Visualizzazione post con etichetta shadows. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta shadows. Mostra tutti i post
domenica 21 maggio 2017
Il tempo di provarci contro tutte le paure
Passa il tempo ma quella innata e insana paura di mettersi in gioco è sempre lì, perfida come non mai.
Pensi di continuo a tre domande fondamentali:
e se poi non ci riesco?
e se poi mollo?
e se poi gli altri mi giudicano?
Ti svegli ogni mattina con la voglia di cambiare il mondo intorno a te, poi fai colazione e 24 ore passano che neanche ti accorgi di quanto tempo hai sprecato.
A fine giornata, quando senti addosso il peso della responsabilità, che puoi fare?
Ormai è finito tutto, hai perso l'occasione.
Così ti riprometti che ci riproverai il giorno successivo.
Questa volta ci riuscirò, ti rassicuri fiera dei tuoi propositi.
Chissà come andrà domani!
____________________________
photocredit: pixabay
venerdì 10 giugno 2016
Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni
Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.
La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene.
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare.
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro.
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi.
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.
Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà.
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre!
Fatelo anche voi e siate felici.

domenica 31 gennaio 2016
Quando tutto ebbe inizio: eterni secondi da sempre
Ho avuto il primo assaggio di eterna seconda fin da piccola.
Quando ero ancora una bambina riccia e con gli occhiali, sempre troppo piccola per giocare con gli altri, ma adatta per fare la conta a nascondino... sempre.
Nessuno a quei tempi portava gli occhiali, chissà perché. Mi sono sempre chiesta se tutti ci vedessero davvero benissimo, o in realtà avevano genitori troppo distratti e poco "informati" da non accorgersi che il proprio figlio scambiava le p per le b.
Forse qualcuno si ricorderà quei brutti occhiali tondi anni 90', legati saldamente alle orecchie da catenelle elastiche o fili in gomma, davvero terrificanti! E vogliamo parlare del colore?
I miei erano sempre di un incomprensibile colore marrone leopardato, come se ai bambini interessasse la moda del momento per degli occhiali. Grazie designer degli occhiali!
I miei erano sempre di un incomprensibile colore marrone leopardato, come se ai bambini interessasse la moda del momento per degli occhiali. Grazie designer degli occhiali!
Insomma, da grandi si sa che le cose si superano, ma il problema sta in ciò che accade da piccoli, durante quei momenti troppo enormi per essere superati da soli. Sono vere e proprie tragedie.
In ogni caso, oggi pare che la gente mette gli occhiali perché "è fashion", ho visto certe persone convintissime portarli anche senza vetri "perché oggi l'occhiale è un accessorio".
Diciamo la verità, io ero avanti da piccola! Voglio dire, ero già al passo con la moda prima ancora che venisse inventata, eh!
Dopo essere stata eterna seconda da bambina, arrivò il momento preadolescenziale, che già di suo sappiamo tutti essere un periodo di bruttezza inaudita, soprattutto per noi donne, ma stranamente per me non fu l'aspetto fisico il nemico numero uno.
A quei tempi mi distinguevo dagli altri miei coetanei per una precoce sensibilità, che forse mostravo troppo e a cui mi aggrappavo a tutti i costi, come via di fuga dalla realtà.
Mi avvicinai sempre di più al mondo delle parole, alla lettura e alla poesia.
A quei tempi mi distinguevo dagli altri miei coetanei per una precoce sensibilità, che forse mostravo troppo e a cui mi aggrappavo a tutti i costi, come via di fuga dalla realtà.
Mi avvicinai sempre di più al mondo delle parole, alla lettura e alla poesia.
Questo mi rendeva libera di esprimermi, ma nello stesso tempo, mi rendeva chiusa in me stessa, tipicamente stereotipata dentro al mio mondo, in cui però nessuno mi capiva. (ci siamo passati tutti, non dite di no!)
Proprio quel giorno alle medie, capii che non sarei mai stata prima in niente.
Quel giorno in cui una classe, composta perlopiù da ragazzi, il cui unico obiettivo della giornata era cercare di non finire dal preside, almeno quel giorno, scelse con libero arbitrio un'altra compagna al mio posto, per decantare una poesia alla recita di fine anno.
Disperazione totale. Seconda anche in quello che facevo meglio.
Seconda nella poesia. Era la fine.
Oggi so che per la troppa democrazia educativa, il mio caro professore di italiano, non aveva ben compreso a quale popolo stava per dare il potere.
Forse da adulti ci dimentichiamo di quanto possono essere cattivi i ragazzini, per niente disinteressati nelle scelte e per niente influenzabili da grandi seni ad esempio, più grandi della media delle ragazze a quei tempi.
Le misure, con cui si fanno le scelte che contano, alle scuole medie, sono altre.
Insomma eterna seconda pure nell'essere donna, oltre che poetessa.
Poi arrivò il liceo e le cose non migliorarono di certo, eternamente seconda sempre!
Tranne quella volta in matematica in cui davvero fui prima di tutti, alcuni mi ammirarono, altri probabilmente mi odiarono, la dura vita dei primi.
In effetti era una tale responsabilità da sostenere. Troppo stressante essere primi!
Così pian piano mi defilai nel mio caldo e comodo posto da eterna seconda, lasciando la gloria agli altri e osservando di nascosto l'evoluzione delle cose.
Così pian piano mi defilai nel mio caldo e comodo posto da eterna seconda, lasciando la gloria agli altri e osservando di nascosto l'evoluzione delle cose.
Oggi, da adulta, ho naturalmente superato il grosso peso degli occhiali, i riccioli sono scomparsi (ahimè), le poesie ogni tanto tornano e che sia chiaro, non ho problemi con la misura del mio seno.
Come vedete le cose sono migliorate, ma non perché adesso mi trovo sul podio insieme ai primi, anzi continuo con orgoglio a sostenere la causa degli eterni secondi.
