere una via così?!
Di sicuro i miei personali motivi di vantaggio sono molto aiutati dalla posizione ad un piano non proprio sulla strada, ma molto più in alto, della casa e dalla presenza di infissi con doppi e tripli vetri presenti in tutte le stanze, soprattutto ringrazio la buona norma degli autisti di questa città di non suonare il clacson ad ogni incrocio, ma quello che posso dire a mia discolpa è che questa attenta analisi dei lati positivi ha avuto un'ottima conferma emotiva, di cui mi fido più di chiunque altra cosa.
Per arrivare finalmente al punto in questione, ho questa cosa che mi attrae: adoro vivere dove posso vedere la vita degli altri, osservare dalla finestra le persone è come far parte della loro esistenza per pochissimi istanti. Detta così potrebbe sembrare che io sia una guardona, l'impicciona che passa le sue giornate a spiare i vicini dalla finestra, ammettetelo lo avete pensato! 
Naturalmente non lo sono affatto, semplicemente quando si vive in una zona così frequentata è inevitabile e spesso non ne siamo consapevoli, ma la vita degli altri ci scorre davanti agli occhi di continuo, velocemente scompare così come è arrivata, alla fine non sapremo mai il nome o la storia di quelle persone, ma la cosa che rimane è quell'attimo in cui ci siamo sentiti meno soli, in cui abbiamo alzato gli occhi dalla scrivania e abbiamo visto altri mondi oltre il vetro. Tutto questo cambia le giornate, il rumore delle macchine diventa un tutt'uno con il nostro quotidiano e in un certo senso ci fa sentire parte del mondo anche se quel giorno non abbiamo potuto vivere il nostro per chissà quali motivi. 
Abitare in una casa con una strada trafficata accanto non è mai noioso, infatti le vecchiette non hanno il comando del quartiere, forse un po' del palazzo se proprio la sfortuna ci perseguita, per cui non esiste coprifuoco notturno e se la sera decidiamo di andare a buttare la spazzatura incontriamo sempre qualcuno che non è ancora tornato a casa e non vede l'ora di farlo, il vantaggio sta nel fatto che noi invece siamo già in tuta, abbiamo cenato e ci basta attraversare la strada per rimetterci comodi sul divano. Inoltre dopo l'ora di pranzo quando tutti sono già tornati a casa, è sempre possibile ascoltare la musica latino-caraibica proposta dal ragazzo truzzo di turno a bordo della sua macchina stereofonica con bassi alti, altissimi, a me fa sempre tanto ridere, è un attimo poi scatta il verde del semaforo e il tizio preme con tutte le sue forze il piede sull'acceleratore e adios amigo
Insomma non trovate anche voi che tutto questo sia molto meglio di un quartiere "silenzioso e tranquillo" in cui non senti neanche gli uccellini, perché anche loro di certo si annoiano e si spostano altrove a fare i cori uccelleschi di voci bianche. 
Per un ultimo vorrei lasciarvi con una chicca che si presenta assiduamente ogni fine settimana che si rispetti, x-factor lo hanno inventato così: non può mai mancare il gruppo di amici evidentemente molto allegri che, a suon di vino e birra, intonano vere e proprie opere degne dei migliori teatri d'Italia. Spesso c'è anche un solista, un tenore di alto grado, che rimasto indietro dal gruppo o già da solo nel rientro a casa, non limita assolutamente le sue corde vocali e tira fuori suoni canori non ancora inventati, ma devo dire le parole sono molto toccanti. Applausi signori! 





venerdì 7 marzo 2014

Come NON allevare le lumache -una storia di bava-

Un giorno ho trovato due lumache nell'insalata (quelle senza guscio per intenderci, i lumaconi che spuntano dopo la pioggia), così ho deciso di allevarle in un terrario improvvisato dentro una bottiglia di plastica.
Non sono morte. Sono scappate, in qualche modo, ci sono riuscite. 
Oppure si sono mangiate a vicenda. Oppure si sono disciolte magicamente nel terriccio. Qualsiasi altra ipotesi è ben accetta. 
Questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose.

