domenica 21 maggio 2017

Il tempo di provarci contro tutte le paure


Passa il tempo ma quella innata e insana paura di mettersi in gioco è sempre lì, perfida come non mai.
Pensi di continuo a tre domande fondamentali:

e se poi non ci riesco?
e se poi mollo?
e se poi gli altri mi giudicano? 

Ti svegli ogni mattina con la voglia di cambiare il mondo intorno a te, poi fai colazione e 24 ore passano che neanche ti accorgi di quanto tempo hai sprecato.

A fine giornata, quando senti addosso il peso della responsabilità, che puoi fare?
Ormai è finito tutto, hai perso l'occasione.
Così ti riprometti che ci riproverai il giorno successivo.

Questa volta ci riuscirò, ti rassicuri fiera dei tuoi propositi.

Chissà come andrà domani!

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photocredit: pixabay

venerdì 10 giugno 2016

Croccantini, nuovi cuccioli e i soliti 30 anni

Oggi facevo la mia solita strada verso casa, passando accanto al recinto del parco, con una busta della spesa sulle spalle, come sempre pesante, a fiori gialli e fucsia, che mi fa vergognare da quella volta che la presi a 2 euro al negozio del "tutto casa", nell'altra mano un pacco di croccantini da 3 Kg per cuccioli, pasto completo, dicono siano i più adatti per una crescita regolata.
Mentre scansavo le buche del marciapiede, gli uccellini cantavano i lori cinguettii d'amore e le macchine rallentavano al semaforo, ho iniziato a pensare, a cosa di preciso non so, è stato un attimo e poi all'improvviso mi sono chiesta: sono davvero felice oggi?
Strano come una semplice strada quotidiana riesce a farti pensare alla tua vita.

La mano iniziava a cedere, 3 Kg di croccanti pesavano sulla mia responsabilità, perché qualcun'altro adesso conta su di me per essere sfamato, per comprare il cibo giusto, controllare come sta, se oggi ha fatto i suoi bisogni nel posto giusto, capire perché ha paura del mondo esterno, dopo essere stato abbandonato sul ciglio di una strada e trasportato in una gabbia per tutta Italia, prima di trovare qualcuno che lo accogliesse e che gli volesse bene. 
Saranno questi 30 anni che pesano come un pacco da 3 Kg di croccanti per cuccioli, o sarà che me le vado a cercare, ma sembra che in questi ultimi due anni la vita abbia iniziato a correre e a cambiare in modo molto repentino, faccio quasi fatica a capire cosa è cambiato che inizia un nuovo mondo da affrontare. 
C'è ancora qualcosa che vuole bloccarmi e fissarmi in un posto come un dipinto e questo non mi rende felice, ma oggi ho pensato che quella strada che stavo percorrendo sicura era mia, attraversavo il mio quartiere, accanto al parco dove ogni giorno, per almeno 3 volte al giorno ormai, mi reco tenendo al guinzaglio un pelosetto di quattro mesi, che cerca di nascondersi tra le mie gambe quando la gente ci viene incontro. 
Stavo tornando a casa mia, un nido tutto amore e coccole, perché mai avrei dovuto essere triste?
Così mi sono resa conto che forse la felicità non è mai uguale ogni volta che la si prova, la felicità può essere qualsiasi cosa, si dice possa essere anche molto piccola, ma già basta per spazzare via tutto il resto e quel giorno che ti chiederanno "sei felice?" tu risponderai di sì, istintivamente, ne sono sicura, senza pensarci, perché il primo pensiero che ti verrà in mente sarà quello felice e non tutti gli altri tristi. 
Quindi la mia risposta è stata sì, oggi sono felice.
Oggi non posso pentirmi di niente, non posso soffrire per le responsabilità, per la sensazione di impotenza, per il tempo che finisce sempre troppo presto, per le delusioni e per tutte le persone che non ci sono quando ne ho più bisogno, oggi so che non posso più aspettare la felicità.

Nessuna attesa e rinuncia ci sarà più, come quelle decisioni ponderate che a 30 anni pensi di prendere per necessità e non perché lo vuoi: trentenni troppo giovani per andare avanti, troppo grandi per rimanere indietro.
Perché aspettare sempre che sia il momento giusto, forse quel momento è adesso e quando ci pensi è già passato e non tornerà. 
Me lo ripeto a cadenza mensile, lo so ogni volta le stesse parole, ma è necessario auto-incoraggiarsi sempre! 
Fatelo anche voi e siate felici.


domenica 31 gennaio 2016

Quando tutto ebbe inizio: eterni secondi da sempre

Ho avuto il primo assaggio di eterna seconda fin da piccola.
Quando ero ancora una bambina riccia e con gli occhiali, sempre troppo piccola per giocare con gli altri, ma adatta per fare la conta a nascondino... sempre.

