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venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


martedì 8 luglio 2014

Quando si costruivano le altalene era tutto più bello

Caro nonno era tutto più bello quando il mio unico obiettivo era farti costruire un'altalena in campagna con mezzi di fortuna. Non eri mai convinto della richiesta chissà perché, ma ogni volta, ogni anno, mi costruivi una ciondolante altalena appesa ad un albero di ulivo. La costruivi con lacci di corda e nastri di plastica nera. Quell'altalena non andava mai nella direzione giusta, si sbatacchiava di qua e di là ai rami dell'albero, poi si incrociavano le corde e ti sbatteva a terra come una sorta di cavallo indomabile e invece di dondolare avanti e indietro assumeva un movimento tutto suo in orizzontale contro il tronco.
L'estate successiva puntualmente i pezzi dell'altalena erano diventati panche o sedili improvvisati e di corsa dal nonno per farmene costruire un'altra, però migliore questa volta mi raccomando nonno! 
Mi ricordo di quella che, finalmente, aveva assunto perfettamente il ruolo di dondolo estivo, le corde tenevano più stabile la struttura e quella volta nonno ti eri impegnato di più ammettilo. La tavola di legno aveva dei buchi dove far passare le corde così non si sarebbero più incrociate e tutto infatti rimaneva lì fisso, a farla dondolare ci voleva un certo allenamento. 
E vai di dondolio perenne! 
Chissà poi che fine ha fatto quell'altalena così ben costruita, l'anno dopo tu eri troppo stanco e io ormai troppo cresciuta per chiederti un'altalena. 
Oggi nessun dondolo cigola sotto gli alberi, le corde non ci sono più e la legna la bruciamo, facciamo spazio per i ricordi, lasciamo i prati puliti per poterli guardare da lontano.
Mi mancano le altalene nonno. 