La lumaca adulta l'avevo chiamata Giorgio/a, credevo fosse ermafrodita come la maggior parte delle lumache, la lumachina mignon invece, con grande interesse e fantasia si era beccata lo stesso nome, ma adatto alle sue dimensioni, ovvero Giorgino/a (per lo stesso motivo di prima, ho supposto fosse ermafrodita).

Le giornate scorrevano tranquille con i miei nuovi amici.
Avevo costruito un terrario degno del miglior riciclo, il terriccio lo avevo recuperato dal vasetto del mio amato Bonsai, morto prematuramente forse per mancanza di sole e non di amore. Non ha avuto tempo di firmare le sue ultime volontà ma di sicuro sarebbe stato felice di donare il suo terriccio a delle indifese lumache orfane. Per rendere più confortevole quel pezzettino di campo in miniatura ero riuscita perfino a metterci delle pietruzze di fiume e piccoli ciottoli, direttamente recuperati dalla mia collezione estiva. 
Era tutto così bello, donavo il mo affetto completamente a Giorgio/a e Giorgino/a, annaffiavo con regolarità il terrario per mantenerne l'umidità, esponevo alla luce la mezza bottiglia di plastica, compravo la loro insalata preferita, così da non fargli mancare un'alimentazione corretta.
Insomma la vita sembrava scorrere magnificamente...
Poi un giorno mi accorsi che Girgino/a si nascondeva sotto le pietruzze e non veniva fuori nemmeno per mangiare o quando innaffiavo il terrario, già da lì ho iniziato ad avere qualche sentore, mi puzzava questo comportamento (e non solo perché puzzavano le lumache).
Ad un certo punto Giorgino/a scomparve, l'ho cercato sotto le pietre, sotto le foglie di lattuga, sotto il terriccio dove era solito stare, ma niente, nessuna traccia di bava sulle pareti, nessuna traccia sul davanzale della finestra, scomparso.
L'unica ipotesi plausibile era che fosse scappato attraverso i buchi della pellicola che avevo posto sull'improvvisato terrario, ma perché abbandonarmi così, improvvisamente e senza nemmeno un biglietto di addio! Sono stata giorni a tormentarmi su cosa avessi sbagliato con lui, era troppo piccolo forse, aveva bisogno di più affetto o di meno acqua... Giuro mi ero informata tantissimo su come fare.
Con tanta tristezza non restava che rassegnarmi al presunto rapimento alieno di Giorgino/a e dedicarmi all'unico superstite del piccolo ecosistema in bottiglia. 
Così tutta speranzosa ammiravo Giorgio/a nelle sue giornate da nullafacente sotto le foglie di lattuga verde, che cambiavo regolarmente con attenta cura materna, ma forse non lo ero abbastanza, perché ad un certo punto anche Giorgio/a iniziò a non mangiare più e a nascondersi sotto anfratti illusori scovati nel terriccio del Bonsai. Panico. Dolore profondo e tristezza infinita. Non sapevo che fare. Non poteva abbandonarmi anche Giorgio/a. Non potevo lasciarlo morire/sparire/rapire/liquefare... ecc!

Purtroppo i miei sospetti furono del tutto fondati quando una mattina trovai con sgomento il terrario vuoto, un piccolo desolato pezzettino di terra completamente vuoto, umido e freddo. 
Anche Giorgio/a non c'era più. Fuggito, rapito, morto... Non potevo accettarlo.
Ho atteso giorni e giorni, continuando ad annaffiare quel piccolo paesaggio inerte, cercando delicatamente tra le pietruzze e il terriccio il mio amichetto, magari era semplicemente a riposo sotto terra (non nel senso di morto, che avete capito!). Invece tutto fu inutile. 
Ancora oggi non so se sentirmi in colpa per averli fatti secchi (proprio secchi nel senso di prosciugati) o sentirmi in colpa per non essere stata capace di dare amore a sufficienza, a due piccoli e viscidi animaletti tanto carini. Voglio credere che Giorgio/a e Giorgino/a siano ancora vivi e che siano stati talmente scaltri da riuscire a sfuggire. 
Non so, però anche gli alieni potrebbero averci messo lo zampino!

