Ho una nuova luce negli occhi
Lo scrivo perché voglio ricordarlo se mai questa luce dovesse spegnersi
Ho questa nuova strana sensazione come se tutto dovesse andare bene d'ora in avanti... so che è un po' troppo per me, ma è davvero una cosa così bella che non riesco a farne a meno.
Forse è così che deve sentirsi la roccia scaldata dal sole... nuda eppure potente, consapevole di essere l'unica a resistere all'arsura... Troppo ingenuo da parte mia pensare a questa forza come se fosse davvero in mio possesso, ma se non ora, quando potrò averla... Se non è adesso il momento non lo sarà mai più.
Ho una nuova luce negli occhi che ha reso il mio limbo un paradiso e l'inverno ha un freddo quasi piacevole. Adesso la vita è mia e lo sento davvero, ho una sudorazione e un battito che lo dimostrano, prima ero fredda e letargica, uno spettro di me stessa che avanzava senza meta per la via della sopravvivenza.
Voglio ricordare questa sensazione e guardarmi indietro sapendo di avere avuto una nuova vita tutta da gustare, addolcire, da sgranocchiare e godere.
venerdì 8 febbraio 2013
venerdì 1 febbraio 2013
Come una diversa cecità
La nebbia rapisce ogni forma e contorno dissolvendo tutto in un muro di sporco bianco.
Uccide le ombre e gli animi sostituendoli con goccioline di umido e freddo.
Alzare gli occhi al cielo che non c'è più fa quasi paura, lei ci sovrasta e rende l'aria gelida, dura e feroce.
Sembra che la nebbia attutisce anche i suoni, racchiude tutto come un velo leggero ma coprente, pare di essere dentro un grandissimo vaso smerigliato, dove i rumori sbattono contro le pareti e vengono inghiottiti dal nulla.
La nebbia mi ha sempre fatto pensare a "Cecità" il romanzo di Josè Saramago... ogni volta ho davanti agli occhi tutto questo bianco e puntualmente penso alle parole incredibili di quel libro, alla strana cecità che ha colpito i personaggi... Tutto era bianco, come avvolti da una coltre di nebbia, una cecità bianca.
Chissà cosa c'è oltre quel muro bianco...
Mi piace pensare che fuori da questo teatro offuscato ci sia un posto migliore, dove vengono nascosti tutti i suoni e gli oggetti che la nebbia rapisce durante la notte.
Un giorno, forse domani, forse tra qualche mese, la cecità finirà e si vedranno di nuovo i colori.
Uccide le ombre e gli animi sostituendoli con goccioline di umido e freddo.
Alzare gli occhi al cielo che non c'è più fa quasi paura, lei ci sovrasta e rende l'aria gelida, dura e feroce.
Sembra che la nebbia attutisce anche i suoni, racchiude tutto come un velo leggero ma coprente, pare di essere dentro un grandissimo vaso smerigliato, dove i rumori sbattono contro le pareti e vengono inghiottiti dal nulla.
La nebbia mi ha sempre fatto pensare a "Cecità" il romanzo di Josè Saramago... ogni volta ho davanti agli occhi tutto questo bianco e puntualmente penso alle parole incredibili di quel libro, alla strana cecità che ha colpito i personaggi... Tutto era bianco, come avvolti da una coltre di nebbia, una cecità bianca.
Chissà cosa c'è oltre quel muro bianco...
Mi piace pensare che fuori da questo teatro offuscato ci sia un posto migliore, dove vengono nascosti tutti i suoni e gli oggetti che la nebbia rapisce durante la notte.
Un giorno, forse domani, forse tra qualche mese, la cecità finirà e si vedranno di nuovo i colori.
mercoledì 30 gennaio 2013
Passaggio o fine
Pensando bene alla morte mi accorgo che essa è in fondo molto semplice, talmente veloce e facile rispetto alla vita, credo sia proprio per questo che appare così tremenda e immensa.
La morte non da il giusto valore ad un'intera vita di lotte, pianti e sorrisi.
Anche quando la vedi e sai che sta arrivando, in un attimo riparte senza far rumore e lascia tutti attoniti, impotenti e inconsapevoli.
L'attimo in cui la vita se ne va e la morte la porta via con se nessuno lo vede veramente, ci sembra che ci sia un respiro, che forse non è ancora il momento ma sarà quel minuto dopo, non proprio quello in cui ci è sembrato che il freddo gelasse il cuore.