Perché arrivare per primi quando si può andare più lenti e godere del paesaggio durante il cammino?
Arrivare secondi ti dà un punto di vista più ampio e ti lascia un bagaglio più pesante, che può sempre tornare utile nei periodi freddi.
Arrivare secondi ti dà un punto di vista più ampio e ti lascia un bagaglio più pesante, che può sempre tornare utile nei periodi freddi.
Arriverò esattamente quando voglio arrivare (semi-citazione nerd che spero qualcuno capirà).
![]() |
| La bevanda degli eterni secondi: Tea! photocredit: Pixabay |
venerdì 29 gennaio 2016
Pensieri ritrovati e bozze andate a male. Sei mesi dopo
Ancora una volta mi accorgo di aver sbagliato tutto
prima i tempi, poi anche i modi, i calcoli profetici e le possibilità
Sembrava andare tutto liscio
in gamba ragazza, carica!
Non può essere sempre così a quanto pare.
Arriverà mai quel giorno in cui tutto coinciderà alla perfezione, così che io possa finalmente starmene distesa su un'amaca a bere un mojito?!
Ansia e stress sono legati lì, insieme, in quel punto dolorante dell'intestino,
ho comprato ben 24 miliardi di fermenti vivi ma che forse sono un po' pigri.
Mangerò patate e carote ancora una volta,
chissà magari sedentarietà e colite possono far bene alla prova costume.
Le sere si concludono così, al caldo e zanzare,
la gente non ha ancora smesso di camminare, sento i loro passi sotto il portico:
tacco 12 pronto per una festa in centro,
passo svelto di sandali che tornano a casa dopo un aperitivo in piazza,
poi qualcuno canta e qualcun'altro litiga.
Sotto la sedia un peso viola da 2 kg, un giorno l'ho comprato sperando di usarlo,
ieri l'ho cercato, l'ho trovato in fondo all'armadio dopo anni.
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
tre minuti per braccio è stato tutto il mio allenamento, forse sul sinistro solo due, ma ho deciso che mi impegnerò di più...
Ecco ho perso i pensieri
Ecco ho perso i pensieri
ultimamente mi succede spesso, sono lì che faccio cose e parlo con la gente e d'improvviso il mio cervello si spegne, si addormenta credo e perdo i pensieri e le parole di botto,
sarà che sto invecchiando, ma per la demenza mi sembra un po' troppo presto.
Questo succede quando di pensieri ne hai troppi e dentro la testa non c'è più spazio.
Che poi il mio cervello è proprio come me, possiede un suo ordine creativo e non posso farci niente, ma ogni tanto dice basta e si ferma un attimo per rimettere ordine e ricollegare le idee, perché in fondo ci tiene poi a ritrovarle.
E così eccomi qui a ricollegare, rimodellare e scrivere cose senza senso.
°°°
Manco da troppo tempo.
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!
Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!
°°°
Manco da troppo tempo.
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!
Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!
![]() |
| photocredit: Pinterest |
domenica 19 luglio 2015
La domenica
Sembra io non voglia imparare mai che quando arriva la domenica arriva il momento di andare via
cerco sempre un motivo migliore per superare 24 ore di solitudine dicendomi che va tutto bene
in fondo finisce presto
buona domenica
Non fatelo, non auguratemi buona domenica, per poi allontanarvi con il mio sorriso più bello nel vostro cestino da pic nic
Non imparerò mai a reagire e sbattermi la porta di casa alle spalle e dimenticarmi di tutto
invece continuo a sperare e aspettare che cambi il sole
conto il battito delle lancette come fosse musica
mentre potrei suonare davvero
cantare
ballare
volare
uscire da qui
Odio la domenica
Odio le finestre chiuse dei vicini, anche loro da lontano a ricordandomi che neanche gli estranei rimarranno a farmi compagnia
Così indosso il mio sorriso più grande, finto, fisso, immotivato e cerco di far finta che è solo un giorno qualunque
che tra poche ore qualcuno busserà alla mia porta
e mi porterà via
è triste doversi fare compagnia da soli
Poi domani lo so che dimenticherò tutto
perché in fondo passa subito
basta una parola
un amico che ti cerca
e tutto sembra tornare indietro
Non crescerò mai
Non c'è età per sentirsi soli
cerco sempre un motivo migliore per superare 24 ore di solitudine dicendomi che va tutto bene
in fondo finisce presto
buona domenica
Non fatelo, non auguratemi buona domenica, per poi allontanarvi con il mio sorriso più bello nel vostro cestino da pic nic
Non imparerò mai a reagire e sbattermi la porta di casa alle spalle e dimenticarmi di tutto
invece continuo a sperare e aspettare che cambi il sole
conto il battito delle lancette come fosse musica
mentre potrei suonare davvero
cantare
ballare
volare
uscire da qui
Odio la domenica
Odio le finestre chiuse dei vicini, anche loro da lontano a ricordandomi che neanche gli estranei rimarranno a farmi compagnia
Così indosso il mio sorriso più grande, finto, fisso, immotivato e cerco di far finta che è solo un giorno qualunque
che tra poche ore qualcuno busserà alla mia porta
e mi porterà via
è triste doversi fare compagnia da soli
Poi domani lo so che dimenticherò tutto
perché in fondo passa subito
basta una parola
un amico che ti cerca
e tutto sembra tornare indietro
Non crescerò mai
Non c'è età per sentirsi soli
martedì 7 luglio 2015
Chiamiamola insofferenza dei 30 anni
Spalle perennemente arricchiate, una piccola ruga proprio in fronte, nel mezzo dei pensieri e delle delusioni, diventa un solco sempre più profondo ogni anno
non sento più neanche di vivere figuriamoci scrivere
di corsa ogni cosa che quando mi fermo sembra stia facendo un errore enorme
l'ansia di non finire tutto e ancora una volta essere me stessa,
riconfermata puntualmente come sempre
