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venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


venerdì 29 gennaio 2016

Pensieri ritrovati e bozze andate a male. Sei mesi dopo

Ancora una volta mi accorgo di aver sbagliato tutto
prima i tempi, poi anche i modi, i calcoli profetici e le possibilità
Sembrava andare tutto liscio
in gamba ragazza, carica!

Non può essere sempre così a quanto pare.
Arriverà mai quel giorno in cui tutto coinciderà alla perfezione, così che io possa finalmente starmene distesa su un'amaca a bere un mojito?! 

Ansia e stress sono legati lì, insieme, in quel punto dolorante dell'intestino,
ho comprato ben 24 miliardi di fermenti vivi ma che forse sono un po' pigri.
Mangerò patate e carote ancora una volta,
chissà magari sedentarietà e colite possono far bene alla prova costume.

Le sere si concludono così, al caldo e zanzare,
la gente non ha ancora smesso di camminare, sento i loro passi sotto il portico:
tacco 12 pronto per una festa in centro,
passo svelto di sandali che tornano a casa dopo un aperitivo in piazza,
poi qualcuno canta e qualcun'altro litiga.

Sotto la sedia un peso viola da 2 kg, un giorno l'ho comprato sperando di usarlo,
ieri l'ho cercato, l'ho trovato in fondo all'armadio dopo anni.
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
tre minuti per braccio è stato tutto il mio allenamento, forse sul sinistro solo due, ma ho deciso che mi impegnerò di più...

Ecco ho perso i pensieri
ultimamente mi succede spesso, sono lì che faccio cose e parlo con la gente e d'improvviso il mio cervello si spegne, si addormenta credo e perdo i pensieri e le parole di botto,
sarà che sto invecchiando, ma per la demenza mi sembra un po' troppo presto.

Questo succede quando di pensieri ne hai troppi e dentro la testa non c'è più spazio.
Che poi il mio cervello è proprio come me, possiede un suo ordine creativo e non posso farci niente, ma ogni tanto dice basta e si ferma un attimo per rimettere ordine e ricollegare le idee, perché in fondo ci tiene poi a ritrovarle.
E così eccomi qui a ricollegare, rimodellare e scrivere cose senza senso.


°°°
Manco da troppo tempo. 
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!

Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!

photocredit: Pinterest

mercoledì 11 febbraio 2015

BRADIPI Essere lenti anche per fare la cacca

Mi piacerebbe essere come voi che correte tutto il giorno a pranzo un panino e poi non vedete più dove mettete le chiavi di casa. Invece io me la prendo comoda, sempre. 
Sosto più del dovuto su un pensiero, mi piace parlare, parlo troppo, le mie chiavi sono sempre nello stesso posto e non rimango mai chiusa fuori di casa. 
Gli imprevisti mi succedono ogni tanto e la mia comodità si frantuma dal basso, ora che faccio? 
Mi piacerebbe essere pronta a tutto, essere in mille posti contemporaneamente, alcune persone ci riescono davvero, in questo modo non dovrei di continuo dire "no non posso".
Pure mia madre lo diceva sempre che ero nata comoda, in ritardo come al solito fin dalla nascita, si stava troppo bene in piscina. 
Mi piacerebbe correre ed essere veloce, memorizzare in fretta, leggere tutto e ricordarlo davvero, vedere molte persone e avere con loro qualcosa da concordare, organizzare, decidere, discutere.
Eppure me la prendo comoda e quando il mio guscio inizia a starmi stretto, allora cerco un posto più grande dove rintanarmi, ma non sempre lo trovo, così esco fuori nel mondo dove tutti corrono, ma io sono lenta. 
Osservo troppe cose, guardo la gente in faccia, leggo i cartelli pubblicitari, arrivo alla meta con mille cose in testa che sembra già trascorsa una giornata intera, invece sono solo all'inizio. Sono già stanca.
Ci provo a correre come tutti, ci provo a fare molte cose in modo da organizzarmi i minuti, per poi la sera essere così stanca da addormentarmi nella vasca da bagno, per poter dire "oggi ho fatto tutto, non voglio più pensare", però sono sempre più lenta degli altri.