martedì 13 maggio 2014

Quelle volte quando il rumore è positivo

Ci ho riflettuto molto negli anni e ne ho anche avuto prove tangibili, per cui sono arrivata oggi ad una conclusione, per me davvero positiva. 
Ciò di cui sto parlando sono i vantaggi e svantaggi di vivere a ridosso di una grande strada trafficata giorno e notte. Si lo so non è un argomento forte di spiritualità e poesia, o di quanto più profondo esista, ma io credo che tutto questo abbia dei risvolti importanti nella vita quotidiana di ognuno di noi. 
Una volta abituati al motorino che sfreccia rumorosamente a mezzanotte sotto finestra, dopo essersi assuefatti allo scrass cross puf brum dei camioncini della spazzatura e ormai consapevoli che il tremolio della scrivania non vuol dire terremoto ma bensì autobus delle 18:33, il restante dei rumori di strada hanno il loro perché e anche il loro lato positivo.
Mi spiego meglio.
Durante le mie ultime trasferte tra case e città diverse, mi sono sempre ritrovata a vivere in un luogo "tranquillo e silenzioso"a detta dei padroni di casa "ideale per vivere, studiare e riposare la notte" e in effetti è stato così. Il quartiere e il palazzo erano sempre composti da rispettabili vecchiette e poche famiglie con figli ormai troppo grandi per giocare a palla in salotto, ma evidentemente ancora non molto adulti per riuscire a chiudere il portone d'ingresso senza far crollare l'intonaco, la strada su cui si affacciava il palazzo in questione, dopo una certa ora (in cui le vecchiette erano già nella fase rem), era tipo il deserto con balle di erba secca del farwest. Non sentivi una macchina neanche a pagarla, non esistevano persone impavide di passaggio, all'infuori di rassegnati padroni costretti ad uscire in pantofole per far toelettare il proprio cane.
Ebbene tutto sembrerebbe perfetto per una pace quotidiana in cui riuscire a svolgere le proprie mansioni di vita, ma in realtà, fidatevi, è stato estremamente noioso, alienante e del tutto demotivante, ogni volta.
Oggi invece, come si sarà già capito, ho cambiato location per non so più quale -esima volta, quindi ho potuto fare un buon confronto tra le parti e quello che ho realizzato è in effetti ciò per cui finalmente posso dire di sentirmi a casa, o per lo meno come se fosse casa mia, in una città che intendo fare diventare parte di me più di quanto non lo sia già.
I lati negativi di vivere in una strada con traffico nelle ore di punta e inoltre pronto soccorso nelle vicinanze, come già dicevo all'inizio, sono senz'altro i rumori molesti di ogni mezzo di trasporto a motore esistente, per non parlare dello smog che inevitabilmente si respira, ma allora, forse starete pensando, che lati positivi potrà mai avere una via così?!
Di sicuro i miei personali motivi di vantaggio sono molto aiutati dalla posizione ad un piano non proprio sulla strada, ma molto più in alto, della casa e dalla presenza di infissi con doppi e tripli vetri presenti in tutte le stanze, soprattutto ringrazio la buona norma degli autisti di questa città di non suonare il clacson ad ogni incrocio, ma quello che posso dire a mia discolpa è che questa attenta analisi dei lati positivi ha avuto un'ottima conferma emotiva, di cui mi fido più di chiunque altra cosa.
Per arrivare finalmente al punto in questione, ho questa cosa che mi attrae: adoro vivere dove posso vedere la vita degli altri, osservare dalla finestra le persone è come far parte della loro esistenza per pochissimi istanti. Detta così potrebbe sembrare che io sia una guardona, l'impicciona che passa le sue giornate a spiare i vicini dalla finestra, ammettetelo lo avete pensato! 
Naturalmente non lo sono affatto, semplicemente quando si vive in una zona così frequentata è inevitabile e spesso non ne siamo consapevoli, ma la vita degli altri ci scorre davanti agli occhi di continuo, velocemente scompare così come è arrivata, alla fine non sapremo mai il nome o la storia di quelle persone, ma la cosa che rimane è quell'attimo in cui ci siamo sentiti meno soli, in cui abbiamo alzato gli occhi dalla scrivania e abbiamo visto altri mondi oltre il vetro. Tutto questo cambia le giornate, il rumore delle macchine diventa un tutt'uno con il nostro quotidiano e in un certo senso ci fa sentire parte del mondo anche se quel giorno non abbiamo potuto vivere il nostro per chissà quali motivi. 
Abitare in una casa con una strada trafficata accanto non è mai noioso, infatti le vecchiette non hanno il comando del quartiere, forse un po' del palazzo se proprio la sfortuna ci perseguita, per cui non esiste coprifuoco notturno e se la sera decidiamo di andare a buttare la spazzatura incontriamo sempre qualcuno che non è ancora tornato a casa e non vede l'ora di farlo, il vantaggio sta nel fatto che noi invece siamo già in tuta, abbiamo cenato e ci basta attraversare la strada per rimetterci comodi sul divano. Inoltre dopo l'ora di pranzo quando tutti sono già tornati a casa, è sempre possibile ascoltare la musica latino-caraibica proposta dal ragazzo truzzo di turno a bordo della sua macchina stereofonica con bassi alti, altissimi, a me fa sempre tanto ridere, è un attimo poi scatta il verde del semaforo e il tizio preme con tutte le sue forze il piede sull'acceleratore e adios amigo
Insomma non trovate anche voi che tutto questo sia molto meglio di un quartiere "silenzioso e tranquillo" in cui non senti neanche gli uccellini, perché anche loro di certo si annoiano e si spostano altrove a fare i cori uccelleschi di voci bianche. 
Per un ultimo vorrei lasciarvi con una chicca che si presenta assiduamente ogni fine settimana che si rispetti, x-factor lo hanno inventato così: non può mai mancare il gruppo di amici evidentemente molto allegri che, a suon di vino e birra, intonano vere e proprie opere degne dei migliori teatri d'Italia. Spesso c'è anche un solista, un tenore di alto grado, che rimasto indietro dal gruppo o già da solo nel rientro a casa, non limita assolutamente le sue corde vocali e tira fuori suoni canori non ancora inventati, ma devo dire le parole sono molto toccanti. Applausi signori! 





venerdì 7 marzo 2014

Come NON allevare le lumache -una storia di bava-

Un giorno ho trovato due lumache nell'insalata (quelle senza guscio per intenderci, i lumaconi che spuntano dopo la pioggia), così ho deciso di allevarle in un terrario improvvisato dentro una bottiglia di plastica.
Non sono morte. Sono scappate, in qualche modo, ci sono riuscite. 
Oppure si sono mangiate a vicenda. Oppure si sono disciolte magicamente nel terriccio. Qualsiasi altra ipotesi è ben accetta. 
Questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose.

La lumaca adulta l'avevo chiamata Giorgio/a, credevo fosse ermafrodita come la maggior parte delle lumache, la lumachina mignon invece, con grande interesse e fantasia si era beccata lo stesso nome, ma adatto alle sue dimensioni, ovvero Giorgino/a (per lo stesso motivo di prima, ho supposto fosse ermafrodita).