riconfermata puntualmente come sempre
eterna seconda
ci sarà sempre un altro anno per me, ancora un altro poi basta
invece non finisce mai
ci sarà sempre un altro anno per me, ancora un altro poi basta
invece non finisce mai
percorrere sempre la strada più lunga, proprio quella senza sentiero, che mentre cammino sembra di essere in un posto nuovo ogni volta eppure sto solo girando in tonto
la sensazione perenne di stare espiando chissà quali peccati in un limbo soffocante
la sensazione perenne di stare espiando chissà quali peccati in un limbo soffocante
spingendo non uno, ma quattro massi, contemporaneamente fino in cima
il cibo sembra volermi uccidere a giorni alterni
le persone tutte giudicanti
o forse no, sono io che giudico loro
poi quando sto per crederci davvero succede qualcosa e mi ricordo che mi ero ripromessa di non farlo più, di non crederci mai più
o forse no, sono io che giudico loro
poi quando sto per crederci davvero succede qualcosa e mi ricordo che mi ero ripromessa di non farlo più, di non crederci mai più
mi accontento del secondo posto
perché sono stanca
perché sono stanca
mi fermo un giorno
e nel mentre il mondo sembra essere andato al doppio della velocità
sono già tutti più avanti
ancora di più
ho cancellato parole e ho dimenticato pensieri per quella brutta cosa che è rimandare
scrivere subito, lo so che si fa così
ma ho rimandato
è passato il momento e adesso torno a cancellare e riscrivere
finito tutto
non ricordo, vuoto totale
troppi massi pesanti chiudono i pensieri, stipati dentro a quelle stanze confuse, impolverate
con ragni a tessere speranze
ho cancellato parole e ho dimenticato pensieri per quella brutta cosa che è rimandare
scrivere subito, lo so che si fa così
ma ho rimandato
è passato il momento e adesso torno a cancellare e riscrivere
finito tutto
non ricordo, vuoto totale
troppi massi pesanti chiudono i pensieri, stipati dentro a quelle stanze confuse, impolverate
con ragni a tessere speranze
martedì 8 luglio 2014
Quando si costruivano le altalene era tutto più bello
Caro nonno era tutto più bello quando il mio unico obiettivo era farti costruire un'altalena in campagna con mezzi di fortuna. Non eri mai convinto della richiesta chissà perché, ma ogni volta, ogni anno, mi costruivi una ciondolante altalena appesa ad un albero di ulivo. La costruivi con lacci di corda e nastri di plastica nera. Quell'altalena non andava mai nella direzione giusta, si sbatacchiava di qua e di là ai rami dell'albero, poi si incrociavano le corde e ti sbatteva a terra come una sorta di cavallo indomabile e invece di dondolare avanti e indietro assumeva un movimento tutto suo in orizzontale contro il tronco.
L'estate successiva puntualmente i pezzi dell'altalena erano diventati panche o sedili improvvisati e di corsa dal nonno per farmene costruire un'altra, però migliore questa volta mi raccomando nonno!
Mi ricordo di quella che, finalmente, aveva assunto perfettamente il ruolo di dondolo estivo, le corde tenevano più stabile la struttura e quella volta nonno ti eri impegnato di più ammettilo. La tavola di legno aveva dei buchi dove far passare le corde così non si sarebbero più incrociate e tutto infatti rimaneva lì fisso, a farla dondolare ci voleva un certo allenamento.
E vai di dondolio perenne!
Chissà poi che fine ha fatto quell'altalena così ben costruita, l'anno dopo tu eri troppo stanco e io ormai troppo cresciuta per chiederti un'altalena.
Oggi nessun dondolo cigola sotto gli alberi, le corde non ci sono più e la legna la bruciamo, facciamo spazio per i ricordi, lasciamo i prati puliti per poterli guardare da lontano.
Mi mancano le altalene nonno.
venerdì 19 luglio 2013
Odore di case che ricordano cose
Non ho mai capito perché gli odori delle case degli altri mi suscitano una immediata reazione di inadeguatezza. Forse è ansia mista a tristezza.
Sono sensazioni molto strane che nascono improvvisamente da dentro la pancia e arrivano immediatamente al cervello, in quell'angolo buio dove teniamo i nostri scrigni.
Un posto segreto in cui nascondiamo quelle ansie insensate nate da un gesto, un fatto, una parola che un giorno ci ha fatto stare male o semplicemente ci ha fatto pensare.
Non ci ricordiamo più cosa è accaduto, sono ricordi ormai dimenticati, ma le sensazioni rimangono, quelle non vanno mai via sono infatti ben conservate pronte a saltare fuori in un momento qualsiasi, così da farci avere memoria di ciò che abbiamo provato in passato.
L'olfatto è un senso molto importante per me, forse in un'altra vita sono stata un segugio.
Sentire gli odori è qualcosa che mi fa accumulare ricordi ed esperienze, immagazzinare gli odori crea in me una sorta di protezione naturale che regola il mio istinto e il mio modo di agire nelle situazioni sconosciute, in cui puoi fidarti solo dei tuoi sensi.
Non saprei dire perché l'odore delle case degli altri mi fa questo effetto, forse perché mi manca una mia casa, un luogo che possa sviluppare il proprio caratteristico odore che sarebbe parte di me e che riconoscerei come un odore sicuro, un luogo di rifugio.
Chissà quale dei tanti cassetti dei ricordi fa scattare questo tipico odore di case altrui, la tristezza forse in questo caso non è una sensazione negativa, magari è solo nostalgia e voglia di casa mia, della mia famiglia, desiderio di un ritorno alle origini ma con delle scarpe nuove.
venerdì 12 luglio 2013
Erbacce, ombrellini and You're beautiful
Sapete che c'è? C'è che i difetti non esistono!
I problemi che tutti noi possiamo avere con il nostro corpo sono creati dalla società non dal problema in se.