Ogni tanto vorrei tornarmene in piscina, l'acqua è il mio elemento, sa essere molto lenta e i corpi immersi in acqua sembrano leggeri, tranquilli senza fretta. 
In una vita passata sono stata una sirena.

Cosa può diventare una sirena senza l'acqua, senza la coda, con due gambe e due braccia troppo lunghe rispetto al corpo?
Oggi sono un bradipo.

Lo sapevi che...


Sembra che circa 5-8 milioni di anni fa esistessero bradipi acquatici che si spingevano sul fondo marino per nutrirsi di alghe.
Sulla pelliccia dei bradipi che vivono nel Sud America e nell'America centrale crescono perfino delle piccole alghe, di cui si nutrono per integrare la loro dieta di lipidi.
Non hanno fretta neanche di espletare i loro bisogni fisiologici, alcune specie fanno la cacca ogni 5 giorni, altre addirittura aspettano tre settimane. 
La cosa strana di questi bradipi del centro e sud America è che i bisogni li fanno a terra, sprecando quasi l'8% del loro bisogno energetico giornaliero per scendere dall'albero e poter andare in bagno.
Inoltre scendere dagli alberi li espone a molti pericoli, i predatori ci mettono un attimo a papparseli, lenti come sono e indifesi senza i lori rami alti.
Eppure decidono di scendere faticosamente a terra per fare la cacca. Perché non la fanno direttamente dall'alto?
Sono forse molto educati o preferiscono un posto più comodo per defecare? Non sembrerebbe.
Uno studio della University of Wisconsin-Madison ha ipotizzato che questo comportamento sia utile per poter attuare una simbiosi con alcune farfalline (Piralidi). Ecco come funziona:
I lenti bradipi scendono faticosamente dall'albero, dopo un mesetto di stitichezza, una volta a terra si prendono il loro tempo per liberarsi dalle feci, ai piedi dell'albero.
Le feci costituiscono un luogo di benessere e una nursery perfettamente organizzata, in cui le piccole amiche dei bradipi, le Piralidi, possono depositare le loro larve, che una volta schiuse vengono nutrite sulla cacca stessa.
Le larve crescono e le farfalline sono pronte per volare e raggiungere i rami più alti degli alberi dove, proprio sulla pelliccia dei bradipi, avviene il loro accoppiamento.
Ebbene sì, sembrerebbe uno sfruttamento altro che simbiosi.
Invece pare che queste farfalline apportino azoto alla pelliccia del bradipo favorendo la crescita delle alghe, molto importanti per il bisogno energetico dell'animale.
Non è ancora chiaro come le farfalle possano apportare questa quantità di azoto, si è ipotizzato che possa derivare dallo sterco dei bradipi che le Piralidi trasportano con loro, oppure dagli stessi escrementi delle farfalline depositati sulla pelliccia dell'animale.
Insomma niente sembra essere lasciato al caso, neanche l'essere così lenti.

Essere un bradipo è uno stile di vita!




credits:
National Geographic "Le deiezioni pericolose"
National Geographic "Some Ancient Sloths Ventured Into the Ocean, Study Says"
photocredit: Liz Climo