Morale della storia: Non allevare esseri viventi, piante o animali, se non sei capace. 
A mia discolpa voglio dire che il mio intento era solo quello di salvare le lumache dalla spazzatura e da una morte "certa" ben più atroce. 

Ciao Giorgio/a, Giorgino/a insegnate agli angeli come sbavacchiare in giro
Lumaca del genere Limax - proprio come i miei amichetti - 

mercoledì 26 febbraio 2014

#100happydays Abbiamo tempo per essere felici?

Ho deciso di partecipare ad una strana iniziativa del web, molto scettica all'inizio ma adesso con molta voglia di impegnarmi. A fare cosa? Ad essere felice naturalmente!
Posso non sembrare la persona più felice del mondo, ne sono consapevole, dai miei post forse lascio intendere una triste vita solitaria lontano dalla società cattiva ed egoista. Invece non è così, ebbene ho anch'io piccoli o grandi momenti di vita quotidiana per cui essere felice.
Inizialmente l'avevo presa come una sfida troppo grande per me, troppo impegno, dover trovare per forza dei momenti felici durante il giorno e per 100 giorni di fila era davvero una guerra con il mio fanciullino triste.
Poi ecco che ieri il sole era alto e tutto il mondo sembrava bellissimo per un miliardo di motivi che non riuscivo ad elencare... Così ho deciso che non bisogna dire di no alla felicità.
Perché rinunciare a trovare la felicità ogni giorno, anche in qualcosa di piccolo che può accaderci nel nostro quotidiano?
Questa iniziativa è fantastica perché ti spinge ad essere felice anche se apparentemente sei chiuso in te stesso e pensi che tutto sia brutto e triste, insomma basta davvero poco per ritrovare il sorriso. Inoltre volete sapere una cosa buffa, da ieri ho trovato non una ma un miliardo di cose per cui essere felice... Basta scegliere insomma.
L'iniziativa in se funziona così: ti candidi sul sito http://www.100happydays.com/ (si può scegliere la lingua preferita), scegli il social network da usare e inizi. Ogni giorno per 100 giorni basta pubblicare una foto, sul social scelto, di qualcosa che ti ha reso felice inserendo l'hashtag #100happydays. Semplice.
Insomma è davvero triste non avere tempo per vedere la felicità.
Felicità è: una persona importante, un cibo preferito, un sorriso a caso, un profumo inatteso, la musica, un gesto di dolcezza... Tutto può essere felicità. Sorridiamo.
Qualsiasi cosa può renderci felici!

#100happydays new favorite Cup -Day 1-
Si, mi piacciono le tazze! L'avevo detto che poteva essere anche qualcosa di irrisorio (apparentemente) ;)