Se qualcuno vi ha fatto credere il contrario, sappiate che in realtà era tutto falso!
Stare bene con se stessi incuranti degli sguardi altrui è sicuramente la cosa più saggia che si possa fare, ma non tutti sono forti abbastanza per riuscirci, non tutti riescono a forgiarsi uno scudo così potente da non essere mai scalfito.
Il giudizio degli altri ti accompagna da sempre, si coltiva da piccoli come un'erbaccia che cresce in fretta e distrugge il tuo giardino, non esistono rimedi in grado di fermarla, ci puoi solo convivere e strappare le piante una ad una durante tutta la tua vita.
Viviamo in un mondo classista anche se può non sembrare.
Sei deriso e additato anche per qualcosa di poca importanza, ma le persone troveranno sempre il modo di fartelo pesare.
In india sei discriminato e considerato di una classe sociale bassa se hai la pelle molto scura. Da non crederci, gli scuri che discriminano quelli più scuri.
Anche nei paesi occidentali un tempo la pelle più scura era considerata un difetto in quanto era il colore degli schiavi, o dei contadini e delle genti che svolgevano lavori umili, quindi più esposti ai raggi del sole e per questo abbronzati. Le donne di alta classe, infatti, si proteggevano dal sole con il famoso ombrellino che vediamo nei film storici, non era decoroso essere abbronzati come i poveri.
Paradossale pensare come oggi sia totalmente il contrario, la pelle chiara è considerata qualcosa da modificare a tutti i costi, il modello che ci viene presentato è un infatti un corpo perfetto, scolpito, depilato e soprattutto abbronzato. Oggi c'è la corsa ai centri estetici per riuscire ad ottenere un bel colorito tramite le lampade abbronzanti, perché non sia mai che ci presentiamo bianchi ad un matrimonio, ad una festa o ad un invito importante.
Anche io vivo in questa società, anche io sono stata adolescente e facevo la lucertola al sole sperando in una tintarella scurissima in poche ore, di certo non capivo i rischi di una esposizione al sole senza protezione nelle ore più calde e per fortuna non ho mai amato le lampade, che sono di gran lunga più pericolose. Naturalmente a me l'abbronzatura piace ancora, anche io sono coinvolta in questo stereotipo della tintarella e mi sento quasi fuori posto quando a luglio sono ancora bianca, color studente, mentre gli altri sono già alla seconda scottatura. Adesso, però, ne faccio un uso più responsabile proteggendomi e in ogni caso non ho più l'ossessione della tintarella scurissima a tutti i costi, anche rischiando di avere insolazioni e bruciature, nonché problemi a lungo termine di cui tutti dovremmo interessarci, come tumori alla pelle.
Nelle nostre società qualsiasi cosa appare diversa dall'ordinario, vuoi per cultura religiosa vuoi per educazione sociale, viene adocchiata, additata, forse maltrattata e scartata a priori.
Potrebbe sembrare molto drastico definito in questo modo, ma se riflettete tutti noi, in quanto donne, uomini, bassi, alti, grassi, magri, rossi, biondi, brufolosi, eczematosi, pelosi, calvi, omosessuali e varie tipologie di "diverso", siamo stati in qualche modo giudicati o discriminati. Non oggi forse, non domani, ma ieri magari qualcuno ci ha detto sei troppo basso o sei troppo grasso, sei brutto perché non sei come tutti gli altri, sei diverso perché la tua pelle è diversa dalla mia, sei inferiore perché sei una donna, sei un emarginato perché hai una malattia della pelle che ti lascia dei segni orribili... Ogni giorno la gente ti guarda e tu puoi far finta di non vederli, per tutta la vita hai fatto finta di essere forte e in qualche modo ci sei riuscito, hai la tua vita, tutto è bello... ma quegli sguardi ci sono ed è proprio quello che ti ricorda che tu sei diverso e sei in difetto.
Si parla tanto di bullismo nelle scuole, non è forse causato dall'educazione sociale che ci viene imposta?
Il diverso va deriso, tu sei più forte perché sei uguale agli altri e quindi hai il diritto di offendere e far del male al diverso che è solo e per questo più debole.
La prima educazione sociale viene dai genitori, poi continua con la scuola e la vita stessa...
La società va cambiata fin dai suoi primi passi, altrimenti imparerà a camminare spingendo il compagno accanto.
martedì 2 luglio 2013
Pesantezza, rimedi e persone ridoline
Da un po' di tempo ormai mi sento davvero pesante, faccio quasi fatica a muovermi e no, non è il caldo!
Infatti sono tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe: in inverno sono fiacca e letargica mentre in estate sono piena di vita e di felicità, anche se mi attivo dalle cinque di pomeriggio in poi...
Però questo è un periodo di pesantezza, in cui mi piacerebbe avere un tutor che mi spingesse avanti letteralmente, tipo uno di quei personal trainer che segue le proprie clienti pure in bagno per controllare quanto tempo stanno sedute sul water, non sia mai che la prendano come una pausa di riposo... Pigrone!
A nessuno è mai successo di sentirsi pesante come un elefante sotto la calura africana?
A me sta succedendo adesso.
Mi sento così in tutto, pesante nei movimenti, nei pensieri, nelle parole, sono un enorme ammasso di pesantezza.
Eppure questo è il momento in cui dovrei essere una gazzella aitante, piena di buoni propositi e voglia di fare... è proprio vero che le tempistiche non si azzeccano mai.
Mi servono dei rimedi immediati e miracolosi contro la pesantezza.
Spesso si pensa che essere "pesanti" sia sinonimo di serietà e maturità, ma non è sempre vero, ho visto infatti persone frivole e persone per cui ho coniato un termine apposito, ovvero"ridoline", seguire progetti impegnati e affrontare i propri compiti con più maturità di quanto pensassi di fare io.