martedì 8 luglio 2014

Quando si costruivano le altalene era tutto più bello

Caro nonno era tutto più bello quando il mio unico obiettivo era farti costruire un'altalena in campagna con mezzi di fortuna. Non eri mai convinto della richiesta chissà perché, ma ogni volta, ogni anno, mi costruivi una ciondolante altalena appesa ad un albero di ulivo. La costruivi con lacci di corda e nastri di plastica nera. Quell'altalena non andava mai nella direzione giusta, si sbatacchiava di qua e di là ai rami dell'albero, poi si incrociavano le corde e ti sbatteva a terra come una sorta di cavallo indomabile e invece di dondolare avanti e indietro assumeva un movimento tutto suo in orizzontale contro il tronco.
L'estate successiva puntualmente i pezzi dell'altalena erano diventati panche o sedili improvvisati e di corsa dal nonno per farmene costruire un'altra, però migliore questa volta mi raccomando nonno! 
Mi ricordo di quella che, finalmente, aveva assunto perfettamente il ruolo di dondolo estivo, le corde tenevano più stabile la struttura e quella volta nonno ti eri impegnato di più ammettilo. La tavola di legno aveva dei buchi dove far passare le corde così non si sarebbero più incrociate e tutto infatti rimaneva lì fisso, a farla dondolare ci voleva un certo allenamento. 
E vai di dondolio perenne! 
Chissà poi che fine ha fatto quell'altalena così ben costruita, l'anno dopo tu eri troppo stanco e io ormai troppo cresciuta per chiederti un'altalena. 
Oggi nessun dondolo cigola sotto gli alberi, le corde non ci sono più e la legna la bruciamo, facciamo spazio per i ricordi, lasciamo i prati puliti per poterli guardare da lontano.
Mi mancano le altalene nonno. 


venerdì 7 marzo 2014

Come NON allevare le lumache -una storia di bava-

Un giorno ho trovato due lumache nell'insalata (quelle senza guscio per intenderci, i lumaconi che spuntano dopo la pioggia), così ho deciso di allevarle in un terrario improvvisato dentro una bottiglia di plastica.
Non sono morte. Sono scappate, in qualche modo, ci sono riuscite. 
Oppure si sono mangiate a vicenda. Oppure si sono disciolte magicamente nel terriccio. Qualsiasi altra ipotesi è ben accetta. 
Questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose.

La lumaca adulta l'avevo chiamata Giorgio/a, credevo fosse ermafrodita come la maggior parte delle lumache, la lumachina mignon invece, con grande interesse e fantasia si era beccata lo stesso nome, ma adatto alle sue dimensioni, ovvero Giorgino/a (per lo stesso motivo di prima, ho supposto fosse ermafrodita).

Le giornate scorrevano tranquille con i miei nuovi amici.
Avevo costruito un terrario degno del miglior riciclo, il terriccio lo avevo recuperato dal vasetto del mio amato Bonsai, morto prematuramente forse per mancanza di sole e non di amore. Non ha avuto tempo di firmare le sue ultime volontà ma di sicuro sarebbe stato felice di donare il suo terriccio a delle indifese lumache orfane. Per rendere più confortevole quel pezzettino di campo in miniatura ero riuscita perfino a metterci delle pietruzze di fiume e piccoli ciottoli, direttamente recuperati dalla mia collezione estiva. 
Era tutto così bello, donavo il mo affetto completamente a Giorgio/a e Giorgino/a, annaffiavo con regolarità il terrario per mantenerne l'umidità, esponevo alla luce la mezza bottiglia di plastica, compravo la loro insalata preferita, così da non fargli mancare un'alimentazione corretta.
Insomma la vita sembrava scorrere magnificamente...
Poi un giorno mi accorsi che Girgino/a si nascondeva sotto le pietruzze e non veniva fuori nemmeno per mangiare o quando innaffiavo il terrario, già da lì ho iniziato ad avere qualche sentore, mi puzzava questo comportamento (e non solo perché puzzavano le lumache).
Ad un certo punto Giorgino/a scomparve, l'ho cercato sotto le pietre, sotto le foglie di lattuga, sotto il terriccio dove era solito stare, ma niente, nessuna traccia di bava sulle pareti, nessuna traccia sul davanzale della finestra, scomparso.
L'unica ipotesi plausibile era che fosse scappato attraverso i buchi della pellicola che avevo posto sull'improvvisato terrario, ma perché abbandonarmi così, improvvisamente e senza nemmeno un biglietto di addio! Sono stata giorni a tormentarmi su cosa avessi sbagliato con lui, era troppo piccolo forse, aveva bisogno di più affetto o di meno acqua... Giuro mi ero informata tantissimo su come fare.
Con tanta tristezza non restava che rassegnarmi al presunto rapimento alieno di Giorgino/a e dedicarmi all'unico superstite del piccolo ecosistema in bottiglia. 
Così tutta speranzosa ammiravo Giorgio/a nelle sue giornate da nullafacente sotto le foglie di lattuga verde, che cambiavo regolarmente con attenta cura materna, ma forse non lo ero abbastanza, perché ad un certo punto anche Giorgio/a iniziò a non mangiare più e a nascondersi sotto anfratti illusori scovati nel terriccio del Bonsai. Panico. Dolore profondo e tristezza infinita. Non sapevo che fare. Non poteva abbandonarmi anche Giorgio/a. Non potevo lasciarlo morire/sparire/rapire/liquefare... ecc!