Le giornate scorrevano tranquille con i miei nuovi amici.
Avevo costruito un terrario degno del miglior riciclo, il terriccio lo avevo recuperato dal vasetto del mio amato Bonsai, morto prematuramente forse per mancanza di sole e non di amore. Non ha avuto tempo di firmare le sue ultime volontà ma di sicuro sarebbe stato felice di donare il suo terriccio a delle indifese lumache orfane. Per rendere più confortevole quel pezzettino di campo in miniatura ero riuscita perfino a metterci delle pietruzze di fiume e piccoli ciottoli, direttamente recuperati dalla mia collezione estiva. 
Era tutto così bello, donavo il mo affetto completamente a Giorgio/a e Giorgino/a, annaffiavo con regolarità il terrario per mantenerne l'umidità, esponevo alla luce la mezza bottiglia di plastica, compravo la loro insalata preferita, così da non fargli mancare un'alimentazione corretta.
Insomma la vita sembrava scorrere magnificamente...
Poi un giorno mi accorsi che Girgino/a si nascondeva sotto le pietruzze e non veniva fuori nemmeno per mangiare o quando innaffiavo il terrario, già da lì ho iniziato ad avere qualche sentore, mi puzzava questo comportamento (e non solo perché puzzavano le lumache).
Ad un certo punto Giorgino/a scomparve, l'ho cercato sotto le pietre, sotto le foglie di lattuga, sotto il terriccio dove era solito stare, ma niente, nessuna traccia di bava sulle pareti, nessuna traccia sul davanzale della finestra, scomparso.
L'unica ipotesi plausibile era che fosse scappato attraverso i buchi della pellicola che avevo posto sull'improvvisato terrario, ma perché abbandonarmi così, improvvisamente e senza nemmeno un biglietto di addio! Sono stata giorni a tormentarmi su cosa avessi sbagliato con lui, era troppo piccolo forse, aveva bisogno di più affetto o di meno acqua... Giuro mi ero informata tantissimo su come fare.
Con tanta tristezza non restava che rassegnarmi al presunto rapimento alieno di Giorgino/a e dedicarmi all'unico superstite del piccolo ecosistema in bottiglia. 
Così tutta speranzosa ammiravo Giorgio/a nelle sue giornate da nullafacente sotto le foglie di lattuga verde, che cambiavo regolarmente con attenta cura materna, ma forse non lo ero abbastanza, perché ad un certo punto anche Giorgio/a iniziò a non mangiare più e a nascondersi sotto anfratti illusori scovati nel terriccio del Bonsai. Panico. Dolore profondo e tristezza infinita. Non sapevo che fare. Non poteva abbandonarmi anche Giorgio/a. Non potevo lasciarlo morire/sparire/rapire/liquefare... ecc!

Purtroppo i miei sospetti furono del tutto fondati quando una mattina trovai con sgomento il terrario vuoto, un piccolo desolato pezzettino di terra completamente vuoto, umido e freddo. 
Anche Giorgio/a non c'era più. Fuggito, rapito, morto... Non potevo accettarlo.
Ho atteso giorni e giorni, continuando ad annaffiare quel piccolo paesaggio inerte, cercando delicatamente tra le pietruzze e il terriccio il mio amichetto, magari era semplicemente a riposo sotto terra (non nel senso di morto, che avete capito!). Invece tutto fu inutile. 
Ancora oggi non so se sentirmi in colpa per averli fatti secchi (proprio secchi nel senso di prosciugati) o sentirmi in colpa per non essere stata capace di dare amore a sufficienza, a due piccoli e viscidi animaletti tanto carini. Voglio credere che Giorgio/a e Giorgino/a siano ancora vivi e che siano stati talmente scaltri da riuscire a sfuggire. 
Non so, però anche gli alieni potrebbero averci messo lo zampino!

Morale della storia: Non allevare esseri viventi, piante o animali, se non sei capace. 
A mia discolpa voglio dire che il mio intento era solo quello di salvare le lumache dalla spazzatura e da una morte "certa" ben più atroce. 

Ciao Giorgio/a, Giorgino/a insegnate agli angeli come sbavacchiare in giro
Lumaca del genere Limax - proprio come i miei amichetti - 

mercoledì 26 febbraio 2014

#100happydays Abbiamo tempo per essere felici?