Ultimamente non mi sento affatto pronta per nulla, o meglio è una cosa che va avanti ormai da troppo tempo e che inizia a preoccuparmi molto, dall'adolescenza sono passata immediatamente alla tristezza di una donna già arrivata senza nessuna prospettiva di novità e cambiamento, tutto ciò non va bene per niente.
Tutto ciò è pesante.
In fondo non possiamo essere tutti maturi per le stesse cose nello stesso momento, credo di essermi già ripetuta questa frase molte volte, ma la mattina dopo puntualmente mi piomba addosso l'oscura sensazione di nullità che blocca le mie gambe e il mio fondo schiena ad una sedia maledettamente scomoda.
Quindi che si fa in questi casi? Cosa ci vuole per ricevere uno schiaffo scuotente dalla vita?
mercoledì 19 giugno 2013
Noi eterni secondi nella città di Momo
Cosa potrei fare che non è già stato fatto?
Di cosa potrei scrivere che non è già stato scritto?
Oggi se decidi di intraprendere una strada per te importante, che sai essere una delle tue grandi passioni, sei costretta a vedere gli sguardi della gente che ti fissano, giudicandoti, con quell'atteggiamento da persone superiori mentre ti dicono: "Ah si, bello, adesso va di moda, lo fanno tutti".
Ecco in quel momento vorresti usare tutta la tua forza energetica per lanciare contro gli invidiosi una super scarica di parolacce e insulti mirati, ma naturalmente nessuno lo fa, o forse qualcuno si e quel qualcuno lo ammiro, sappiatelo. Io non so farlo, urlo dentro e mi nasce un odio profondo, ma cerco di rimanere impassibile, con l'atteggiamento di chi dice: "Hei tesoro, per me le tue parole sono come acqua che non bagna e sole che non asciuga"... e invece sto morendo dentro, perché quelle parole mi hanno come trafitta e inizio a rimpicciolirmi sempre più quasi a diventare un piccolo gnomo invisibile, in quel momento la mia sicurezza si annulla all'istante! Puf!
Era meglio pensarci prima mi dico, perché non ci ho pensato prima io? Mi chiedo.
Adesso non so più scegliere, non mi resta altro che tornare sui miei passi perché non è più bello fare qualcosa che tutti sanno fare ormai, un sogno troppo sbandierato non ha più valore, è stato usato e calpestato da altri mille come me.
Un tempo di sicuro questa è stata la mia scelta, che stupida persona poteva mai pensare tutto ciò?
Ero io, ero una me che ancora non parlava, che credeva di essere sbagliata per l'unico mondo che conosceva, così triste e acerbo, un mondo tutto grigio in cui mi sentivo come Momo alla ricerca disperata di salvare il Tempo e riportare la Felicità.
Oggi io sono Momo da grande, sono riuscita a salvare me stessa dai cattivi Uomini Grigi e il mio mondo è cambiato, adesso ha colori, fantasia e felicità.
Se mai avrò figli, un giorno, li porterò davanti a questo mondo in cui troveranno le vie per la creatività e per il pensiero e gli dirò: "scegliete, provate tutto, decidete e siate felici".
Di cosa potrei scrivere che non è già stato scritto?
Oggi se decidi di intraprendere una strada per te importante, che sai essere una delle tue grandi passioni, sei costretta a vedere gli sguardi della gente che ti fissano, giudicandoti, con quell'atteggiamento da persone superiori mentre ti dicono: "Ah si, bello, adesso va di moda, lo fanno tutti".
Ecco in quel momento vorresti usare tutta la tua forza energetica per lanciare contro gli invidiosi una super scarica di parolacce e insulti mirati, ma naturalmente nessuno lo fa, o forse qualcuno si e quel qualcuno lo ammiro, sappiatelo. Io non so farlo, urlo dentro e mi nasce un odio profondo, ma cerco di rimanere impassibile, con l'atteggiamento di chi dice: "Hei tesoro, per me le tue parole sono come acqua che non bagna e sole che non asciuga"... e invece sto morendo dentro, perché quelle parole mi hanno come trafitta e inizio a rimpicciolirmi sempre più quasi a diventare un piccolo gnomo invisibile, in quel momento la mia sicurezza si annulla all'istante! Puf!
Era meglio pensarci prima mi dico, perché non ci ho pensato prima io? Mi chiedo.
Adesso non so più scegliere, non mi resta altro che tornare sui miei passi perché non è più bello fare qualcosa che tutti sanno fare ormai, un sogno troppo sbandierato non ha più valore, è stato usato e calpestato da altri mille come me.
Un tempo di sicuro questa è stata la mia scelta, che stupida persona poteva mai pensare tutto ciò?
Ero io, ero una me che ancora non parlava, che credeva di essere sbagliata per l'unico mondo che conosceva, così triste e acerbo, un mondo tutto grigio in cui mi sentivo come Momo alla ricerca disperata di salvare il Tempo e riportare la Felicità.
Oggi io sono Momo da grande, sono riuscita a salvare me stessa dai cattivi Uomini Grigi e il mio mondo è cambiato, adesso ha colori, fantasia e felicità.
Se mai avrò figli, un giorno, li porterò davanti a questo mondo in cui troveranno le vie per la creatività e per il pensiero e gli dirò: "scegliete, provate tutto, decidete e siate felici".
mercoledì 5 giugno 2013
E se in quella unica settimana di vita piove?
Io non sono niente, eppure potrei essere tutto.
Non ho ancora capito cosa vuol dire -essere-, mi sfugge il significato ogni volta che tento di afferrarlo, come se fosse un velo di fumo, in realtà inesistente.
Eppure molti -sono-, è quindi possibile comprendere questo stato di vita nuova o è solo un utopico desiderio dell'uomo?
