Visualizzazione post con etichetta the. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta the. Mostra tutti i post

venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


martedì 13 maggio 2014

Quelle volte quando il rumore è positivo

Ci ho riflettuto molto negli anni e ne ho anche avuto prove tangibili, per cui sono arrivata oggi ad una conclusione, per me davvero positiva. 
Ciò di cui sto parlando sono i vantaggi e svantaggi di vivere a ridosso di una grande strada trafficata giorno e notte. Si lo so non è un argomento forte di spiritualità e poesia, o di quanto più profondo esista, ma io credo che tutto questo abbia dei risvolti importanti nella vita quotidiana di ognuno di noi. 
Una volta abituati al motorino che sfreccia rumorosamente a mezzanotte sotto finestra, dopo essersi assuefatti allo scrass cross puf brum dei camioncini della spazzatura e ormai consapevoli che il tremolio della scrivania non vuol dire terremoto ma bensì autobus delle 18:33, il restante dei rumori di strada hanno il loro perché e anche il loro lato positivo.
Mi spiego meglio.
Durante le mie ultime trasferte tra case e città diverse, mi sono sempre ritrovata a vivere in un luogo "tranquillo e silenzioso"a detta dei padroni di casa "ideale per vivere, studiare e riposare la notte" e in effetti è stato così. Il quartiere e il palazzo erano sempre composti da rispettabili vecchiette e poche famiglie con figli ormai troppo grandi per giocare a palla in salotto, ma evidentemente ancora non molto adulti per riuscire a chiudere il portone d'ingresso senza far crollare l'intonaco, la strada su cui si affacciava il palazzo in questione, dopo una certa ora (in cui le vecchiette erano già nella fase rem), era tipo il deserto con balle di erba secca del farwest. Non sentivi una macchina neanche a pagarla, non esistevano persone impavide di passaggio, all'infuori di rassegnati padroni costretti ad uscire in pantofole per far toelettare il proprio cane.
Ebbene tutto sembrerebbe perfetto per una pace quotidiana in cui riuscire a svolgere le proprie mansioni di vita, ma in realtà, fidatevi, è stato estremamente noioso, alienante e del tutto demotivante, ogni volta.
Oggi invece, come si sarà già capito, ho cambiato location per non so più quale -esima volta, quindi ho potuto fare un buon confronto tra le parti e quello che ho realizzato è in effetti ciò per cui finalmente posso dire di sentirmi a casa, o per lo meno come se fosse casa mia, in una città che intendo fare diventare parte di me più di quanto non lo sia già.
I lati negativi di vivere in una strada con traffico nelle ore di punta e inoltre pronto soccorso nelle vicinanze, come già dicevo all'inizio, sono senz'altro i rumori molesti di ogni mezzo di trasporto a motore esistente, per non parlare dello smog che inevitabilmente si respira, ma allora, forse starete pensando, che lati positivi potrà mai avere una via così?!
Di sicuro i miei personali motivi di vantaggio sono molto aiutati dalla posizione ad un piano non proprio sulla strada, ma molto più in alto, della casa e dalla presenza di infissi con doppi e tripli vetri presenti in tutte le stanze, soprattutto ringrazio la buona norma degli autisti di questa città di non suonare il clacson ad ogni incrocio, ma quello che posso dire a mia discolpa è che questa attenta analisi dei lati positivi ha avuto un'ottima conferma emotiva, di cui mi fido più di chiunque altra cosa.
Per arrivare finalmente al punto in questione, ho questa cosa che mi attrae: adoro vivere dove posso vedere la vita degli altri, osservare dalla finestra le persone è come far parte della loro esistenza per pochissimi istanti. Detta così potrebbe sembrare che io sia una guardona, l'impicciona che passa le sue giornate a spiare i vicini dalla finestra, ammettetelo lo avete pensato! 
Naturalmente non lo sono affatto, semplicemente quando si vive in una zona così frequentata è inevitabile e spesso non ne siamo consapevoli, ma la vita degli altri ci scorre davanti agli occhi di continuo, velocemente scompare così come è arrivata, alla fine non sapremo mai il nome o la storia di quelle persone, ma la cosa che rimane è quell'attimo in cui ci siamo sentiti meno soli, in cui abbiamo alzato gli occhi dalla scrivania e abbiamo visto altri mondi oltre il vetro. Tutto questo cambia le giornate, il rumore delle macchine diventa un tutt'uno con il nostro quotidiano e in un certo senso ci fa sentire parte del mondo anche se quel giorno non abbiamo potuto vivere il nostro per chissà quali motivi. 
Abitare in una casa con una strada trafficata accanto non è mai noioso, infatti le vecchiette non hanno il comando del quartiere, forse un po' del palazzo se proprio la sfortuna ci perseguita, per cui non esiste coprifuoco notturno e se la sera decidiamo di andare a buttare la spazzatura incontriamo sempre qualcuno che non è ancora tornato a casa e non vede l'ora di farlo, il vantaggio sta nel fatto che noi invece siamo già in tuta, abbiamo cenato e ci basta attraversare la strada per rimetterci comodi sul divano. Inoltre dopo l'ora di pranzo quando tutti sono già tornati a casa, è sempre possibile ascoltare la musica latino-caraibica proposta dal ragazzo truzzo di turno a bordo della sua macchina stereofonica con bassi alti, altissimi, a me fa sempre tanto ridere, è un attimo poi scatta il verde del semaforo e il tizio preme con tutte le sue forze il piede sull'acceleratore e adios amigo
Insomma non trovate anche voi che tutto questo sia molto meglio di un quartiere "silenzioso e tranquillo" in cui non senti neanche gli uccellini, perché anche loro di certo si annoiano e si spostano altrove a fare i cori uccelleschi di voci bianche. 
Per un ultimo vorrei lasciarvi con una chicca che si presenta assiduamente ogni fine settimana che si rispetti, x-factor lo hanno inventato così: non può mai mancare il gruppo di amici evidentemente molto allegri che, a suon di vino e birra, intonano vere e proprie opere degne dei migliori teatri d'Italia. Spesso c'è anche un solista, un tenore di alto grado, che rimasto indietro dal gruppo o già da solo nel rientro a casa, non limita assolutamente le sue corde vocali e tira fuori suoni canori non ancora inventati, ma devo dire le parole sono molto toccanti. Applausi signori! 