Purtroppo i miei sospetti furono del tutto fondati quando una mattina trovai con sgomento il terrario vuoto, un piccolo desolato pezzettino di terra completamente vuoto, umido e freddo. 
Anche Giorgio/a non c'era più. Fuggito, rapito, morto... Non potevo accettarlo.
Ho atteso giorni e giorni, continuando ad annaffiare quel piccolo paesaggio inerte, cercando delicatamente tra le pietruzze e il terriccio il mio amichetto, magari era semplicemente a riposo sotto terra (non nel senso di morto, che avete capito!). Invece tutto fu inutile. 
Ancora oggi non so se sentirmi in colpa per averli fatti secchi (proprio secchi nel senso di prosciugati) o sentirmi in colpa per non essere stata capace di dare amore a sufficienza, a due piccoli e viscidi animaletti tanto carini. Voglio credere che Giorgio/a e Giorgino/a siano ancora vivi e che siano stati talmente scaltri da riuscire a sfuggire. 
Non so, però anche gli alieni potrebbero averci messo lo zampino!

Morale della storia: Non allevare esseri viventi, piante o animali, se non sei capace. 
A mia discolpa voglio dire che il mio intento era solo quello di salvare le lumache dalla spazzatura e da una morte "certa" ben più atroce. 

Ciao Giorgio/a, Giorgino/a insegnate agli angeli come sbavacchiare in giro
Lumaca del genere Limax - proprio come i miei amichetti - 