Ho paura di questo tutto, perché se poi fosse niente e alla fine potrei assaporarne solo il gusto, sarebbe una sconfitta per il mio palato e di me rimarrebbe solo un'idea dai gusti troppo delicati.
sabato 4 maggio 2013
Le città
La cosa bella delle grandi città è che puoi uscire da sola, fare una passeggiata, sederti in un bar a leggere un libro o semplicemente a fissare il vuoto sorseggiando una birra e nessuno ti prenderà per pazza o ti fisserà come se fossi un alieno con tre occhi appena atterrato sulla terra.
In una grande città si può fare tutto anche da soli e questo ci rende liberi e quasi potenti.
Tuttavia, la cosa brutta delle grandi città è che puoi uscire da sola, passeggiare da sola, sederti da sola in un bar per ore a fissare il vuoto e nessuno se ne accorgerà.
In una grande città quando sei sola nessuno si accorge di te o si preoccupa per te, ognuno cammina con lo sguardo avanti non curante di una sedia vuota o di una mano che trema.
Ma non è la città ad essere sbagliata, non è il luogo che fa la differenza, a volte accade che si è soli nel momento sbagliato... e a quello nessuna città può porvi rimedio.
mercoledì 1 maggio 2013
La forza di un abbraccio
A volte ci sforziamo ad essere il castigo di noi stessi, quasi a darci la colpa per ogni ingiustizia del mondo.
In questi giorni di penitenza ci sentiamo soli tra mille voci di persone felici...
E più siamo soli più vogliamo esserlo, rifiutando qualsiasi apertura tra la boscaglia e ogni buco di luce nel nostro muro altissimo e dolente.
I segnali che lanciamo non vengono colti, i fari sono spenti e sembra che chiunque si sia dimenticato di noi, abbandonandoci alla marea della tristezza.
Parlare con gli specchi ci ha ormai stancato, osservare la strada che vive sotto di noi ci rende dei demoni prigionieri dell'inutilità, finiamo per odiare tutto distruggendo pian piano le nostre viscere con il nostro pianto.
La paura di come sarà domani là fuori è una costante che ci turba e ci attrae, ma non abbiamo il coraggio di buttarci giù per assaporare l'asfalto, caldo e sporco di vita altrui.
La solitudine diventa reale quando facciamo in modo che diventi tale, è uno stato mentale che si nutre succhiando via le nostre anime e i nostri sogni, cresce e si potenzia usando le nostre debolezze.
Diventa enorme in breve tempo e ci sembra così potente da farci strisciare volontariamente, ma quello che non sappiamo e che nascondiamo a noi stessi è come essa sia labile e fallace nei confronti di un sorriso improvviso e un abbraccio, calmo e potente, che si erge senza saperlo a eroe e paladino di ogni nostro male.
In questi giorni di penitenza ci sentiamo soli tra mille voci di persone felici...
E più siamo soli più vogliamo esserlo, rifiutando qualsiasi apertura tra la boscaglia e ogni buco di luce nel nostro muro altissimo e dolente.
I segnali che lanciamo non vengono colti, i fari sono spenti e sembra che chiunque si sia dimenticato di noi, abbandonandoci alla marea della tristezza.
Parlare con gli specchi ci ha ormai stancato, osservare la strada che vive sotto di noi ci rende dei demoni prigionieri dell'inutilità, finiamo per odiare tutto distruggendo pian piano le nostre viscere con il nostro pianto.
La paura di come sarà domani là fuori è una costante che ci turba e ci attrae, ma non abbiamo il coraggio di buttarci giù per assaporare l'asfalto, caldo e sporco di vita altrui.
La solitudine diventa reale quando facciamo in modo che diventi tale, è uno stato mentale che si nutre succhiando via le nostre anime e i nostri sogni, cresce e si potenzia usando le nostre debolezze.
Diventa enorme in breve tempo e ci sembra così potente da farci strisciare volontariamente, ma quello che non sappiamo e che nascondiamo a noi stessi è come essa sia labile e fallace nei confronti di un sorriso improvviso e un abbraccio, calmo e potente, che si erge senza saperlo a eroe e paladino di ogni nostro male.
venerdì 5 aprile 2013
Addii
Quando le persone a cui volevi bene non ci sono più, improvvisamente ti accorgi che il mondo è andato avanti, nel bene e nel male, ma tu sei stato come assopito in tutto questo tempo.
La morte ti fa essere consapevole della vita.
Diamo per scontato tutto, ogni soffio sul viso, ogni sorriso ingenuo, ogni parola lasciata spesso al caso, ogni saluto perduto... Sarebbe bello non avere rimpianti e non dover dire "se avessi avuto più tempo" o "avrei voluto dirtelo prima, ma adesso è troppo tardi".
Per noi che ancora restiamo tutto questo è triste e struggente, lo stupore ci accompagna nei giorni, poi cade pian piano nel dimenticatoio fino al prossimo risveglio, terribile e traumatico, che ci riporta alla consapevolezza ancora una volta.
Mi viene in mente una frase che qualcuno mi citava in passato, ma che adesso non ricordo più da chi fu detta... La porto ancora con me, nascosta, come in attesa di essere recuperata, una cosa conservata bene tra gli oggetti che un giorno, forse, potrebbero servire, non si sa mai...
"Vive bene chi pensa alla morte"
La morte ti fa essere consapevole della vita.
Diamo per scontato tutto, ogni soffio sul viso, ogni sorriso ingenuo, ogni parola lasciata spesso al caso, ogni saluto perduto... Sarebbe bello non avere rimpianti e non dover dire "se avessi avuto più tempo" o "avrei voluto dirtelo prima, ma adesso è troppo tardi".
Per noi che ancora restiamo tutto questo è triste e struggente, lo stupore ci accompagna nei giorni, poi cade pian piano nel dimenticatoio fino al prossimo risveglio, terribile e traumatico, che ci riporta alla consapevolezza ancora una volta.