venerdì 19 luglio 2013

Odore di case che ricordano cose

Non ho mai capito perché gli odori delle case degli altri mi suscitano una immediata reazione di inadeguatezza. Forse è ansia mista a tristezza.
Sono sensazioni molto strane che nascono improvvisamente da dentro la pancia e arrivano immediatamente al cervello, in quell'angolo buio dove teniamo i nostri scrigni.
Un posto segreto in cui nascondiamo quelle ansie insensate nate da un gesto, un fatto, una parola che un giorno ci ha fatto stare male o semplicemente ci ha fatto pensare.
Non ci ricordiamo più cosa è accaduto, sono ricordi ormai dimenticati, ma le sensazioni rimangono, quelle non vanno mai via sono infatti ben conservate pronte a saltare fuori in un momento qualsiasi, così da farci avere memoria di ciò che abbiamo provato in passato.
L'olfatto è un senso molto importante per me, forse in un'altra vita sono stata un segugio.
Sentire gli odori è qualcosa che mi fa accumulare ricordi ed esperienze, immagazzinare gli odori crea in me una sorta di protezione naturale che regola  il mio istinto e il mio modo di agire nelle situazioni sconosciute, in cui puoi fidarti solo dei tuoi sensi.
Non saprei dire perché l'odore delle case degli altri mi fa questo effetto, forse perché mi manca una mia casa, un luogo che possa sviluppare il proprio caratteristico odore che sarebbe parte di me e che riconoscerei come un odore sicuro, un luogo di rifugio.
Chissà quale dei tanti cassetti dei ricordi fa scattare questo tipico odore di case altrui, la tristezza forse in questo caso non è una sensazione negativa, magari è solo nostalgia e voglia di casa mia, della mia famiglia, desiderio di un ritorno alle origini ma con delle scarpe nuove.



martedì 16 luglio 2013

How I met... You

Oggi voglio scrivere di te e un po' anche di noi.
Lo so è una cosa ripetuta... ma è bello averlo impresso con le parole e non solo con la voce.
Di solito per queste cose uso la poesia, ma ultimamente sembra che il mio estro sia stato colpito dalla maledizione della bella addormentata, così lo farò in prosa.