Ho deciso di partecipare ad una strana iniziativa del web, molto scettica all'inizio ma adesso con molta voglia di impegnarmi. A fare cosa? Ad essere felice naturalmente!
Posso non sembrare la persona più felice del mondo, ne sono consapevole, dai miei post forse lascio intendere una triste vita solitaria lontano dalla società cattiva ed egoista. Invece non è così, ebbene ho anch'io piccoli o grandi momenti di vita quotidiana per cui essere felice.
Inizialmente l'avevo presa come una sfida troppo grande per me, troppo impegno, dover trovare per forza dei momenti felici durante il giorno e per 100 giorni di fila era davvero una guerra con il mio fanciullino triste.
Poi ecco che ieri il sole era alto e tutto il mondo sembrava bellissimo per un miliardo di motivi che non riuscivo ad elencare... Così ho deciso che non bisogna dire di no alla felicità.
Perché rinunciare a trovare la felicità ogni giorno, anche in qualcosa di piccolo che può accaderci nel nostro quotidiano?
Questa iniziativa è fantastica perché ti spinge ad essere felice anche se apparentemente sei chiuso in te stesso e pensi che tutto sia brutto e triste, insomma basta davvero poco per ritrovare il sorriso. Inoltre volete sapere una cosa buffa, da ieri ho trovato non una ma un miliardo di cose per cui essere felice... Basta scegliere insomma.
L'iniziativa in se funziona così: ti candidi sul sito http://www.100happydays.com/ (si può scegliere la lingua preferita), scegli il social network da usare e inizi. Ogni giorno per 100 giorni basta pubblicare una foto, sul social scelto, di qualcosa che ti ha reso felice inserendo l'hashtag #100happydays. Semplice.
Insomma è davvero triste non avere tempo per vedere la felicità.
Felicità è: una persona importante, un cibo preferito, un sorriso a caso, un profumo inatteso, la musica, un gesto di dolcezza... Tutto può essere felicità. Sorridiamo.
Qualsiasi cosa può renderci felici!

#100happydays new favorite Cup -Day 1-
Si, mi piacciono le tazze! L'avevo detto che poteva essere anche qualcosa di irrisorio (apparentemente) ;)


mercoledì 18 dicembre 2013

Acqua in concerto

Sono qui in silenzio ad ascoltare la musica delle gocce d'acqua.
Piccole appena nate con un ritmo già degno dei migliori musicisti...
le note cambiano di continuo, sono veloci queste piccolette!
C'è un attimo in cui rallentano e sembrano fermarsi e tu sei lì pronto ad applaudire, quando invece la musica riprende e continua il concerto. 
Inizia sempre così: un piede si muove, prima in alto poi in basso, ma subito prende il ritmo a destra e poi a sinistra, la gamba lo segue, il ginocchio si libera quasi a staccarsi dalle articolazioni, una volta che hai superato la fase di ascolto passivo è inevitabile lanciarsi in movimenti improvvisi, senza senso all'inizio ma quello che succede dopo è solo euforia e ritmo nel sangue.
Sono qui in silenzio a ballare la musica delle gocce d'acqua... 
Poi l'ultima goccia annuncia la fine, chiude da solista con soffice suono in dissolvenza.
Le gambe si fermano, le braccia si abbassano, mi guardo intorno, c'è silenzio, non c'è più musica, ma è rimasto qualcosa dentro io lo chiamo sorriso interiore, come si fosse accesa una lampadina proprio al centro del petto.
La mia giornata sarà migliore.


martedì 16 luglio 2013

How I met... You

Oggi voglio scrivere di te e un po' anche di noi.
Lo so è una cosa ripetuta... ma è bello averlo impresso con le parole e non solo con la voce.
Di solito per queste cose uso la poesia, ma ultimamente sembra che il mio estro sia stato colpito dalla maledizione della bella addormentata, così lo farò in prosa.

Ricordo che quando ti ho conosciuto ero in una fase di transizione della mia vita e lo ammetto, ero anche un po' brilla, ma il vino non è molto importante in questa storia.
Avevo deciso di concentrarmi di più su me stessa e di rimettere in piedi la mia vita da single, eliminando quei pensieri che vanno dritti al punto e non lasciano spazio alla conoscenza; era infatti arrivato il momento di parlare e di farmi ascoltare, di scoprire e di assaporare gli animi in tranquillità, senza progetti e costruzioni innaturali.
Per cui quella sera il mio unico intento era rilassarmi e non cercare nulla.

Così tra boccali di vino e palloncini, a fine serata, arrivi tu dal nulla e prendi posto davanti a me, mentre ero intenta a trovare strane angolazioni e luci perfette per fare foto artistiche, a modo mio.

Ci fissiamo tutti con degli hobby, a volte: quello era il periodo della fotografia.
Non perché io ne fossi capace, ma fermare il momento è sempre stata la mia passione, anche scrivendo lo faccio.
Quando scrivo è come se fotografassi ciò che ho dentro e immortalo il momento con le parole.

Dall'alto della mia bravura, le foto di quella sera le ho fatte quasi tutte in bianco e nero, perché "fa figo" e perché in questo modo ho creduto di camuffare le luci sbagliate.
Così, tra uno scatto e l'altro, galeotta fu la fotografia che ci fece conoscere...
Il caso volle che il mio hobby passeggero fosse invece la tua passione, stabile e resa divinamente.