La negazione è la prima conseguenze della morte. La morte non ti da il tempo di essere sicuro.
Dopo cala il silenzio e il mondo inizia a girare lentamente, riprende a vivere, la morte è già andata via da tempo e devi crederci per forza. La rassegnazione può avere velocità incostanti.
Tutto questo tempo di vita spezzato in un solo veloce e piccolissimo secondo, è per questo che l'uomo ha bisogno di credere che non è tutto finito. Non si può cancellare tutto. Se dopo la vita ci fosse il nulla, il semplice atto della morte turberebbe per sempre molti di noi, forse alcune persone non accetterebbero mai di non aver capito che fosse quello il momento, proprio quello in cui hanno pensato che invece ci fosse ancora tempo.
E se dopo quell'attimo veloce, la morte ci portasse in un altro posto, un luogo dove potremmo essere ancora qualcosa, in memoria di quel qualcuno che eravamo in vita...
Tutto questo aiuta l'uomo a rassegnarsi che quel momento sia solo un passaggio, avviene così velocemente proprio perché è solo una porta e non serve sostare a lungo sull'uscio di una nuova era.
La morte non da il giusto valore ad un'intera vita di lotte, pianti e sorrisi.
Anche quando la vedi e sai che sta arrivando, in un attimo riparte senza far rumore e lascia tutti attoniti, impotenti e inconsapevoli.
L'attimo in cui la vita se ne va e la morte la porta via con se nessuno lo vede veramente, ci sembra che ci sia un respiro, che forse non è ancora il momento ma sarà quel minuto dopo, non proprio quello in cui ci è sembrato che il freddo gelasse il cuore.
La negazione è la prima conseguenze della morte. La morte non ti da il tempo di essere sicuro.
Dopo cala il silenzio e il mondo inizia a girare lentamente, riprende a vivere, la morte è già andata via da tempo e devi crederci per forza. La rassegnazione può avere velocità incostanti.
Tutto questo tempo di vita spezzato in un solo veloce e piccolissimo secondo, è per questo che l'uomo ha bisogno di credere che non è tutto finito. Non si può cancellare tutto. Se dopo la vita ci fosse il nulla, il semplice atto della morte turberebbe per sempre molti di noi, forse alcune persone non accetterebbero mai di non aver capito che fosse quello il momento, proprio quello in cui hanno pensato che invece ci fosse ancora tempo.
E se dopo quell'attimo veloce, la morte ci portasse in un altro posto, un luogo dove potremmo essere ancora qualcosa, in memoria di quel qualcuno che eravamo in vita...
Tutto questo aiuta l'uomo a rassegnarsi che quel momento sia solo un passaggio, avviene così velocemente proprio perché è solo una porta e non serve sostare a lungo sull'uscio di una nuova era.
venerdì 28 dicembre 2012
Silenzio
Vorrei provare ad essere senza voce così potrei assaporare un po' il silenzio dell'aria e il grido impetuoso che ho dentro.
A volte mi capita di parlare ma di non sentirmi e capita che tutto intorno le labbra si muovono e le corde vocali vibrano, ma le parole sono come fumo che svanisce e ondeggiano invisibili come ragnatele tra i rami.
Per questo a volte penso che senza la voce ognuno di noi si ascolterebbe di più e ci sarebbe più rispetto per tutto ciò che sembra non esserci ma che invece ci circonda.
A volte mi capita di parlare ma di non sentirmi e capita che tutto intorno le labbra si muovono e le corde vocali vibrano, ma le parole sono come fumo che svanisce e ondeggiano invisibili come ragnatele tra i rami.
Per questo a volte penso che senza la voce ognuno di noi si ascolterebbe di più e ci sarebbe più rispetto per tutto ciò che sembra non esserci ma che invece ci circonda.
domenica 9 dicembre 2012
Amica non gradita
La solitudine è un'amica malvagia perché ti costringe e pensare.
Quando sei solo ti puoi perdere tra mille ombre
e capita che resti imprigionato per molto tempo in un mondo di silenzio.