Ricordo che quando ti ho conosciuto ero in una fase di transizione della mia vita e lo ammetto, ero anche un po' brilla, ma il vino non è molto importante in questa storia.
Avevo deciso di concentrarmi di più su me stessa e di rimettere in piedi la mia vita da single, eliminando quei pensieri che vanno dritti al punto e non lasciano spazio alla conoscenza; era infatti arrivato il momento di parlare e di farmi ascoltare, di scoprire e di assaporare gli animi in tranquillità, senza progetti e costruzioni innaturali.
Per cui quella sera il mio unico intento era rilassarmi e non cercare nulla.

Così tra boccali di vino e palloncini, a fine serata, arrivi tu dal nulla e prendi posto davanti a me, mentre ero intenta a trovare strane angolazioni e luci perfette per fare foto artistiche, a modo mio.

Ci fissiamo tutti con degli hobby, a volte: quello era il periodo della fotografia.
Non perché io ne fossi capace, ma fermare il momento è sempre stata la mia passione, anche scrivendo lo faccio.
Quando scrivo è come se fotografassi ciò che ho dentro e immortalo il momento con le parole.

Dall'alto della mia bravura, le foto di quella sera le ho fatte quasi tutte in bianco e nero, perché "fa figo" e perché in questo modo ho creduto di camuffare le luci sbagliate.
Così, tra uno scatto e l'altro, galeotta fu la fotografia che ci fece conoscere...
Il caso volle che il mio hobby passeggero fosse invece la tua passione, stabile e resa divinamente.

All'inizio non sapevo cosa aspettarmi da semplici scambi di parole, ovattate dal vociare del locale e offuscate da alcol e luci basse, in realtà non mi aspettavo nulla, come ho già detto ero lì senza nessuno scopo e quasi senza nessun interesse.
Per la prima volta, conoscevo qualcuno che si era interessato a me dal nulla e io non mi sentivo affatto in balia delle farfalle, come se avessi mangiato bruchi, o contornata da cuori rossi, come nei manga giapponesi o in groppa a unicorni con arcobaleni nel cielo e cose così...
Ricordo però di aver avuto un pensiero, senza volerlo avevo già fatto una selezione per una possibile conoscenza futura: "Ha i capelli lunghi e ha la barba, è alto. Posso parlarci".
Si ho la fissa per i capelloni barbuti. Sono una donna d'altri tempi in fondo.

Sembrerà superficiale e forse anche brutto da dire, ma è successo proprio così.
Forse è stata colpa del vino e forse è stato meglio così.
Nessun progetto era il mio motto. E così è stato.

Ad ogni modo la serata volge al termine e pian piano il locale si svuota, ma non potevo andare via senza prima compiere un ultimo gesto... No niente di romantico, dovevo fare pipì!
Io e la mia vescica non siamo buone amiche, non lo siamo mai state, ma questa è un'altra storia, non credo a qualcuno interessi la vita di una giovane incontinente.
Tornata con falsa eleganza dal bagno, mi ritrovo quasi da sola e tu non c'eri più... ma insomma niente cuori spezzati, forse un po' di incertezza, però sembrava tutto normale, era stata solo una piacevole parentesi?!

Invece eccoti tornare quasi di fretta, ammetto che mi sono sentita felice.
Con decisione, ma in un modo quasi semplice e sincero, mi hai chiesto di incontrarci qualche giorno dopo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Non ricordo più molto di quel momento (ero pur sempre brilla non dimentichiamoci), so però di aver strappato un foglietto, trovato sul tavolo del locale e di averti scritto il mio nome e cognome, così da potermi trovare sul libro delle facce, ormai veloce modo di comunicazione moderno.
Pare ci piaccia di più, far sapere al mondo la nostra intera vita, che dare un semplice numero di telefono. Per fortuna anche tu odi parlare al cellulare.
Insomma proprio un moderno romanticismo.

Ammettilo però, la cosa del foglietto è stata un tocco di classe, da raccontare ai figli e ai nipoti, perché in fondo resto ancora un'inguaribile scema per queste cosette, in cui si uniscono tempi passati e tempi futuri.

Adesso, che ne ho ancora memoria, ho voluto scrivere di quella sera in cui ti ho incontrato, in cui un foglietto ha distrutto il mio cinismo verso la vita e l'amore.
Ogni cosa avvenuta dopo e che avviene ancora adesso, è la vita come dovrebbe essere vissuta da tutti, in maniera più naturale possibile, con voli di felicità ma sempre poggiati a terra.
E con un pizzico di indigestione di farfalle.