Nessuno a quei tempi portava gli occhiali, chissà perché. Mi sono sempre chiesta se tutti ci vedessero davvero benissimo, o in realtà avevano genitori troppo distratti e poco "informati" da non accorgersi che il proprio figlio scambiava le p per le b. 
Forse qualcuno si ricorderà quei brutti occhiali tondi anni 90', legati saldamente alle orecchie da catenelle elastiche o fili in gomma, davvero terrificanti! E vogliamo parlare del colore?
I miei erano sempre di un incomprensibile colore marrone leopardato, come se ai bambini interessasse la moda del momento per degli occhiali. Grazie designer degli occhiali!
  
Insomma, da grandi si sa che le cose si superano, ma il problema sta in ciò che accade da piccoli, durante quei momenti troppo enormi per essere superati da soli. Sono vere e proprie tragedie.
In ogni caso, oggi pare che la gente mette gli occhiali perché "è fashion", ho visto certe persone convintissime portarli anche senza vetri "perché oggi l'occhiale è un accessorio".

Diciamo la verità, io ero avanti da piccola! Voglio dire, ero già al passo con la moda prima ancora che venisse inventata, eh!

Dopo essere stata eterna seconda da bambina, arrivò il momento preadolescenziale, che già di suo sappiamo tutti essere un periodo di bruttezza inaudita, soprattutto per noi donne, ma stranamente per me non fu l'aspetto fisico il nemico numero uno.
A quei tempi mi distinguevo dagli altri miei coetanei per una precoce sensibilità, che forse mostravo troppo e a cui mi aggrappavo a tutti i costi, come via di fuga dalla realtà.
Mi avvicinai sempre di più al mondo delle parole, alla lettura e alla poesia. 
Questo mi rendeva libera di esprimermi, ma nello stesso tempo, mi rendeva chiusa in me stessa, tipicamente stereotipata dentro al mio mondo, in cui però nessuno mi capiva. (ci siamo passati tutti, non dite di no!)

Proprio quel giorno alle medie, capii che non sarei mai stata prima in niente.
Quel giorno in cui una classe, composta perlopiù da ragazzi, il cui unico obiettivo della giornata era cercare di non finire dal preside, almeno quel giorno, scelse con libero arbitrio un'altra compagna al mio posto, per decantare una poesia alla recita di fine anno.
Disperazione totale. Seconda anche in quello che facevo meglio. 
Seconda nella poesia. Era la fine.
Oggi so che per la troppa democrazia educativa, il mio caro professore di italiano, non aveva ben compreso a quale popolo stava per dare il potere. 
Forse da adulti ci dimentichiamo di quanto possono essere cattivi i ragazzini, per niente disinteressati nelle scelte e per niente influenzabili da grandi seni ad esempio, più grandi della media delle ragazze a quei tempi. 
Le misure, con cui si fanno le scelte che contano, alle scuole medie, sono altre.
Insomma eterna seconda pure nell'essere donna, oltre che poetessa.

Poi arrivò il liceo e le cose non migliorarono di certo, eternamente seconda sempre! 
Tranne quella volta in matematica in cui davvero fui prima di tutti, alcuni mi ammirarono, altri probabilmente mi odiarono, la dura vita dei primi.
In effetti era una tale responsabilità da sostenere. Troppo stressante essere primi!
Così pian piano mi defilai nel mio caldo e comodo posto da eterna seconda, lasciando la gloria agli altri e osservando di nascosto l'evoluzione delle cose.

Oggi, da adulta, ho naturalmente superato il grosso peso degli occhiali, i riccioli sono scomparsi (ahimè), le poesie ogni tanto tornano e che sia chiaro, non ho problemi con la misura del mio seno.

Come vedete le cose sono migliorate, ma non perché adesso mi trovo sul podio insieme ai primi, anzi continuo con orgoglio a sostenere la causa degli eterni secondi. 

Perché arrivare per primi quando si può andare più lenti e godere del paesaggio durante il cammino?
Arrivare secondi ti dà un punto di vista più ampio e ti lascia un bagaglio più pesante, che può sempre tornare utile nei periodi freddi.
Arriverò esattamente quando voglio arrivare (semi-citazione nerd che spero qualcuno capirà).

La bevanda degli eterni secondi: Tea!
photocredit: Pixabay 

venerdì 29 gennaio 2016

Pensieri ritrovati e bozze andate a male. Sei mesi dopo

Ancora una volta mi accorgo di aver sbagliato tutto
prima i tempi, poi anche i modi, i calcoli profetici e le possibilità
Sembrava andare tutto liscio
in gamba ragazza, carica!

Non può essere sempre così a quanto pare.
Arriverà mai quel giorno in cui tutto coinciderà alla perfezione, così che io possa finalmente starmene distesa su un'amaca a bere un mojito?! 