Quando sei solo ti puoi perdere tra mille ombre
e capita che resti imprigionato per molto tempo in un mondo di silenzio.
lunedì 12 novembre 2012
Un secolo per diventare giovani
Mi sono sempre chiesta cosa pensa una persona anziana della vita che ha vissuto fino a quel momento e mi piacerebbe chiedere a molte persone, oltre i cinquanta anni, cosa si aspettano del loro futuro, credo che un giorno lo farò, spero prima di arrivare anche io a quell'età.
Ricordo che, poco tempo fa, rimasi molto sorpresa di come mio nonno parlasse del suo futuro in un modo innovativo, come se fosse un giovane di vent'anni che sta ancora studiando e ha ancora molto da apprendere dalla vita. Mio nonno è una persona di ben ottantotto anni ma portati abbastanza bene tutto sommato... Ottantotto, è anche difficile da scrivere!
Lui ci racconta sempre di come da piccolo avrebbe voluto studiare e di come riuscì ad imparare la musica tutto da solo, anche se dovette abbandonare gli studi e iniziare il suo lavoro di calzolaio e poi anche barbiere fin da ragazzino, ma si vanta di essere stato uno dei pochi a terminare addirittura la quarta elementare, che per quei tempi era come avere una specie di diploma.
Mi ha sempre affascinato il suo modo lento e preciso di spiegarci come aggiustare una scarpa ad esempio, come cambiare perfettamente un tacco rotto o come disegnare la forma su carta per poi costruire la base per una nuova scarpa. Lo spiega in un italiano un po'contorto fatto di termini ricercati pronunciati con qualche lettera in meno o di troppo, con molta calma e con introduzioni infinite come se avesse tutto il tempo del mondo e stesse formando un suo allievo, anche se purtroppo nessuno di noi nipoti ha mai capito come fare il mestiere del calzolaio e di questo lui se ne rammarica, sa che quando non ci sarà più la sua arte verrà persa per sempre...
A proposito del suo amore per la musica, mio nonno ha imparato a suonare il mandolino da giovane, naturalmente tutto da solo e la cosa che più mi affascina è che continua ancora a studiarla, da solo, sul suo banchetto di legno tra gli attrezzi da calzolaio e la colla per le scarpe apre il suo libro e "legge la musica"... infila lo spago nel cuoio e "legge la musica", incolla la tomaia e "legge la musica"...
Quel giorno in cui rimasi sorpresa dalle sue parole mi disse che lui voleva ancora imparare, che purtroppo ai suoi tempi non gli era stato possibile, ma che non aveva mai smesso di imparare da solo con quel che poteva capire senza nessun maestro ad aiutarlo, ma lui non si era mai arreso, come anche quella volta che dovette andare a lavorare per un periodo in America e fu contentissimo di poter imparare una nuova lingua. Non si è arreso davvero, mai, anche oggi sa che non deve fermarsi, le sue ossa sono ormai vecchie ma lui ogni mattina sale pian piano sulla sua cyclette e pedala lentamente per quel tempo che la sua resistenza gli perdette, perché "se stai sempre fermo il tuo corpo si ferma pure, invece è importante tenerlo vivo"...
Mio nonno ha ottantotto anni, fa il calzolaio, lavora ancora come un tempo seduto sulla sua sedia di legno mentre studia il suo libro di musica, pedala ogni mattina su una cyclette e mi dice "how are you?" "one, two, three, four..."
Capire che una persona che ha vissuto così tanto ha ancora voglia di ampliare la sua conoscenza, come se avesse davanti a se un'altra vita intera, è una cosa che fa riflettere, è bellissima e allo stesso tempo spaventosa, com'è possibile tutto questo?
Nonno non sei stanco di andare avanti dopo ottant'anni di sapere e saggezza accumulata, non hai voglia di riposare e di goderti l'aria fresca di campagna invece di lavorarci, con la sensazione di essere libero finalmente dopo un'intera vita di sacrifici, fatta di povertà e orari di lavoro infiniti?
Allora mi chiedo perché io sono già stanca di tutto questo, sono ancora giovane e ho davvero tutta una vita davanti, ma è come se mi sentissi già vecchia e annoiata, non è possibile desiderare il riposo senza aver provato la fatica... Forse oggi abbiamo veramente tutto, sappiamo troppe cose e non abbiamo voglia di imparare nient'altro, passiamo tanto di quel tempo sui libri a studiare un miliardo di nozioni, a guardare la televisione e a navigare in internet che il nostro sapere è a tutto tondo ed è veramente immenso, ma alla fine è come se valesse pochissimo.