lunedì 27 gennaio 2014

Domande reali sul futuro Italiano

Vorrei fare una domanda a chi di dovere, una domanda a cui però ci deve essere una risposta chiara, concisa e soprattutto realistica.
Quali sono le effettive prospettive di lavoro in Italia?
Sebbene molti hanno già chiesto la stessa cosa a qualche luminare o ai loro padri, io non ho mai letto o sentito una reale risposta, fondata su un percorso vero con punti di arrivo, contrassegnati da una pietra o una croce, che indicano il limite massimo della vetta, invece che suggerimenti di sogni rimasti vaganti.
Io penso che questa domanda dovrebbe essere fatta da tutti e si dovrebbe istituire un ente, qualcuno che ne sa insomma, per avere una risposta certa adatta ad ognuno di noi.
Ora certo sono consapevole che viviamo in tempi difficili, c'è la crisi, c'è la mezza età italiana che sembra essere immortale, ci sono gli anziani che alle votazioni ci vanno solo loro, perché conta come uscita domenicale del post-messa e ci sono i raccomandati e i baroni all'università, fin qui ho capito tutto.
Dopo questo elenco però mi sono persa completamente, perché non è possibile che le parole italiane spariscono al vento e servono esclusivamente per condannare e rattoppare invece che per creare, rassicurare, fare.
Quindi vorrei proprio chiedere a qualcuno che cosa ne sarà del mio futuro?
Ti passano accanto anni e anni di studi infiniti, studi che inizi controvoglia perché sai che non ti porteranno a niente, ma quando li finisci non hai mica finito, perché poi devi completarli con una specializzazione, che però non ti da nessuna esperienza per cui devi chiedere un prestito per fare un master di un anno con il quale, ti promettono, farai un prestigioso stage che ti permetterà, dopo, di avere un lavoro. Purtroppo lo stage non è pagato e nel mentre la tua famiglia continua a pagarti da vivere, per i più fortunati, per gli altri ci sono i lavori serali da cameriere o barista, dopo lo stage pensi di trovare lavoro il mese successivo e invece continuano a dirti che non hai abbastanza esperienza o che non assumono nessuno per il momento, però puoi lavorare gratis, così ti fanno fare esperienza e forse dopo c'è la possibilità di un contratto fisso. Insomma questo ormai è quello che ti dicono ancora prima di finire il liceo, anzi ancora prima di iniziarlo: sembra che la società italiana abbia attuato questa sorta di lancio del boomerang, contribuendo a schiacciare i giovani sempre di più, rendendoli insensibili, apolitici, pigri, egoisti e tremendamente insicuri.
Quando la mezza età dell'italia non ci sarà più, o quando sarà troppo vecchia per avere voce in capitolo, che società avremo? Chi saremo noi giovani all'interno della società?
Saremo giovani di mezza età che ancora aspettano un lavoro fisso, saremo giovani che ascoltano la buona musica degli ideali e dei sognatori ma che hanno rinunciato ai propri sogni; giovani uomini e donne che si sono accontentati di un lavoro veloce e pronto subito invece di seguire la strada più difficile? Saremo persone senza memoria, affidati completamente all'uso di una memoria tecnologica che ha già iniziato a plasmarci?
Sarà una società di giovani di mezza età, con pochi figli piccoli, che vedranno i propri genitori giusto il tempo di una cena veloce davanti alla televisione, invecchiare senza un sorriso, lavorare fino a 70 anni ormai con troppa esperienza e troppe disavventure alle spalle, cinici e non curanti delle piccole cose?
Io non voglio essere una giovane di mezza età senza un sogno e senza un futuro, che per avere una parvenza di famiglia adotta un cane invece che avere un figlio, che non potrebbe mantenere.
Spero che qualcuno abbia una risposta alla mia domanda e spero che nelle scuole non sia fatto terrorismo psicologico senza fondamento ma che sia spiegata la reale situazione dei fatti e le possibili soluzioni concrete.
Non voglio essere una giovane di mezza età con la sindrome dell'adolescenza lunga, io voglio far parte di questa società adesso, voglio poter parlare con gli uomini di esperienza e voglio imparare adesso, per poter lavorare oggi stesso e diventare qualcuno domani.
Permetteteci di diventare come voi, uomini e donne lavoratori con esperienza diretta, con errori e correzioni che fanno parte della vita.
Non chiudeteci la porta in faccia, non cestinate i nostri curriculum, noi abbiamo solo bisogno di fiducia, di esperienza e di un futuro.






venerdì 19 luglio 2013

Odore di case che ricordano cose

Non ho mai capito perché gli odori delle case degli altri mi suscitano una immediata reazione di inadeguatezza. Forse è ansia mista a tristezza.
Sono sensazioni molto strane che nascono improvvisamente da dentro la pancia e arrivano immediatamente al cervello, in quell'angolo buio dove teniamo i nostri scrigni.
Un posto segreto in cui nascondiamo quelle ansie insensate nate da un gesto, un fatto, una parola che un giorno ci ha fatto stare male o semplicemente ci ha fatto pensare.
Non ci ricordiamo più cosa è accaduto, sono ricordi ormai dimenticati, ma le sensazioni rimangono, quelle non vanno mai via sono infatti ben conservate pronte a saltare fuori in un momento qualsiasi, così da farci avere memoria di ciò che abbiamo provato in passato.
L'olfatto è un senso molto importante per me, forse in un'altra vita sono stata un segugio.
Sentire gli odori è qualcosa che mi fa accumulare ricordi ed esperienze, immagazzinare gli odori crea in me una sorta di protezione naturale che regola  il mio istinto e il mio modo di agire nelle situazioni sconosciute, in cui puoi fidarti solo dei tuoi sensi.
Non saprei dire perché l'odore delle case degli altri mi fa questo effetto, forse perché mi manca una mia casa, un luogo che possa sviluppare il proprio caratteristico odore che sarebbe parte di me e che riconoscerei come un odore sicuro, un luogo di rifugio.
Chissà quale dei tanti cassetti dei ricordi fa scattare questo tipico odore di case altrui, la tristezza forse in questo caso non è una sensazione negativa, magari è solo nostalgia e voglia di casa mia, della mia famiglia, desiderio di un ritorno alle origini ma con delle scarpe nuove.