All'inizio non sapevo cosa aspettarmi da semplici scambi di parole, ovattate dal vociare del locale e offuscate da alcol e luci basse, in realtà non mi aspettavo nulla, come ho già detto ero lì senza nessuno scopo e quasi senza nessun interesse.
Per la prima volta, conoscevo qualcuno che si era interessato a me dal nulla e io non mi sentivo affatto in balia delle farfalle, come se avessi mangiato bruchi, o contornata da cuori rossi, come nei manga giapponesi o in groppa a unicorni con arcobaleni nel cielo e cose così...
Ricordo però di aver avuto un pensiero, senza volerlo avevo già fatto una selezione per una possibile conoscenza futura: "Ha i capelli lunghi e ha la barba, è alto. Posso parlarci".
Si ho la fissa per i capelloni barbuti. Sono una donna d'altri tempi in fondo.

Sembrerà superficiale e forse anche brutto da dire, ma è successo proprio così.
Forse è stata colpa del vino e forse è stato meglio così.
Nessun progetto era il mio motto. E così è stato.

Ad ogni modo la serata volge al termine e pian piano il locale si svuota, ma non potevo andare via senza prima compiere un ultimo gesto... No niente di romantico, dovevo fare pipì!
Io e la mia vescica non siamo buone amiche, non lo siamo mai state, ma questa è un'altra storia, non credo a qualcuno interessi la vita di una giovane incontinente.
Tornata con falsa eleganza dal bagno, mi ritrovo quasi da sola e tu non c'eri più... ma insomma niente cuori spezzati, forse un po' di incertezza, però sembrava tutto normale, era stata solo una piacevole parentesi?!

Invece eccoti tornare quasi di fretta, ammetto che mi sono sentita felice.
Con decisione, ma in un modo quasi semplice e sincero, mi hai chiesto di incontrarci qualche giorno dopo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Non ricordo più molto di quel momento (ero pur sempre brilla non dimentichiamoci), so però di aver strappato un foglietto, trovato sul tavolo del locale e di averti scritto il mio nome e cognome, così da potermi trovare sul libro delle facce, ormai veloce modo di comunicazione moderno.
Pare ci piaccia di più, far sapere al mondo la nostra intera vita, che dare un semplice numero di telefono. Per fortuna anche tu odi parlare al cellulare.
Insomma proprio un moderno romanticismo.

Ammettilo però, la cosa del foglietto è stata un tocco di classe, da raccontare ai figli e ai nipoti, perché in fondo resto ancora un'inguaribile scema per queste cosette, in cui si uniscono tempi passati e tempi futuri.

Adesso, che ne ho ancora memoria, ho voluto scrivere di quella sera in cui ti ho incontrato, in cui un foglietto ha distrutto il mio cinismo verso la vita e l'amore.
Ogni cosa avvenuta dopo e che avviene ancora adesso, è la vita come dovrebbe essere vissuta da tutti, in maniera più naturale possibile, con voli di felicità ma sempre poggiati a terra.
E con un pizzico di indigestione di farfalle.

"Questa Biancaneve ha avuto problemi a dormire, capisci?
Beh va da questa strega che le dà una mela da mangiare che la fa addormentare...
Proprio mentre sta cominciando a dormire veramente bene per la prima volta da settimane...
Arriva questo stupido principe, la bacia e la sveglia!"

"Ammiro il modo meraviglioso che hai di trarre da una favola il suo vero significato..." 

martedì 2 luglio 2013

Pesantezza, rimedi e persone ridoline

Da un po' di tempo ormai mi sento davvero pesante, faccio quasi fatica a muovermi e no, non è il caldo!
Infatti sono tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe: in inverno sono fiacca e letargica mentre in estate sono piena di vita e di felicità, anche se mi attivo dalle cinque di pomeriggio in poi...
Però questo è un periodo di pesantezza, in cui mi piacerebbe avere un tutor che mi spingesse avanti letteralmente, tipo uno di quei personal trainer che segue le proprie clienti pure in bagno per controllare quanto tempo stanno sedute sul water, non sia mai che la prendano come una pausa di riposo... Pigrone!
A nessuno è mai successo di sentirsi pesante come un elefante sotto la calura africana?
A me sta succedendo adesso.
Mi sento così in tutto, pesante nei movimenti, nei pensieri, nelle parole, sono un enorme ammasso di pesantezza.
Eppure questo è il momento in cui dovrei essere una gazzella aitante, piena di buoni propositi e voglia di fare... è proprio vero che le tempistiche non si azzeccano mai.
Mi servono dei rimedi immediati e miracolosi contro la pesantezza.
Spesso si pensa che essere "pesanti" sia sinonimo di serietà e maturità, ma non è sempre vero, ho visto infatti persone frivole e persone per cui ho coniato un termine apposito, ovvero"ridoline", seguire progetti impegnati e affrontare i propri compiti con più maturità di quanto pensassi di fare io.
Ultimamente non mi sento affatto pronta per nulla, o meglio è una cosa che va avanti ormai da troppo tempo e che inizia a preoccuparmi molto, dall'adolescenza sono passata immediatamente alla tristezza di una donna già arrivata senza nessuna prospettiva di novità e cambiamento, tutto ciò non va bene per niente.
Tutto ciò è pesante.
In fondo non possiamo essere tutti maturi per le stesse cose nello stesso momento, credo di essermi già ripetuta questa frase molte volte, ma la mattina dopo puntualmente mi piomba addosso l'oscura sensazione di nullità che blocca le mie gambe e il mio fondo schiena ad una sedia maledettamente scomoda.
Quindi che si fa in questi casi? Cosa ci vuole per ricevere uno schiaffo scuotente dalla vita?