lunedì 27 gennaio 2014

Domande reali sul futuro Italiano

Vorrei fare una domanda a chi di dovere, una domanda a cui però ci deve essere una risposta chiara, concisa e soprattutto realistica.
Quali sono le effettive prospettive di lavoro in Italia?
Sebbene molti hanno già chiesto la stessa cosa a qualche luminare o ai loro padri, io non ho mai letto o sentito una reale risposta, fondata su un percorso vero con punti di arrivo, contrassegnati da una pietra o una croce, che indicano il limite massimo della vetta, invece che suggerimenti di sogni rimasti vaganti.
Io penso che questa domanda dovrebbe essere fatta da tutti e si dovrebbe istituire un ente, qualcuno che ne sa insomma, per avere una risposta certa adatta ad ognuno di noi.
Ora certo sono consapevole che viviamo in tempi difficili, c'è la crisi, c'è la mezza età italiana che sembra essere immortale, ci sono gli anziani che alle votazioni ci vanno solo loro, perché conta come uscita domenicale del post-messa e ci sono i raccomandati e i baroni all'università, fin qui ho capito tutto.
Dopo questo elenco però mi sono persa completamente, perché non è possibile che le parole italiane spariscono al vento e servono esclusivamente per condannare e rattoppare invece che per creare, rassicurare, fare.
Quindi vorrei proprio chiedere a qualcuno che cosa ne sarà del mio futuro?
Ti passano accanto anni e anni di studi infiniti, studi che inizi controvoglia perché sai che non ti porteranno a niente, ma quando li finisci non hai mica finito, perché poi devi completarli con una specializzazione, che però non ti da nessuna esperienza per cui devi chiedere un prestito per fare un master di un anno con il quale, ti promettono, farai un prestigioso stage che ti permetterà, dopo, di avere un lavoro. Purtroppo lo stage non è pagato e nel mentre la tua famiglia continua a pagarti da vivere, per i più fortunati, per gli altri ci sono i lavori serali da cameriere o barista, dopo lo stage pensi di trovare lavoro il mese successivo e invece continuano a dirti che non hai abbastanza esperienza o che non assumono nessuno per il momento, però puoi lavorare gratis, così ti fanno fare esperienza e forse dopo c'è la possibilità di un contratto fisso. Insomma questo ormai è quello che ti dicono ancora prima di finire il liceo, anzi ancora prima di iniziarlo: sembra che la società italiana abbia attuato questa sorta di lancio del boomerang, contribuendo a schiacciare i giovani sempre di più, rendendoli insensibili, apolitici, pigri, egoisti e tremendamente insicuri.
Quando la mezza età dell'italia non ci sarà più, o quando sarà troppo vecchia per avere voce in capitolo, che società avremo? Chi saremo noi giovani all'interno della società?
Saremo giovani di mezza età che ancora aspettano un lavoro fisso, saremo giovani che ascoltano la buona musica degli ideali e dei sognatori ma che hanno rinunciato ai propri sogni; giovani uomini e donne che si sono accontentati di un lavoro veloce e pronto subito invece di seguire la strada più difficile? Saremo persone senza memoria, affidati completamente all'uso di una memoria tecnologica che ha già iniziato a plasmarci?
Sarà una società di giovani di mezza età, con pochi figli piccoli, che vedranno i propri genitori giusto il tempo di una cena veloce davanti alla televisione, invecchiare senza un sorriso, lavorare fino a 70 anni ormai con troppa esperienza e troppe disavventure alle spalle, cinici e non curanti delle piccole cose?
Io non voglio essere una giovane di mezza età senza un sogno e senza un futuro, che per avere una parvenza di famiglia adotta un cane invece che avere un figlio, che non potrebbe mantenere.
Spero che qualcuno abbia una risposta alla mia domanda e spero che nelle scuole non sia fatto terrorismo psicologico senza fondamento ma che sia spiegata la reale situazione dei fatti e le possibili soluzioni concrete.
Non voglio essere una giovane di mezza età con la sindrome dell'adolescenza lunga, io voglio far parte di questa società adesso, voglio poter parlare con gli uomini di esperienza e voglio imparare adesso, per poter lavorare oggi stesso e diventare qualcuno domani.
Permetteteci di diventare come voi, uomini e donne lavoratori con esperienza diretta, con errori e correzioni che fanno parte della vita.
Non chiudeteci la porta in faccia, non cestinate i nostri curriculum, noi abbiamo solo bisogno di fiducia, di esperienza e di un futuro.






lunedì 16 dicembre 2013

Solido ma ondeggiante

Mi chiedo cosa siano veramente i legami. 
Forse sono molte cose, a volte sono delle persone, semplici muri, luoghi, elementi naturali, ricordi di un tempo finito o mai vissuto, una strada, una memoria... 
Ma in fondo cosa significa veramente avere legami? 
Una risposta sola credo non ci sia, più che altro ci sono interi racconti di cui potremmo servirci per definire i nostri legami. Sono racconti che da sempre abbiamo ascoltato, da piccoli e da grandi, per conto di persone a noi care o persone incontrate un giorno su un treno, il mondo intero racconta i suoi legami, non si può fermare il flusso di racconti associati ai "legami".
Io credo che gli uomini siano un po' come gli alberi, legati inesorabilmente al luogo in cui sono nati e cresciuti, un legame vitale, essenziale senza scampo alcuno. Le radici degli alberi sono la base da cui tutto ha avuto inizio, a partire da un semplice seme finito per caso in un luogo fertile dalle condizioni perfette, una volta stabilito il seme inizia a germinare e a mettere "radici", nasce così la sua dimora, il suo legame e la sua base culturale, tutto ciò che lo lega a quel luogo lo rende l'albero che sarà un giorno. 
Questo racconto della vita di un albero però potrebbe trarci in inganno e farci credere che un albero sia fermo senza speranza alcuna, immobile, come bloccato dalla sua stessa base vitale, ostacolato dalle sue stesse radici, io penso invece che non sia così... Un albero non è fermo, è saldo sì, è possente, ma le sue fronde possono ondeggiare, muoversi seguendo il flusso della natura e piccole parti di esso saranno presto ovunque, trasportati dal vento, dai soffi continui delle stagioni, condotti in avventurosi viaggi dagli insetti impollinatori, in foglie volanti che colorano la dimora di altri alberi. 
L'essenza dell'albero sarà nel vento, nel respiro della natura, nell'acqua dei fiumi, ospite gradita di molti animali...
Anche all'uomo è concesso tutto questo... I legami possono renderlo forte, apparentemente fermo, ma le fronde della sua intelligenza non saranno mai bloccate, esse ondeggeranno nel mondo e si espanderanno ovunque l'uomo voglia andare. 
Le radici e i legami della nostra vita sono la nostra forza e non il nostro carcere. 
Ho sentito dire che oggi bisogna essere "cittadini del mondo", una strana frase che mi ha sempre portato a milioni di pensieri e curiosità, quasi scientifica, nei confronti delle persone che si professano tali. 
Credo sia arrivato il tempo anche per me di entrare a far parte di questa comunità mondiale, in fondo lo sono già da molti anni ma adesso serve solo il coraggio di lasciarsi condurre dalle correnti. 
Ho capito cosa vuol dire tutto questo: è come essere abitanti di ogni luogo, lontano dai tuoi legami, ma mai staccato dalle tue radici. Vivo e saldo come un albero ma ondeggiante al vento, donatore di semi e colori, presente in ogni forma, costruttore di altre realtà. 