venerdì 12 luglio 2013

Erbacce, ombrellini and You're beautiful

Sapete che c'è? C'è che i difetti non esistono! 
I problemi che tutti noi possiamo avere con il nostro corpo sono creati dalla società non dal problema in se.
Se qualcuno vi ha fatto credere il contrario, sappiate che in realtà era tutto falso!
Stare bene con se stessi incuranti degli sguardi altrui è sicuramente la cosa più saggia che si possa fare, ma non tutti sono forti abbastanza per riuscirci, non tutti riescono a forgiarsi uno scudo così potente da non essere mai scalfito.
Il giudizio degli altri ti accompagna da sempre, si coltiva da piccoli come un'erbaccia che cresce in fretta e distrugge il tuo giardino, non esistono rimedi in grado di fermarla, ci puoi solo convivere e strappare le piante una ad una durante tutta la tua vita.


Viviamo in un mondo classista anche se può non sembrare.
Sei deriso e additato anche per qualcosa di poca importanza, ma le persone troveranno sempre il modo di fartelo pesare.
In india sei discriminato e considerato di una classe sociale bassa se hai la pelle molto scura. Da non crederci, gli scuri che discriminano quelli più scuri.
Anche nei paesi occidentali un tempo la pelle più scura era considerata un difetto in quanto era il colore degli schiavi, o dei contadini e delle genti che svolgevano lavori umili, quindi più esposti ai raggi del sole e per questo abbronzati. Le donne di alta classe, infatti, si proteggevano dal sole con il famoso ombrellino che vediamo nei film storici, non era decoroso essere abbronzati come i poveri.
Paradossale pensare come oggi sia totalmente il contrario, la pelle chiara è considerata qualcosa da modificare a tutti i costi, il modello che ci viene presentato è un infatti un corpo perfetto, scolpito, depilato e soprattutto abbronzato. Oggi c'è la corsa ai centri estetici per riuscire ad ottenere un bel colorito tramite le lampade abbronzanti, perché non sia mai che ci presentiamo bianchi ad un matrimonio, ad una festa o ad un invito importante. 
Anche io vivo in questa società, anche io sono stata adolescente e facevo la lucertola al sole sperando in una tintarella scurissima in poche ore, di certo non capivo i rischi di una esposizione al sole senza protezione nelle ore più calde e per fortuna non ho mai amato le lampade, che sono di gran lunga più pericolose. Naturalmente a me l'abbronzatura piace ancora, anche io sono coinvolta in questo stereotipo della tintarella e mi sento quasi fuori posto quando a luglio sono ancora bianca, color studente, mentre gli altri sono già alla seconda scottatura. Adesso, però, ne faccio un uso più responsabile proteggendomi e in ogni caso non ho più l'ossessione della tintarella scurissima a tutti i costi, anche rischiando di avere insolazioni e bruciature, nonché problemi a lungo termine di cui tutti dovremmo interessarci, come tumori alla pelle. 
Nelle nostre società qualsiasi cosa appare diversa dall'ordinario, vuoi per cultura religiosa vuoi per educazione sociale, viene adocchiata, additata, forse maltrattata e scartata a priori. 
Potrebbe sembrare molto drastico definito in questo modo, ma se riflettete tutti noi, in quanto donne, uomini, bassi, alti, grassi, magri, rossi, biondi, brufolosi, eczematosi, pelosi, calvi, omosessuali e varie tipologie di "diverso", siamo stati in qualche modo giudicati o discriminati. Non oggi forse, non domani, ma ieri magari qualcuno ci ha detto sei troppo basso o sei troppo grasso, sei brutto perché non sei come tutti gli altri, sei diverso perché la tua pelle è diversa dalla mia, sei inferiore perché sei una donna, sei un emarginato perché hai una malattia della pelle che ti lascia dei segni orribili... Ogni giorno la gente ti guarda e tu puoi far finta di non vederli, per tutta la vita hai fatto finta di essere forte e in qualche modo ci sei riuscito, hai la tua vita, tutto è bello... ma quegli sguardi ci sono ed è proprio quello che ti ricorda che tu sei diverso e sei in difetto. 
Si parla tanto di bullismo nelle scuole, non è forse causato dall'educazione sociale che ci viene imposta? 
Il diverso va deriso, tu sei più forte perché sei uguale agli altri e quindi hai il diritto di offendere e far del male al diverso che è solo e per questo più debole. 
La prima educazione sociale viene dai genitori, poi continua con la scuola e la vita stessa... 
La società va cambiata fin dai suoi primi passi, altrimenti imparerà a camminare spingendo il compagno accanto. 