mercoledì 19 giugno 2013

Noi eterni secondi nella città di Momo

Cosa potrei fare che non è già stato fatto?
Di cosa potrei scrivere che non è già stato scritto?
Oggi se decidi di intraprendere una strada per te importante, che sai essere una delle tue grandi passioni, sei costretta a vedere gli sguardi della gente che ti fissano, giudicandoti, con quell'atteggiamento da persone superiori mentre ti dicono: "Ah si, bello, adesso va di moda, lo fanno tutti".
Ecco in quel momento vorresti usare tutta la tua forza energetica per lanciare contro gli invidiosi una super scarica di parolacce e insulti mirati, ma naturalmente nessuno lo fa, o forse qualcuno si e quel qualcuno lo ammiro, sappiatelo. Io non so farlo, urlo dentro e mi nasce un odio profondo, ma cerco di rimanere impassibile, con l'atteggiamento di chi dice: "Hei tesoro, per me le tue parole sono come acqua che non bagna e sole che non asciuga"... e invece sto morendo dentro, perché quelle parole mi hanno come trafitta e inizio a rimpicciolirmi sempre più quasi a diventare un piccolo gnomo invisibile, in quel momento la mia sicurezza si annulla all'istante! Puf!
Era meglio pensarci prima mi dico, perché non ci ho pensato prima io? Mi chiedo.
Adesso non so più scegliere, non mi resta altro che tornare sui miei passi perché non è più bello fare qualcosa che tutti sanno fare ormai, un sogno troppo sbandierato non ha più valore, è stato usato e calpestato da altri mille come me.
Un tempo di sicuro questa è stata la mia scelta, che stupida persona poteva mai pensare tutto ciò?
Ero io, ero una me che ancora non parlava, che credeva di essere sbagliata per l'unico mondo che conosceva, così triste e acerbo, un mondo tutto grigio in cui mi sentivo come Momo alla ricerca disperata di salvare il Tempo e riportare la Felicità.
Oggi io sono Momo da grande, sono riuscita a salvare me stessa dai cattivi Uomini Grigi e il mio mondo è cambiato, adesso ha colori, fantasia e felicità.
Se mai avrò figli, un giorno, li porterò davanti a questo mondo in cui troveranno le vie per la creatività e per il pensiero e gli dirò: "scegliete, provate tutto, decidete e siate felici".



martedì 18 giugno 2013

Alla fine mi chiedo sempre perché scrivo certe cose!

Invecchiare.
Mi chiedo: è davvero questo quello che ci fa più paura?
Continuamente ci sentiamo dire di come invecchiare sia brutto, di come sia importante prevenire la vecchiaia occupandoci per tempo della fatale comparsa di rughe e macchie della pelle.
Viviamo tutto il tempo nel timore che un giorno guardandoci allo specchio non ci riconosceremo più, vedremo il riflesso di un volto diverso, ingrigito, corroso dalle intemperie del tempo e un corpo arido e sottile pieno di impurità.
Invecchiare non è una buona cosa per questo mondo, oggi non è più accettabile la corsa del tempo, è infatti  troppo in contrasto con tutto quello che ci rende forti e giovani.
Così succede che le donne fanno quel che possono per stare al passo con i modelli proposti con make-up forte e parrucchiere ogni settimana, estetista d'obbligo, beauty farm per le più fortunate, chirurgia per le più facoltose e gli uomini si ammazzano di palestra perché basta quello, tanto si dice che il brizzolato con le rughe di espressione piace e poi si sa che l'uomo migliora con gli anni mentre la donna può solo peggiorare. Poi dicono che il mondo non è maschilista!
Quindi è davvero questo che ci preoccupa di più? Ci spaventano le rughe e la pancetta o forse tutto questo è solo un trucco pesante che nasconde il vero volto delle nostre fobie di invecchiamento?
La palestra e i ritocchi estetici non ci ridanno mai il tempo perduto.
Credo infatti che ciò per cui siamo così spaventati è non avere più il tempo per rimediare alle mancanze compiute da giovani, quando ancora pensavamo di essere potenti e le giornate ci sembravano infinite.
Abbiamo paura di invecchiare perché in quel momento, assieme agli inestetismi, arriva la consapevolezza di non avere più tempo per chiedere scusa o per dare un abbraccio, non c'è più tempo per realizzare un sogno lontano e c'è poco tempo ormai per pentirsi e ricominciare.
Invecchiare ci fa sapere quanto tempo abbiamo perso inutilmente dietro a relazioni finte, correndo incontro a tutto quello che ci rendeva deboli e inadatti, solo per riuscire a far parte di un mondo che ci sembrava reale e forte, mentre noi eravamo così soli e tristi.
Se tutto questo è vero, allora, non dovremmo avere così timore della vecchiaia, perché ciò di cui abbiamo paura realmente è il passato e il rimpianto, mentre la vecchiaia è solo la nostra amica più sincera che ci fa vedere le cose come stanno, senza falsità; fa male, ma è l'unico modo per capire e guardare oltre.
Il nostro aspetto ci mostra tutti i pianti e le frustrazioni passate, ma quello che ci fa scorgere realmente sono tutte le volte che abbiamo strizzato gli occhi per sorridere e quei giorni bellissimi in cui abbiamo fatto le smorfie buffe perché eravamo felici!