"Questa Biancaneve ha avuto problemi a dormire, capisci?
Beh va da questa strega che le dà una mela da mangiare che la fa addormentare...
Proprio mentre sta cominciando a dormire veramente bene per la prima volta da settimane...
Arriva questo stupido principe, la bacia e la sveglia!"

"Ammiro il modo meraviglioso che hai di trarre da una favola il suo vero significato..." 

venerdì 12 luglio 2013

Erbacce, ombrellini and You're beautiful

Sapete che c'è? C'è che i difetti non esistono! 
I problemi che tutti noi possiamo avere con il nostro corpo sono creati dalla società non dal problema in se.
Se qualcuno vi ha fatto credere il contrario, sappiate che in realtà era tutto falso!
Stare bene con se stessi incuranti degli sguardi altrui è sicuramente la cosa più saggia che si possa fare, ma non tutti sono forti abbastanza per riuscirci, non tutti riescono a forgiarsi uno scudo così potente da non essere mai scalfito.
Il giudizio degli altri ti accompagna da sempre, si coltiva da piccoli come un'erbaccia che cresce in fretta e distrugge il tuo giardino, non esistono rimedi in grado di fermarla, ci puoi solo convivere e strappare le piante una ad una durante tutta la tua vita.


Viviamo in un mondo classista anche se può non sembrare.
Sei deriso e additato anche per qualcosa di poca importanza, ma le persone troveranno sempre il modo di fartelo pesare.
In india sei discriminato e considerato di una classe sociale bassa se hai la pelle molto scura. Da non crederci, gli scuri che discriminano quelli più scuri.
Anche nei paesi occidentali un tempo la pelle più scura era considerata un difetto in quanto era il colore degli schiavi, o dei contadini e delle genti che svolgevano lavori umili, quindi più esposti ai raggi del sole e per questo abbronzati. Le donne di alta classe, infatti, si proteggevano dal sole con il famoso ombrellino che vediamo nei film storici, non era decoroso essere abbronzati come i poveri.
Paradossale pensare come oggi sia totalmente il contrario, la pelle chiara è considerata qualcosa da modificare a tutti i costi, il modello che ci viene presentato è un infatti un corpo perfetto, scolpito, depilato e soprattutto abbronzato. Oggi c'è la corsa ai centri estetici per riuscire ad ottenere un bel colorito tramite le lampade abbronzanti, perché non sia mai che ci presentiamo bianchi ad un matrimonio, ad una festa o ad un invito importante. 
Anche io vivo in questa società, anche io sono stata adolescente e facevo la lucertola al sole sperando in una tintarella scurissima in poche ore, di certo non capivo i rischi di una esposizione al sole senza protezione nelle ore più calde e per fortuna non ho mai amato le lampade, che sono di gran lunga più pericolose. Naturalmente a me l'abbronzatura piace ancora, anche io sono coinvolta in questo stereotipo della tintarella e mi sento quasi fuori posto quando a luglio sono ancora bianca, color studente, mentre gli altri sono già alla seconda scottatura. Adesso, però, ne faccio un uso più responsabile proteggendomi e in ogni caso non ho più l'ossessione della tintarella scurissima a tutti i costi, anche rischiando di avere insolazioni e bruciature, nonché problemi a lungo termine di cui tutti dovremmo interessarci, come tumori alla pelle. 
Nelle nostre società qualsiasi cosa appare diversa dall'ordinario, vuoi per cultura religiosa vuoi per educazione sociale, viene adocchiata, additata, forse maltrattata e scartata a priori. 
Potrebbe sembrare molto drastico definito in questo modo, ma se riflettete tutti noi, in quanto donne, uomini, bassi, alti, grassi, magri, rossi, biondi, brufolosi, eczematosi, pelosi, calvi, omosessuali e varie tipologie di "diverso", siamo stati in qualche modo giudicati o discriminati. Non oggi forse, non domani, ma ieri magari qualcuno ci ha detto sei troppo basso o sei troppo grasso, sei brutto perché non sei come tutti gli altri, sei diverso perché la tua pelle è diversa dalla mia, sei inferiore perché sei una donna, sei un emarginato perché hai una malattia della pelle che ti lascia dei segni orribili... Ogni giorno la gente ti guarda e tu puoi far finta di non vederli, per tutta la vita hai fatto finta di essere forte e in qualche modo ci sei riuscito, hai la tua vita, tutto è bello... ma quegli sguardi ci sono ed è proprio quello che ti ricorda che tu sei diverso e sei in difetto. 
Si parla tanto di bullismo nelle scuole, non è forse causato dall'educazione sociale che ci viene imposta? 
Il diverso va deriso, tu sei più forte perché sei uguale agli altri e quindi hai il diritto di offendere e far del male al diverso che è solo e per questo più debole. 
La prima educazione sociale viene dai genitori, poi continua con la scuola e la vita stessa... 
La società va cambiata fin dai suoi primi passi, altrimenti imparerà a camminare spingendo il compagno accanto. 