Mi viene in mente una frase che qualcuno mi citava in passato, ma che adesso non ricordo più da chi fu detta... La porto ancora con me, nascosta, come in attesa di essere recuperata, una cosa conservata bene tra gli oggetti che un giorno, forse, potrebbero servire, non si sa mai...
"Vive bene chi pensa alla morte"
giovedì 14 marzo 2013
Riflessioni sfumate e cioccolato
Ci sono giorni in cui ti senti come sospesa, a mezz'aria tra qualcosa che è accaduta e qualcos'altro che deve ancora verificarsi. O forse capita solo a me?
Ciò che sento sembra una strana poltiglia colorata fatta da cibi consolatori, film d'introspezione, vecchie foto di ricordi e nuovi posti in cui voler andare. Tutto questo mi rende molto instabile... anche se ha -un quel non so che- di liberatorio e rilassante, in fondo perché fasciarsi la testa prima di rompersela (eh quanta saggezza popolare sprigiono per adesso)!
Ora penso che andrò a fare una merenda compensatoria, in memoria dei miei aulici pensieri persi improvvisamente...
Ciò che sento sembra una strana poltiglia colorata fatta da cibi consolatori, film d'introspezione, vecchie foto di ricordi e nuovi posti in cui voler andare. Tutto questo mi rende molto instabile... anche se ha -un quel non so che- di liberatorio e rilassante, in fondo perché fasciarsi la testa prima di rompersela (eh quanta saggezza popolare sprigiono per adesso)!
Ora penso che andrò a fare una merenda compensatoria, in memoria dei miei aulici pensieri persi improvvisamente...
giovedì 14 febbraio 2013
Incontentabili desideri volanti
In un modo o nell'altro sembra che trascorriamo il nostro tempo a lamentarci e desiderare quello che hanno gli altri.
Pensiamo che ciò che abbiamo non è perfetto, ha sempre qualche piccolo graffio che ci da terribilmente fastidio, mentre agli altri è toccata la migliore scelta, lucida e senza imperfezioni.
Perché non siamo mai contenti, mi chiedo. L'uomo ha questa assurda e patetica caratteristica di guardarsi sempre intorno e valutare ciò che non è suo, invece di ascoltare e comprendere fino in fondo la voce che proviene da molto più vicino, da dentro il proprio cuore o il proprio spirito.
La verità è che non ci hanno insegnato a amarci veramente e apprezzare le nostre scelte, ma ci hanno sempre imposto una competizione forzata, frivola e distaccata, così da arrivare sempre primi per avere la migliore scelta. La migliore di cosa, la migliore per chi e rispetto a chi?
Non dovremmo confondere la volontà di migliorarci con l'ossessione di essere primi, perfetti e invidiabili agli occhi degli altri.
La cosa migliore è quella che è perfetta per te, per cui dobbiamo smetterla di sentirci inferiori e desiderare la felicità altrui, perché quando abbandoneremo la nostra strada per seguire quella di altri, di sicuro al primo bivio ci accorgeremo di come il sentiero perfetto fosse solo una facciata, uno specchio per le allodole, una trappola per turisti.
A cosa sarà valsa una vita di invidia e frustrazione?
Penso che amare ciò che ci appartiene sia il miglior modo di vivere la vita appieno, godendo dei nostri fiori di campo e dando valore al nostro giardino sassoso. Sarà forse troppo spicciolo e ingenuo tutto questo, ma le cose perfette e articolate fanno parte solo del mondo sei sogni. La realtà in fondo è molto semplice.
venerdì 8 febbraio 2013
Ho una nuova luce negli occhi
Ho una nuova luce negli occhi
Lo scrivo perché voglio ricordarlo se mai questa luce dovesse spegnersi
Ho questa nuova strana sensazione come se tutto dovesse andare bene d'ora in avanti... so che è un po' troppo per me, ma è davvero una cosa così bella che non riesco a farne a meno.
Forse è così che deve sentirsi la roccia scaldata dal sole... nuda eppure potente, consapevole di essere l'unica a resistere all'arsura... Troppo ingenuo da parte mia pensare a questa forza come se fosse davvero in mio possesso, ma se non ora, quando potrò averla... Se non è adesso il momento non lo sarà mai più.
Ho una nuova luce negli occhi che ha reso il mio limbo un paradiso e l'inverno ha un freddo quasi piacevole. Adesso la vita è mia e lo sento davvero, ho una sudorazione e un battito che lo dimostrano, prima ero fredda e letargica, uno spettro di me stessa che avanzava senza meta per la via della sopravvivenza.
Voglio ricordare questa sensazione e guardarmi indietro sapendo di avere avuto una nuova vita tutta da gustare, addolcire, da sgranocchiare e godere.
Lo scrivo perché voglio ricordarlo se mai questa luce dovesse spegnersi
Ho questa nuova strana sensazione come se tutto dovesse andare bene d'ora in avanti... so che è un po' troppo per me, ma è davvero una cosa così bella che non riesco a farne a meno.
Forse è così che deve sentirsi la roccia scaldata dal sole... nuda eppure potente, consapevole di essere l'unica a resistere all'arsura... Troppo ingenuo da parte mia pensare a questa forza come se fosse davvero in mio possesso, ma se non ora, quando potrò averla... Se non è adesso il momento non lo sarà mai più.
Ho una nuova luce negli occhi che ha reso il mio limbo un paradiso e l'inverno ha un freddo quasi piacevole. Adesso la vita è mia e lo sento davvero, ho una sudorazione e un battito che lo dimostrano, prima ero fredda e letargica, uno spettro di me stessa che avanzava senza meta per la via della sopravvivenza.
Voglio ricordare questa sensazione e guardarmi indietro sapendo di avere avuto una nuova vita tutta da gustare, addolcire, da sgranocchiare e godere.
venerdì 1 febbraio 2013
Come una diversa cecità
La nebbia rapisce ogni forma e contorno dissolvendo tutto in un muro di sporco bianco.