domenica 10 novembre 2013

Laurus della vittoria

Non c'è più nessun passato che mi insegue, niente più gabbie e circoli chiusi.
Bellissimo riuscire finalmente a vedere il futuro nel presente e smetterla così di aspettare e sognare qualcosa quasi immaginario.
Infatti oggi il futuro è proprio qui, tra le mie mani, lo posso toccare e personalizzare come più mi piace, perché adesso c'è tutto quello che ho sempre cercato e sembra che ogni cosa si sia posizionata esattamente al suo posto, in equilibrio con il resto del mondo.
Davvero l'universo ha ricominciato a muoversi verso di me, in modo costante e perfettamente allineato con le mie scelte. Ho da tempo aspettato e desiderato ogni cosa, così come si sta creando adesso.
La nebbia non mi fa più paura, le nuvole non mi turbano perché ora seguo un sentiero rigoglioso quasi troppo perfetto per essere reale... Mentre cammino su di esso si alza molta polvere, come se stessi cavalcando verso l'orizzonte, impavida e sicura di non essere disarcionata, questa volta no.
Conosco questo destriero, da sempre ho creduto, ho sognato, ho sperato di cavalcarlo perciò adesso non ci sarà nessun vacillamento, oggi vado avanti, impaziente, con il sole in faccia e la tempesta dietro le mie spalle.
Tutto questo è meraviglioso.

venerdì 19 luglio 2013

Odore di case che ricordano cose

Non ho mai capito perché gli odori delle case degli altri mi suscitano una immediata reazione di inadeguatezza. Forse è ansia mista a tristezza.
Sono sensazioni molto strane che nascono improvvisamente da dentro la pancia e arrivano immediatamente al cervello, in quell'angolo buio dove teniamo i nostri scrigni.
Un posto segreto in cui nascondiamo quelle ansie insensate nate da un gesto, un fatto, una parola che un giorno ci ha fatto stare male o semplicemente ci ha fatto pensare.
Non ci ricordiamo più cosa è accaduto, sono ricordi ormai dimenticati, ma le sensazioni rimangono, quelle non vanno mai via sono infatti ben conservate pronte a saltare fuori in un momento qualsiasi, così da farci avere memoria di ciò che abbiamo provato in passato.
L'olfatto è un senso molto importante per me, forse in un'altra vita sono stata un segugio.
Sentire gli odori è qualcosa che mi fa accumulare ricordi ed esperienze, immagazzinare gli odori crea in me una sorta di protezione naturale che regola  il mio istinto e il mio modo di agire nelle situazioni sconosciute, in cui puoi fidarti solo dei tuoi sensi.
Non saprei dire perché l'odore delle case degli altri mi fa questo effetto, forse perché mi manca una mia casa, un luogo che possa sviluppare il proprio caratteristico odore che sarebbe parte di me e che riconoscerei come un odore sicuro, un luogo di rifugio.
Chissà quale dei tanti cassetti dei ricordi fa scattare questo tipico odore di case altrui, la tristezza forse in questo caso non è una sensazione negativa, magari è solo nostalgia e voglia di casa mia, della mia famiglia, desiderio di un ritorno alle origini ma con delle scarpe nuove.