giovedì 14 marzo 2013

Riflessioni sfumate e cioccolato

Ci sono giorni in cui ti senti come sospesa, a mezz'aria tra qualcosa che è accaduta e qualcos'altro che deve ancora verificarsi. O forse capita solo a me?
Ciò che sento sembra una strana poltiglia colorata fatta da cibi consolatori, film d'introspezione, vecchie foto di ricordi e nuovi posti in cui voler andare. Tutto questo mi rende molto instabile... anche se ha -un quel non so che- di liberatorio e rilassante, in fondo perché fasciarsi la testa prima di rompersela (eh quanta saggezza popolare sprigiono per adesso)!
Ora penso che andrò a fare una merenda compensatoria, in memoria dei miei aulici pensieri persi improvvisamente...




sabato 9 marzo 2013

Nuovo ma Vintage: i buoni propositi

Propositi per l'anno nuovo.
Un momento, ma quale anno? Questo qui sa già di vecchio, eppure ha solo pochi mesi di vita.
Queste quattro mura non parlano e mi nascondono i giorni, ascoltano statici i miei soliloqui mentre si anneriscono di polvere e smog.
Attendi per un anno intero che giunga qualcosa di nuovo e poi quando finalmente arriva... neanche te ne accorgi e già diventa passato, fuori moda, usato, vintage.
Però vintage è bello.
Vintage mi piace,
si può ancora usare, riutilizzare per altri scopi, riadattare alle situazioni.
Vintage è speranza, è immortalità.
Non è ancora finito tutto, c'è ancora una possibilità, un nuovo anno vintage da sfruttare appieno!
Nuovi propositi per un nuovo vecchio anno, posso ancora fare molto e molto ancora può accadere.
Perché posso scegliere di iniziare un nuovo anno, un capodanno solo mio, un po' come i Cinesi che hanno un capodanno tutto per loro, anche io sceglierò un giorno per iniziare un nuovo anno.
Un anno nuovo nell'anno vecchio.
Se lo leggo velocemente mi da un senso di stordimento e mi metto a volteggiare come una farfalla.
Sarà positivo?
Vintage è bello.
Mi serve un vestito nuovo, un make-up fresco, un libro memorizzato e tanto sapere da divulgare, poi sarò pronta per il mio nuovo anno vintage!
Buon anno vintage a tutti