Mio nonno pagherebbe per rinascere nel secolo attuale, lo dice sempre che oggi sarebbe qualcuno di un certo livello culturale e sociale, magari un famoso musicista o un intellettuale chissà!
"Anche se sono vecchio voglio mantenere la mente giovane perché se è giovane la mente allora è giovane tutto il corpo"... questa frase di mio nonno la porterò sempre con me.
Ricordo che, poco tempo fa, rimasi molto sorpresa di come mio nonno parlasse del suo futuro in un modo innovativo, come se fosse un giovane di vent'anni che sta ancora studiando e ha ancora molto da apprendere dalla vita. Mio nonno è una persona di ben ottantotto anni ma portati abbastanza bene tutto sommato... Ottantotto, è anche difficile da scrivere!
Lui ci racconta sempre di come da piccolo avrebbe voluto studiare e di come riuscì ad imparare la musica tutto da solo, anche se dovette abbandonare gli studi e iniziare il suo lavoro di calzolaio e poi anche barbiere fin da ragazzino, ma si vanta di essere stato uno dei pochi a terminare addirittura la quarta elementare, che per quei tempi era come avere una specie di diploma.
Mi ha sempre affascinato il suo modo lento e preciso di spiegarci come aggiustare una scarpa ad esempio, come cambiare perfettamente un tacco rotto o come disegnare la forma su carta per poi costruire la base per una nuova scarpa. Lo spiega in un italiano un po'contorto fatto di termini ricercati pronunciati con qualche lettera in meno o di troppo, con molta calma e con introduzioni infinite come se avesse tutto il tempo del mondo e stesse formando un suo allievo, anche se purtroppo nessuno di noi nipoti ha mai capito come fare il mestiere del calzolaio e di questo lui se ne rammarica, sa che quando non ci sarà più la sua arte verrà persa per sempre...
A proposito del suo amore per la musica, mio nonno ha imparato a suonare il mandolino da giovane, naturalmente tutto da solo e la cosa che più mi affascina è che continua ancora a studiarla, da solo, sul suo banchetto di legno tra gli attrezzi da calzolaio e la colla per le scarpe apre il suo libro e "legge la musica"... infila lo spago nel cuoio e "legge la musica", incolla la tomaia e "legge la musica"...
Quel giorno in cui rimasi sorpresa dalle sue parole mi disse che lui voleva ancora imparare, che purtroppo ai suoi tempi non gli era stato possibile, ma che non aveva mai smesso di imparare da solo con quel che poteva capire senza nessun maestro ad aiutarlo, ma lui non si era mai arreso, come anche quella volta che dovette andare a lavorare per un periodo in America e fu contentissimo di poter imparare una nuova lingua. Non si è arreso davvero, mai, anche oggi sa che non deve fermarsi, le sue ossa sono ormai vecchie ma lui ogni mattina sale pian piano sulla sua cyclette e pedala lentamente per quel tempo che la sua resistenza gli perdette, perché "se stai sempre fermo il tuo corpo si ferma pure, invece è importante tenerlo vivo"...
Mio nonno ha ottantotto anni, fa il calzolaio, lavora ancora come un tempo seduto sulla sua sedia di legno mentre studia il suo libro di musica, pedala ogni mattina su una cyclette e mi dice "how are you?" "one, two, three, four..."
Capire che una persona che ha vissuto così tanto ha ancora voglia di ampliare la sua conoscenza, come se avesse davanti a se un'altra vita intera, è una cosa che fa riflettere, è bellissima e allo stesso tempo spaventosa, com'è possibile tutto questo?
Nonno non sei stanco di andare avanti dopo ottant'anni di sapere e saggezza accumulata, non hai voglia di riposare e di goderti l'aria fresca di campagna invece di lavorarci, con la sensazione di essere libero finalmente dopo un'intera vita di sacrifici, fatta di povertà e orari di lavoro infiniti?