martedì 30 aprile 2013

Per fare un albero ci vuole un blog -CO2 neutral-


Parole virtuali in cambio di un albero vero.
Questa è una bellissima iniziativa che ho recentemente scoperto tramite l'attenta pratica dello "sbirciare blog altrui", per poi compiacermi di non essere l'unica persona -emotivamente disturbata- soggetta alla tentazione di scrivere un blog (o molti blog).
Tutto ciò che implica il verde, l'ambiente e l'ecosistema mi riguarda, anzi ci riguarda tutti, anche se nessuno di noi ci pensa così tanto, ammettiamolo.
Durante le nostre giornate distratte lente o veloci che siano, non capita spesso di  riuscire a soffermarsi sul valore essenziale che ha l'ambiente che ci circonda.
Ad esempio non pensiamo mai che un mozzicone di sigaretta che buttiamo a terra è un rifiuto altamente tossico e quindi inquinante, non valutiamo mai quanto sia importante chiudere l'acqua del rubinetto se non ci serve o fare una buona raccolta differenziata, comprare detersivi e prodotti non inquinanti e possibilmente biodegradabili, evitare di prendere la macchina se possiamo spostarci a piedi o in bicicletta, o con i mezzi pubblici... Sono piccole cose che ognuno di noi potrebbe fare, che di certo non cambieranno il mondo domani, ma migliorano il nostro stile di vita e aiutano ad avere un futuro migliore, per noi stessi e per chi verrà dopo.
Non è necessario essere attivisti o far parte di un'associazione, credo che nel nostro piccolo mondo tutti noi possiamo essere coinvolti in prima persona, a partire dalla nostra casa, dal nostro luogo di lavoro, dalla nostra piccolissima postazione nell'universo.
Ebbene perché non rendere "ecologico" anche il nostro blog!
A quanto pare visitare un blog su internet produce emissioni di CO2, (è come se avessimo una ciminiera che fuoriesce dai nostri pc?!)
Non è proprio così, in effetti l'emissione di anidride carbonica è causata da una congiunzione di molte cose necessarie per poter appunto entrare in un blog: insomma ci vuole la luce elettrica per prima cosa! Le centrali elettriche che usano i combustibili fossili, cioè fonti non rinnovabili come petrolio, gas naturale e carbonio, per produrre appunto energia elettrica, emettono CO2. Naturalmente non è il solo utilizzo del nostro computer di casa a causare questa produzione così importante di gas serra, ma la causa maggiore è l'utilizzo dei server che sono necessari per farci svolgere tutte quelle operazioni, ormai diventate vitali, sui nostri pc, in quanto i server devono funzionare sempre, tutto il giorno e tutta la notte e naturalmente per farlo hanno bisogno di corrente elettrica.
Questa iniziativa proposta da "doveconviene.it"si impegna a piantare un albero per ridurre le emissioni di CO2 "prodotte" dai nostri siti, un albero ha infatti l'importante missione di assorbire anidride carbonica, tramite la fotosintesi, rilasciando ossigeno, per noi fonte vitale.
Questi alberi fanno parte di un progetto di riforestazione che è in atto in Germania, precisamente a Göritz e sono delle bellissime querce.
Le querce mi riportano a lontani momenti passati, quando da bambina mi nascondevo sotto la mia "grande quercia". Mi piace pensare che tutti da bambini abbiamo avuto una nostra quercia, almeno una volta!

CO2 neutral -  blog ad impatto zero -







photocredits: co2neutral