martedì 2 luglio 2013

Pesantezza, rimedi e persone ridoline

Da un po' di tempo ormai mi sento davvero pesante, faccio quasi fatica a muovermi e no, non è il caldo!
Infatti sono tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe: in inverno sono fiacca e letargica mentre in estate sono piena di vita e di felicità, anche se mi attivo dalle cinque di pomeriggio in poi...
Però questo è un periodo di pesantezza, in cui mi piacerebbe avere un tutor che mi spingesse avanti letteralmente, tipo uno di quei personal trainer che segue le proprie clienti pure in bagno per controllare quanto tempo stanno sedute sul water, non sia mai che la prendano come una pausa di riposo... Pigrone!
A nessuno è mai successo di sentirsi pesante come un elefante sotto la calura africana?
A me sta succedendo adesso.
Mi sento così in tutto, pesante nei movimenti, nei pensieri, nelle parole, sono un enorme ammasso di pesantezza.
Eppure questo è il momento in cui dovrei essere una gazzella aitante, piena di buoni propositi e voglia di fare... è proprio vero che le tempistiche non si azzeccano mai.
Mi servono dei rimedi immediati e miracolosi contro la pesantezza.
Spesso si pensa che essere "pesanti" sia sinonimo di serietà e maturità, ma non è sempre vero, ho visto infatti persone frivole e persone per cui ho coniato un termine apposito, ovvero"ridoline", seguire progetti impegnati e affrontare i propri compiti con più maturità di quanto pensassi di fare io.
Ultimamente non mi sento affatto pronta per nulla, o meglio è una cosa che va avanti ormai da troppo tempo e che inizia a preoccuparmi molto, dall'adolescenza sono passata immediatamente alla tristezza di una donna già arrivata senza nessuna prospettiva di novità e cambiamento, tutto ciò non va bene per niente.
Tutto ciò è pesante.
In fondo non possiamo essere tutti maturi per le stesse cose nello stesso momento, credo di essermi già ripetuta questa frase molte volte, ma la mattina dopo puntualmente mi piomba addosso l'oscura sensazione di nullità che blocca le mie gambe e il mio fondo schiena ad una sedia maledettamente scomoda.
Quindi che si fa in questi casi? Cosa ci vuole per ricevere uno schiaffo scuotente dalla vita?