martedì 2 luglio 2013

Pesantezza, rimedi e persone ridoline

Da un po' di tempo ormai mi sento davvero pesante, faccio quasi fatica a muovermi e no, non è il caldo!
Infatti sono tutto il contrario di quello che ci si aspetterebbe: in inverno sono fiacca e letargica mentre in estate sono piena di vita e di felicità, anche se mi attivo dalle cinque di pomeriggio in poi...
Però questo è un periodo di pesantezza, in cui mi piacerebbe avere un tutor che mi spingesse avanti letteralmente, tipo uno di quei personal trainer che segue le proprie clienti pure in bagno per controllare quanto tempo stanno sedute sul water, non sia mai che la prendano come una pausa di riposo... Pigrone!
A nessuno è mai successo di sentirsi pesante come un elefante sotto la calura africana?
A me sta succedendo adesso.
Mi sento così in tutto, pesante nei movimenti, nei pensieri, nelle parole, sono un enorme ammasso di pesantezza.
Eppure questo è il momento in cui dovrei essere una gazzella aitante, piena di buoni propositi e voglia di fare... è proprio vero che le tempistiche non si azzeccano mai.
Mi servono dei rimedi immediati e miracolosi contro la pesantezza.
Spesso si pensa che essere "pesanti" sia sinonimo di serietà e maturità, ma non è sempre vero, ho visto infatti persone frivole e persone per cui ho coniato un termine apposito, ovvero"ridoline", seguire progetti impegnati e affrontare i propri compiti con più maturità di quanto pensassi di fare io.
Ultimamente non mi sento affatto pronta per nulla, o meglio è una cosa che va avanti ormai da troppo tempo e che inizia a preoccuparmi molto, dall'adolescenza sono passata immediatamente alla tristezza di una donna già arrivata senza nessuna prospettiva di novità e cambiamento, tutto ciò non va bene per niente.
Tutto ciò è pesante.
In fondo non possiamo essere tutti maturi per le stesse cose nello stesso momento, credo di essermi già ripetuta questa frase molte volte, ma la mattina dopo puntualmente mi piomba addosso l'oscura sensazione di nullità che blocca le mie gambe e il mio fondo schiena ad una sedia maledettamente scomoda.
Quindi che si fa in questi casi? Cosa ci vuole per ricevere uno schiaffo scuotente dalla vita?