photocredit: wallpapers.fansshare

sabato 23 febbraio 2013

Passerelle di Febbraio

Oggi nevica
O meglio, nevica da ieri, ma sembra che oggi la città sia scomparsa, per cui ho dedotto che la Neve abbia fatto ingordigia e abbia dettato le sue leggi, tanto da far capire chi comanda insomma.
Sulla neve si possono dire le solite cose che da sempre conosciamo, ad esempio che è candida, è fredda, è bianca, di quello possiamo essere certi... Ma che la neve sia anche spumosa e grassa forse pochi lo dicono.
Sì, perché tutta questa panna che cade dal cielo e si deposita silenziosa sulla realtà, è così irresistibilmente strana, che più ci pensi più ti scordi che essa è semplicemente acqua, solida e cristallizzata.
I poeti ne hanno tratto versi maestosi e i sognatori creano, ancora oggi, ogni sorta di pensiero romantico quando fuori scende la neve...
Posso dire di aver visto la neve per la prima volta quando ero già troppo grande per poter fantasticare, nel senso che ne ho subito assaporato tutti i disagi e le imprecazioni di una città che rischiava di collassare su se stessa, ma ricordo che da piccola, per due rare volte mio padre mi portò a vedere la neve, una spruzzata bianca in campagna di un solo singolo giorno, per cui si sperava invano che chiudessero le scuole: giovani ingenui!
Quel giorno, insieme alla mia sorellina, riuscivamo a fare a stento un piccolo pupazzo di neve, tutto impettito ed orgoglioso di essere nato, ma la sua vita non ebbe mai modo di prosperare ed evolversi, infatti il sole arrivava presto a riprendersi la terra e dar vita ai fili d'erba.
Oggi non riesco a ricordare cosa provavo, forse un misto di stupore e felicità, ma so che ancora adesso potrei stare per ore con il naso ghiacciato attaccato alle finestre, mentre guardo spumose stelle danzanti cadere dal cielo...
Non dobbiamo mai smettere di sognare, è vero, io lo faccio anche troppo, ma finita la parentesi di dolci sensazioni nevose, subentra la cruda realtà e i ricordi di una tale Neve invidiosa delle tue scarpe nuove, fautrice di raffreddori imminenti, nemica dei pendolari e distruttrice di ogni forma di moda.
La verità è che il bianco non mi dona affatto, forse se la neve fosse nera allora mi sarebbe piaciuta di più.
Vado a sognare neve a colori, ci vuole sempre un cambio di stagione dicono.







mercoledì 30 maggio 2012

Scelte di vita, della vita e per la vita

Le nostre decisione ci cambiano inevitabilmente.
Fare delle scelte è quello che più rappresenta il nostro quotidiano, dalla più semplice scelta al mattino, tra il tè nero semplice con latte e miele o il tè nero aromatizzato alla vaniglia con zucchero di canna, alle scelte più difficili che riguardano i nostri sentimenti o le nostre intenzioni future.
Quando si presenta l'occasione di scegliere la risposta non è per niente immediata, mille "se" e mille "ma" si affollano in testa facendo a botte con il buon senso e la razionalità umana, qualunque cosa si possa pensare è un'arma a doppio taglio, che può renderti forte subito o ferirti lentamente a causa di una mossa poca astuta.
Fare una lista dei pro e contro della scelta in questione si dice possa aiutare a rendere tutto più semplice, ma quando rileggi la tua lista trovi altri cento modi per aggiungere contro o per togliere pro e la convinzione, che avevi raggiunto orgogliosamente la sera prima, sembra arrendersi sempre più ai pensieri inutili e ridondanti del mattino seguente.
In una parola sola, gentilmente offerta dall'infinito vocabolario italiano, tutto questo turbinio di pensieri volanti e sogni utopici si definisce: Confusione!
Magico come una parola sola possa racchiudere in se numerosi stati d'animo e cambiamenti profondi.
Quello che mi capita adesso è non avere la forza o la voglia di decidere, perché molte volte scegliere fa paura e ti paralizza così tanto da farti sentire molto stupida e molto sola.
Scegliere mi mette dentro un senso assurdo di impotenza perché non posso controllare le conseguenze delle mie scelte, non posso prevedere il futuro che si presenterà in seguito alle decisioni che prenderò, veramente una situazione che non rende giustizia al mio intelletto, a volte penso di essere così brava a rendere le situazioni super complicate, quando invece dovrebbero essere molto semplici ma soprattutto brevi e veloci meccanizzazioni del cervello...
Devo dire che dopo un paio di giorni, o mesi di paura e speranze falsate, arriva per fortuna il momento in cui mando "a quel bel paese" il mio stesso cervello insieme a tutte le sue maligne e piagnucolanti idiozie, addio blocco mentale, si va avanti seguendo solo l'istinto, di certo quella piccola parte di paura rimarrà ma nessuno può dirmi se sono giuste o sbagliate, semplicemente ci sono perché è così che devono andare le cose, ma l'unica cosa certa è che non devono più fermare le mie decisioni.
Sceglierò costatando solo i pro della mia prima lista e il dopo chi lo sa cosa riserverà, di sicuro mi prenderò tutte le conseguenze ma si dice che un cambiamento ha sempre qualcosa di positivo e se magari non si avverte subito magari è perché darà il via ad una serie di eventi che faranno parte di una nuova intensa vita piena di avventurose novità!

Ammetto che quando ho iniziato a scrivere questo nuovo post non sapevo come sarebbe andata a finire e noto con piacere che ho concluso parlando con me stessa come se fossi una saggia guru dell'autocontrollo che fa opera di auto-convincimento e auto-incoraggiamento... C'è qualcosa di doppio e contorto dentro di me, ma a volte funziona!