Allora mi chiedo perché io sono già stanca di tutto questo, sono ancora giovane e ho davvero tutta una vita davanti, ma è come se mi sentissi già vecchia e annoiata, non è possibile desiderare il riposo senza aver provato la fatica... Forse oggi abbiamo veramente tutto, sappiamo troppe cose e non abbiamo voglia di imparare nient'altro, passiamo tanto di quel tempo sui libri a studiare un miliardo di nozioni, a guardare la televisione e a navigare in internet che il nostro sapere è a tutto tondo ed è veramente immenso, ma alla fine è come se valesse pochissimo.
Mio nonno pagherebbe per rinascere nel secolo attuale, lo dice sempre che oggi sarebbe qualcuno di un certo livello culturale e sociale, magari un famoso musicista o un intellettuale chissà!
"Anche se sono vecchio voglio mantenere la mente giovane perché se è giovane la mente allora è giovane tutto il corpo"... questa frase di mio nonno la porterò sempre con me.
mercoledì 17 ottobre 2012
La via più lunga è anche quella meno percorsa
Ci sono viaggi che ti cambiano interamente.
Cammini impensabili che riescono a farti guardare il mondo in modo diverso.
Ho vissuto uno di questi viaggi, per gioco, anche se, prima di tutto l'ho fatto per riuscire a provare un sisma di qualcosa, di cui neanche adesso conosco bene il nome.
Cercavo una prova che mi rendesse più forte, un percorso che poteva donarmi lo stimolo tanto atteso, in modo da recuperare la serenità perduta e iniziare così a chiudere le mille ante dei miei armadi polverosi.
Non so se questo cammino mi ha resa migliore o peggiore, ho vissuto interamente ogni momento e questo mi ha resa diversa di sicuro. E' stato come guardare un film con personaggi dinamici che alla fine, nell'ultima scena, non sono più quelli di prima, hanno imparato qualcosa, sono cambiati e si sono evoluti.
Porterò dentro di me ogni piccolo centimetro di asfalto percorso e ricorderò la fatica immensa accompagnata da arti doloranti e cedimenti improvvisi... Avrò un esempio da seguire quando tutto mi sembrerà cadere giù e quando sarà la mia mente a cedere, seguirò la mia stessa forza, quella che ho dovuto tirare fuori per non arrendermi al dolore fisico e andare avanti fino alla meta, se pur con molta fatica e con piccole deviazioni per recuperare le forze.
Adesso sono al caldo e al riposo nella mia casa, sono stanca, ho ancora i piedi gonfi e tormentati, i polpacci corti e possenti, un ginocchio che grida vendetta e una temperatura corporea che necessita di cure, ma sento che la mia mente sta bene, la serenità si è fatta spazio tra i pensieri inutili e corrotti... e da oggi si va avanti fino alla meta.
Cammini impensabili che riescono a farti guardare il mondo in modo diverso.
Ho vissuto uno di questi viaggi, per gioco, anche se, prima di tutto l'ho fatto per riuscire a provare un sisma di qualcosa, di cui neanche adesso conosco bene il nome.
Cercavo una prova che mi rendesse più forte, un percorso che poteva donarmi lo stimolo tanto atteso, in modo da recuperare la serenità perduta e iniziare così a chiudere le mille ante dei miei armadi polverosi.
Non so se questo cammino mi ha resa migliore o peggiore, ho vissuto interamente ogni momento e questo mi ha resa diversa di sicuro. E' stato come guardare un film con personaggi dinamici che alla fine, nell'ultima scena, non sono più quelli di prima, hanno imparato qualcosa, sono cambiati e si sono evoluti.
Porterò dentro di me ogni piccolo centimetro di asfalto percorso e ricorderò la fatica immensa accompagnata da arti doloranti e cedimenti improvvisi... Avrò un esempio da seguire quando tutto mi sembrerà cadere giù e quando sarà la mia mente a cedere, seguirò la mia stessa forza, quella che ho dovuto tirare fuori per non arrendermi al dolore fisico e andare avanti fino alla meta, se pur con molta fatica e con piccole deviazioni per recuperare le forze.
Adesso sono al caldo e al riposo nella mia casa, sono stanca, ho ancora i piedi gonfi e tormentati, i polpacci corti e possenti, un ginocchio che grida vendetta e una temperatura corporea che necessita di cure, ma sento che la mia mente sta bene, la serenità si è fatta spazio tra i pensieri inutili e corrotti... e da oggi si va avanti fino alla meta.
Iscriviti a:
Post (Atom)