mercoledì 19 giugno 2013

Noi eterni secondi nella città di Momo

Cosa potrei fare che non è già stato fatto?
Di cosa potrei scrivere che non è già stato scritto?
Oggi se decidi di intraprendere una strada per te importante, che sai essere una delle tue grandi passioni, sei costretta a vedere gli sguardi della gente che ti fissano, giudicandoti, con quell'atteggiamento da persone superiori mentre ti dicono: "Ah si, bello, adesso va di moda, lo fanno tutti".
Ecco in quel momento vorresti usare tutta la tua forza energetica per lanciare contro gli invidiosi una super scarica di parolacce e insulti mirati, ma naturalmente nessuno lo fa, o forse qualcuno si e quel qualcuno lo ammiro, sappiatelo. Io non so farlo, urlo dentro e mi nasce un odio profondo, ma cerco di rimanere impassibile, con l'atteggiamento di chi dice: "Hei tesoro, per me le tue parole sono come acqua che non bagna e sole che non asciuga"... e invece sto morendo dentro, perché quelle parole mi hanno come trafitta e inizio a rimpicciolirmi sempre più quasi a diventare un piccolo gnomo invisibile, in quel momento la mia sicurezza si annulla all'istante! Puf!
Era meglio pensarci prima mi dico, perché non ci ho pensato prima io? Mi chiedo.
Adesso non so più scegliere, non mi resta altro che tornare sui miei passi perché non è più bello fare qualcosa che tutti sanno fare ormai, un sogno troppo sbandierato non ha più valore, è stato usato e calpestato da altri mille come me.
Un tempo di sicuro questa è stata la mia scelta, che stupida persona poteva mai pensare tutto ciò?
Ero io, ero una me che ancora non parlava, che credeva di essere sbagliata per l'unico mondo che conosceva, così triste e acerbo, un mondo tutto grigio in cui mi sentivo come Momo alla ricerca disperata di salvare il Tempo e riportare la Felicità.
Oggi io sono Momo da grande, sono riuscita a salvare me stessa dai cattivi Uomini Grigi e il mio mondo è cambiato, adesso ha colori, fantasia e felicità.
Se mai avrò figli, un giorno, li porterò davanti a questo mondo in cui troveranno le vie per la creatività e per il pensiero e gli dirò: "scegliete, provate tutto, decidete e siate felici".



mercoledì 5 giugno 2013

E se in quella unica settimana di vita piove?

Io non sono niente, eppure potrei essere tutto.
Non ho ancora capito cosa vuol dire -essere-, mi sfugge il significato ogni volta che tento di afferrarlo, come se fosse un velo di fumo, in realtà inesistente.
Eppure molti -sono-, è quindi possibile comprendere questo stato di vita nuova o è solo un utopico desiderio dell'uomo? 
Ho paura di questo tutto, perché se poi fosse niente e alla fine potrei assaporarne solo il gusto, sarebbe una sconfitta per il mio palato e di me rimarrebbe solo un'idea dai gusti troppo delicati.


sabato 4 maggio 2013

Le città

La cosa bella delle grandi città è che puoi uscire da sola, fare una passeggiata, sederti in un bar a leggere un libro o semplicemente a fissare il vuoto sorseggiando una birra e nessuno ti prenderà per pazza o ti fisserà come se fossi un alieno con tre occhi appena atterrato sulla terra.
In una grande città si può fare tutto anche da soli e questo ci rende liberi e quasi potenti.
Tuttavia, la cosa brutta delle grandi città è che puoi uscire da sola, passeggiare da sola, sederti da sola in un bar per ore a fissare il vuoto e nessuno se ne accorgerà.
In una grande città quando sei sola nessuno si accorge di te o si preoccupa per te, ognuno cammina con lo sguardo avanti non curante di una sedia vuota o di una mano che trema.
Ma non è la città ad essere sbagliata, non è il luogo che fa la differenza, a volte accade che si è soli nel momento sbagliato... e a quello nessuna città può porvi rimedio.



mercoledì 1 maggio 2013

La forza di un abbraccio

A volte ci sforziamo ad essere il castigo di noi stessi, quasi a darci la colpa per ogni ingiustizia del mondo.
In questi giorni di penitenza ci sentiamo soli tra mille voci di persone felici...
E più siamo soli più vogliamo esserlo, rifiutando qualsiasi apertura tra la boscaglia e ogni buco di luce nel nostro muro altissimo e dolente.
I segnali che lanciamo non vengono colti, i fari sono spenti e sembra che chiunque si sia dimenticato di noi, abbandonandoci alla marea della tristezza.
Parlare con gli specchi ci ha ormai stancato, osservare la strada che vive sotto di noi ci rende dei demoni prigionieri dell'inutilità, finiamo per odiare tutto distruggendo pian piano le nostre viscere con il nostro pianto.
La paura di come sarà domani là fuori è una costante che ci turba e ci attrae, ma non abbiamo il coraggio di buttarci giù per assaporare l'asfalto, caldo e sporco di vita altrui.
La solitudine diventa reale quando facciamo in modo che diventi tale, è uno stato mentale che si nutre succhiando via le nostre anime e i nostri sogni, cresce e si potenzia usando le nostre debolezze.
Diventa enorme in breve tempo e ci sembra così potente da farci strisciare volontariamente, ma quello che non sappiamo e che nascondiamo a noi stessi è come essa sia labile e fallace nei confronti di un sorriso improvviso e un abbraccio, calmo e potente, che si erge senza saperlo a eroe e paladino di ogni nostro male.