Uccide le ombre e gli animi sostituendoli con goccioline di umido e freddo.
Alzare gli occhi al cielo che non c'è più fa quasi paura, lei ci sovrasta e rende l'aria gelida, dura e feroce.
Sembra che la nebbia attutisce anche i suoni, racchiude tutto come un velo leggero ma coprente, pare di essere dentro un grandissimo vaso smerigliato, dove i rumori sbattono contro le pareti e vengono inghiottiti dal nulla.
La nebbia mi ha sempre fatto pensare a "Cecità" il romanzo di Josè Saramago... ogni volta ho davanti agli occhi tutto questo bianco e puntualmente penso alle parole incredibili di quel libro, alla strana cecità che ha colpito i personaggi... Tutto era bianco, come avvolti da una coltre di nebbia, una cecità bianca.
Chissà cosa c'è oltre quel muro bianco...
Mi piace pensare che fuori da questo teatro offuscato ci sia un posto migliore, dove vengono nascosti tutti i suoni e gli oggetti che la nebbia rapisce durante la notte.
Un giorno, forse domani, forse tra qualche mese, la cecità finirà e si vedranno di nuovo i colori.
Uccide le ombre e gli animi sostituendoli con goccioline di umido e freddo.
Alzare gli occhi al cielo che non c'è più fa quasi paura, lei ci sovrasta e rende l'aria gelida, dura e feroce.
Sembra che la nebbia attutisce anche i suoni, racchiude tutto come un velo leggero ma coprente, pare di essere dentro un grandissimo vaso smerigliato, dove i rumori sbattono contro le pareti e vengono inghiottiti dal nulla.
La nebbia mi ha sempre fatto pensare a "Cecità" il romanzo di Josè Saramago... ogni volta ho davanti agli occhi tutto questo bianco e puntualmente penso alle parole incredibili di quel libro, alla strana cecità che ha colpito i personaggi... Tutto era bianco, come avvolti da una coltre di nebbia, una cecità bianca.
Chissà cosa c'è oltre quel muro bianco...
Mi piace pensare che fuori da questo teatro offuscato ci sia un posto migliore, dove vengono nascosti tutti i suoni e gli oggetti che la nebbia rapisce durante la notte.
Un giorno, forse domani, forse tra qualche mese, la cecità finirà e si vedranno di nuovo i colori.
mercoledì 30 gennaio 2013
Passaggio o fine
Pensando bene alla morte mi accorgo che essa è in fondo molto semplice, talmente veloce e facile rispetto alla vita, credo sia proprio per questo che appare così tremenda e immensa.
La morte non da il giusto valore ad un'intera vita di lotte, pianti e sorrisi.
Anche quando la vedi e sai che sta arrivando, in un attimo riparte senza far rumore e lascia tutti attoniti, impotenti e inconsapevoli.
L'attimo in cui la vita se ne va e la morte la porta via con se nessuno lo vede veramente, ci sembra che ci sia un respiro, che forse non è ancora il momento ma sarà quel minuto dopo, non proprio quello in cui ci è sembrato che il freddo gelasse il cuore.
La negazione è la prima conseguenze della morte. La morte non ti da il tempo di essere sicuro.
Dopo cala il silenzio e il mondo inizia a girare lentamente, riprende a vivere, la morte è già andata via da tempo e devi crederci per forza. La rassegnazione può avere velocità incostanti.
Tutto questo tempo di vita spezzato in un solo veloce e piccolissimo secondo, è per questo che l'uomo ha bisogno di credere che non è tutto finito. Non si può cancellare tutto. Se dopo la vita ci fosse il nulla, il semplice atto della morte turberebbe per sempre molti di noi, forse alcune persone non accetterebbero mai di non aver capito che fosse quello il momento, proprio quello in cui hanno pensato che invece ci fosse ancora tempo.
E se dopo quell'attimo veloce, la morte ci portasse in un altro posto, un luogo dove potremmo essere ancora qualcosa, in memoria di quel qualcuno che eravamo in vita...
Tutto questo aiuta l'uomo a rassegnarsi che quel momento sia solo un passaggio, avviene così velocemente proprio perché è solo una porta e non serve sostare a lungo sull'uscio di una nuova era.
La morte non da il giusto valore ad un'intera vita di lotte, pianti e sorrisi.
Anche quando la vedi e sai che sta arrivando, in un attimo riparte senza far rumore e lascia tutti attoniti, impotenti e inconsapevoli.
L'attimo in cui la vita se ne va e la morte la porta via con se nessuno lo vede veramente, ci sembra che ci sia un respiro, che forse non è ancora il momento ma sarà quel minuto dopo, non proprio quello in cui ci è sembrato che il freddo gelasse il cuore.
La negazione è la prima conseguenze della morte. La morte non ti da il tempo di essere sicuro.
Dopo cala il silenzio e il mondo inizia a girare lentamente, riprende a vivere, la morte è già andata via da tempo e devi crederci per forza. La rassegnazione può avere velocità incostanti.
Tutto questo tempo di vita spezzato in un solo veloce e piccolissimo secondo, è per questo che l'uomo ha bisogno di credere che non è tutto finito. Non si può cancellare tutto. Se dopo la vita ci fosse il nulla, il semplice atto della morte turberebbe per sempre molti di noi, forse alcune persone non accetterebbero mai di non aver capito che fosse quello il momento, proprio quello in cui hanno pensato che invece ci fosse ancora tempo.
E se dopo quell'attimo veloce, la morte ci portasse in un altro posto, un luogo dove potremmo essere ancora qualcosa, in memoria di quel qualcuno che eravamo in vita...
Tutto questo aiuta l'uomo a rassegnarsi che quel momento sia solo un passaggio, avviene così velocemente proprio perché è solo una porta e non serve sostare a lungo sull'uscio di una nuova era.
Iscriviti a:
Post (Atom)

