mercoledì 19 giugno 2013

Noi eterni secondi nella città di Momo

Cosa potrei fare che non è già stato fatto?
Di cosa potrei scrivere che non è già stato scritto?
Oggi se decidi di intraprendere una strada per te importante, che sai essere una delle tue grandi passioni, sei costretta a vedere gli sguardi della gente che ti fissano, giudicandoti, con quell'atteggiamento da persone superiori mentre ti dicono: "Ah si, bello, adesso va di moda, lo fanno tutti".
Ecco in quel momento vorresti usare tutta la tua forza energetica per lanciare contro gli invidiosi una super scarica di parolacce e insulti mirati, ma naturalmente nessuno lo fa, o forse qualcuno si e quel qualcuno lo ammiro, sappiatelo. Io non so farlo, urlo dentro e mi nasce un odio profondo, ma cerco di rimanere impassibile, con l'atteggiamento di chi dice: "Hei tesoro, per me le tue parole sono come acqua che non bagna e sole che non asciuga"... e invece sto morendo dentro, perché quelle parole mi hanno come trafitta e inizio a rimpicciolirmi sempre più quasi a diventare un piccolo gnomo invisibile, in quel momento la mia sicurezza si annulla all'istante! Puf!
Era meglio pensarci prima mi dico, perché non ci ho pensato prima io? Mi chiedo.
Adesso non so più scegliere, non mi resta altro che tornare sui miei passi perché non è più bello fare qualcosa che tutti sanno fare ormai, un sogno troppo sbandierato non ha più valore, è stato usato e calpestato da altri mille come me.
Un tempo di sicuro questa è stata la mia scelta, che stupida persona poteva mai pensare tutto ciò?
Ero io, ero una me che ancora non parlava, che credeva di essere sbagliata per l'unico mondo che conosceva, così triste e acerbo, un mondo tutto grigio in cui mi sentivo come Momo alla ricerca disperata di salvare il Tempo e riportare la Felicità.
Oggi io sono Momo da grande, sono riuscita a salvare me stessa dai cattivi Uomini Grigi e il mio mondo è cambiato, adesso ha colori, fantasia e felicità.
Se mai avrò figli, un giorno, li porterò davanti a questo mondo in cui troveranno le vie per la creatività e per il pensiero e gli dirò: "scegliete, provate tutto, decidete e siate felici".



mercoledì 5 giugno 2013

E se in quella unica settimana di vita piove?

Io non sono niente, eppure potrei essere tutto.
Non ho ancora capito cosa vuol dire -essere-, mi sfugge il significato ogni volta che tento di afferrarlo, come se fosse un velo di fumo, in realtà inesistente.
Eppure molti -sono-, è quindi possibile comprendere questo stato di vita nuova o è solo un utopico desiderio dell'uomo? 
Ho paura di questo tutto, perché se poi fosse niente e alla fine potrei assaporarne solo il gusto, sarebbe una sconfitta per il mio palato e di me rimarrebbe solo un'idea dai gusti troppo delicati.


sabato 4 maggio 2013

Le città

La cosa bella delle grandi città è che puoi uscire da sola, fare una passeggiata, sederti in un bar a leggere un libro o semplicemente a fissare il vuoto sorseggiando una birra e nessuno ti prenderà per pazza o ti fisserà come se fossi un alieno con tre occhi appena atterrato sulla terra.
In una grande città si può fare tutto anche da soli e questo ci rende liberi e quasi potenti.
Tuttavia, la cosa brutta delle grandi città è che puoi uscire da sola, passeggiare da sola, sederti da sola in un bar per ore a fissare il vuoto e nessuno se ne accorgerà.
In una grande città quando sei sola nessuno si accorge di te o si preoccupa per te, ognuno cammina con lo sguardo avanti non curante di una sedia vuota o di una mano che trema.
Ma non è la città ad essere sbagliata, non è il luogo che fa la differenza, a volte accade che si è soli nel momento sbagliato... e a quello nessuna città può porvi rimedio.



mercoledì 1 maggio 2013

La forza di un abbraccio

A volte ci sforziamo ad essere il castigo di noi stessi, quasi a darci la colpa per ogni ingiustizia del mondo.
In questi giorni di penitenza ci sentiamo soli tra mille voci di persone felici...
E più siamo soli più vogliamo esserlo, rifiutando qualsiasi apertura tra la boscaglia e ogni buco di luce nel nostro muro altissimo e dolente.
I segnali che lanciamo non vengono colti, i fari sono spenti e sembra che chiunque si sia dimenticato di noi, abbandonandoci alla marea della tristezza.
Parlare con gli specchi ci ha ormai stancato, osservare la strada che vive sotto di noi ci rende dei demoni prigionieri dell'inutilità, finiamo per odiare tutto distruggendo pian piano le nostre viscere con il nostro pianto.
La paura di come sarà domani là fuori è una costante che ci turba e ci attrae, ma non abbiamo il coraggio di buttarci giù per assaporare l'asfalto, caldo e sporco di vita altrui.
La solitudine diventa reale quando facciamo in modo che diventi tale, è uno stato mentale che si nutre succhiando via le nostre anime e i nostri sogni, cresce e si potenzia usando le nostre debolezze.
Diventa enorme in breve tempo e ci sembra così potente da farci strisciare volontariamente, ma quello che non sappiamo e che nascondiamo a noi stessi è come essa sia labile e fallace nei confronti di un sorriso improvviso e un abbraccio, calmo e potente, che si erge senza saperlo a eroe e paladino di ogni nostro male.