sabato 23 febbraio 2013

Passerelle di Febbraio

Oggi nevica
O meglio, nevica da ieri, ma sembra che oggi la città sia scomparsa, per cui ho dedotto che la Neve abbia fatto ingordigia e abbia dettato le sue leggi, tanto da far capire chi comanda insomma.
Sulla neve si possono dire le solite cose che da sempre conosciamo, ad esempio che è candida, è fredda, è bianca, di quello possiamo essere certi... Ma che la neve sia anche spumosa e grassa forse pochi lo dicono.
Sì, perché tutta questa panna che cade dal cielo e si deposita silenziosa sulla realtà, è così irresistibilmente strana, che più ci pensi più ti scordi che essa è semplicemente acqua, solida e cristallizzata.
I poeti ne hanno tratto versi maestosi e i sognatori creano, ancora oggi, ogni sorta di pensiero romantico quando fuori scende la neve...
Posso dire di aver visto la neve per la prima volta quando ero già troppo grande per poter fantasticare, nel senso che ne ho subito assaporato tutti i disagi e le imprecazioni di una città che rischiava di collassare su se stessa, ma ricordo che da piccola, per due rare volte mio padre mi portò a vedere la neve, una spruzzata bianca in campagna di un solo singolo giorno, per cui si sperava invano che chiudessero le scuole: giovani ingenui!
Quel giorno, insieme alla mia sorellina, riuscivamo a fare a stento un piccolo pupazzo di neve, tutto impettito ed orgoglioso di essere nato, ma la sua vita non ebbe mai modo di prosperare ed evolversi, infatti il sole arrivava presto a riprendersi la terra e dar vita ai fili d'erba.
Oggi non riesco a ricordare cosa provavo, forse un misto di stupore e felicità, ma so che ancora adesso potrei stare per ore con il naso ghiacciato attaccato alle finestre, mentre guardo spumose stelle danzanti cadere dal cielo...
Non dobbiamo mai smettere di sognare, è vero, io lo faccio anche troppo, ma finita la parentesi di dolci sensazioni nevose, subentra la cruda realtà e i ricordi di una tale Neve invidiosa delle tue scarpe nuove, fautrice di raffreddori imminenti, nemica dei pendolari e distruttrice di ogni forma di moda.
La verità è che il bianco non mi dona affatto, forse se la neve fosse nera allora mi sarebbe piaciuta di più.
Vado a sognare neve a colori, ci vuole sempre un cambio di stagione dicono.







martedì 22 maggio 2012

New World

Eccomi qui ad ammirare una pagina vuota.
Dovrei iniziare a scrivere qualcosa, sento qualcosa ma non riesco a decifrarlo. So che dovrei scrivere di me, di quello che ho dentro o di quello che non ho, che poi è anche il motivo per cui ho deciso di aprire un blog.
Non è il primo, anzi è il seguito di un altro mondo virtuale nascosto tra le mille finestre della rete, ma il tempo cambia molte cose si sa, a volte camuffa la realtà con maschere strane dai sorridi finti, altre volte strappa le tende di una stanza buia, facendo entrare con forza la luce.
In questi momenti, in cui tutto sembra cambiato ma dentro hai ancora qualcosa da dire, c'è ancora una parte di te che non si sente al sicuro e non approva la guarigione apparente e così capisci che hai bisogno di un'altra casa, di un nuovo edificio, costruito dalle fondamenta, per poter ricominciare e scoprire ciò che sembra perduto lungo la vecchia strada.
Ebbene adesso ci sono, sono in un nuovo mondo, tutto per me, chissà cosa comparirà lungo queste pagine, sono emozionata come un bambino che legge per la prima volta la sua poesia alla famiglia, anche se qui probabilmente non ci saranno poesie ma solo pensieri in forma di prosa, a dire il vero c'è un altro posto che accoglie la mia parte poetica da molto tempo e non credo che lo cambierò.
Iniziare una nuova avventura... oh mamma ho il mal di mare, ma sembra tutto così bello, lucido e pulito, lo sento già mio, si è impossessato di me, sarà un cammino bellissimo.

Questa mia stanza sarà piena di parole.