venerdì 5 aprile 2013

Addii

Quando le persone a cui volevi bene non ci sono più, improvvisamente ti accorgi che il mondo è andato avanti, nel bene e nel male, ma tu sei stato come assopito in tutto questo tempo.
La morte ti fa essere consapevole della vita.
Diamo per scontato tutto, ogni soffio sul viso, ogni sorriso ingenuo, ogni parola lasciata spesso al caso, ogni saluto perduto... Sarebbe bello non avere rimpianti e non dover dire "se avessi avuto più tempo" o "avrei voluto dirtelo prima, ma adesso è troppo tardi".
Per noi che ancora restiamo tutto questo è triste e struggente, lo stupore ci accompagna nei giorni, poi cade pian piano nel dimenticatoio fino al prossimo risveglio, terribile e traumatico, che ci riporta alla consapevolezza ancora una volta.
Mi viene in mente una frase che qualcuno mi citava in passato, ma che adesso non ricordo più da chi fu detta... La porto ancora con me, nascosta, come in attesa di essere recuperata, una cosa conservata bene tra gli oggetti che un giorno, forse, potrebbero servire, non si sa mai...
"Vive bene chi pensa alla morte"



giovedì 14 marzo 2013

Riflessioni sfumate e cioccolato

Ci sono giorni in cui ti senti come sospesa, a mezz'aria tra qualcosa che è accaduta e qualcos'altro che deve ancora verificarsi. O forse capita solo a me?
Ciò che sento sembra una strana poltiglia colorata fatta da cibi consolatori, film d'introspezione, vecchie foto di ricordi e nuovi posti in cui voler andare. Tutto questo mi rende molto instabile... anche se ha -un quel non so che- di liberatorio e rilassante, in fondo perché fasciarsi la testa prima di rompersela (eh quanta saggezza popolare sprigiono per adesso)!
Ora penso che andrò a fare una merenda compensatoria, in memoria dei miei aulici pensieri persi improvvisamente...




martedì 22 maggio 2012

New World

Eccomi qui ad ammirare una pagina vuota.
Dovrei iniziare a scrivere qualcosa, sento qualcosa ma non riesco a decifrarlo. So che dovrei scrivere di me, di quello che ho dentro o di quello che non ho, che poi è anche il motivo per cui ho deciso di aprire un blog.
Non è il primo, anzi è il seguito di un altro mondo virtuale nascosto tra le mille finestre della rete, ma il tempo cambia molte cose si sa, a volte camuffa la realtà con maschere strane dai sorridi finti, altre volte strappa le tende di una stanza buia, facendo entrare con forza la luce.
In questi momenti, in cui tutto sembra cambiato ma dentro hai ancora qualcosa da dire, c'è ancora una parte di te che non si sente al sicuro e non approva la guarigione apparente e così capisci che hai bisogno di un'altra casa, di un nuovo edificio, costruito dalle fondamenta, per poter ricominciare e scoprire ciò che sembra perduto lungo la vecchia strada.
Ebbene adesso ci sono, sono in un nuovo mondo, tutto per me, chissà cosa comparirà lungo queste pagine, sono emozionata come un bambino che legge per la prima volta la sua poesia alla famiglia, anche se qui probabilmente non ci saranno poesie ma solo pensieri in forma di prosa, a dire il vero c'è un altro posto che accoglie la mia parte poetica da molto tempo e non credo che lo cambierò.
Iniziare una nuova avventura... oh mamma ho il mal di mare, ma sembra tutto così bello, lucido e pulito, lo sento già mio, si è impossessato di me, sarà un cammino bellissimo.

Questa mia stanza sarà piena di parole.