Ansia e stress sono legati lì, insieme, in quel punto dolorante dell'intestino,
ho comprato ben 24 miliardi di fermenti vivi ma che forse sono un po' pigri.
Mangerò patate e carote ancora una volta,
chissà magari sedentarietà e colite possono far bene alla prova costume.

Le sere si concludono così, al caldo e zanzare,
la gente non ha ancora smesso di camminare, sento i loro passi sotto il portico:
tacco 12 pronto per una festa in centro,
passo svelto di sandali che tornano a casa dopo un aperitivo in piazza,
poi qualcuno canta e qualcun'altro litiga.

Sotto la sedia un peso viola da 2 kg, un giorno l'ho comprato sperando di usarlo,
ieri l'ho cercato, l'ho trovato in fondo all'armadio dopo anni.
Seduta come una finta culturista, ho cercato di dare una botta di vita ai miei mitocondri,
tre minuti per braccio è stato tutto il mio allenamento, forse sul sinistro solo due, ma ho deciso che mi impegnerò di più...

Ecco ho perso i pensieri
ultimamente mi succede spesso, sono lì che faccio cose e parlo con la gente e d'improvviso il mio cervello si spegne, si addormenta credo e perdo i pensieri e le parole di botto,
sarà che sto invecchiando, ma per la demenza mi sembra un po' troppo presto.

Questo succede quando di pensieri ne hai troppi e dentro la testa non c'è più spazio.
Che poi il mio cervello è proprio come me, possiede un suo ordine creativo e non posso farci niente, ma ogni tanto dice basta e si ferma un attimo per rimettere ordine e ricollegare le idee, perché in fondo ci tiene poi a ritrovarle.
E così eccomi qui a ricollegare, rimodellare e scrivere cose senza senso.


°°°
Manco da troppo tempo. 
Ho ritrovato questa bozza oggi e non so quanto tempo esattamente sia passato, ma dal mio stato mentale e dall'aver citato caldo e zanzare, deduco siano passati più o meno sei mesi dal delirio.
Chissà perché non ho pubblicato tutto allora!
Ho tenuto queste frasi sconnesse in ostaggio tra i file non pubblicati, quelli dimenticati che dopo qualche mese già perdono diritto di esistere e finiscono nel limbo delle cose perdute.
Spesso vengono cancellate per sempre, altre volte cambiate e trasformate in qualcos'altro di completamente diverso.
Oggi ho deciso di non buttare via una parte di me stessa, se pur sbilenca e tristemente impostata, ma di pubblicarla così come è stata pensata e scritta e anzi voglio aggiungere un resoconto della situazione attuale.
Cosa è cambiato nella mia vita?
Continuo a sbagliare i progetti perché non imparo mai dagli errori, però adesso riesco a rispettare di più i tempi, non sempre, ma un po' di più.
Qualcosa è finalmente andata per il verso giusto, ma non sono su un'amaca a bere mojito purtroppo!
L'ansia, quella è sempre lì, si è affezionata, banchetta tra colite e herpes labiale a giorni alterni (la sto viziando troppo).
La prova costume non è andata malissimo, ma la prova invernale post-natalizia ormai è stata rimandata a primavera. Come si può ben intuire non ho sfruttato appieno i miei pesetti da 2kg.
Nel frattempo però mi sono data molto da fare, stile donna in carriera troppo poco convinta.
Infatti ho traslocato in una nuova casa, che è un piccolo nido d'amore di cui vado molto fiera, ho fatto molti esami e ho cercato di dare una svolta alla mia carriera, mai davvero iniziata, da dentista e igienista dentale di mummie e persone non morte.
Tranquilli sono cose del tutto normali per noi antropologi!

Con questo fortunato ritrovo non voglio dire di essere finalmente tornata, ma tra esami e qualche estrazione del DNA cercherò di essere più presente, sempre che io riesca a mantenere ancora i buoni propositi e non cada di nuovo nell'adolescenza lunga.
Stay tuned and drink a mojito!

photocredit: Pinterest

domenica 19 luglio 2015

La domenica

Sembra io non voglia imparare mai che quando arriva la domenica arriva il momento di andare via
cerco sempre un motivo migliore per superare 24 ore di solitudine dicendomi che va tutto bene
in fondo finisce presto
buona domenica

Non fatelo, non auguratemi buona domenica, per poi allontanarvi con il mio sorriso più bello nel vostro cestino da pic nic

Non imparerò mai a reagire e sbattermi la porta di casa alle spalle e dimenticarmi di tutto
invece continuo a sperare e aspettare che cambi il sole
conto il battito delle lancette come fosse musica
mentre potrei suonare davvero
cantare
ballare
volare

uscire da qui

Odio la domenica
Odio le finestre chiuse dei vicini, anche loro da lontano a ricordandomi che neanche gli estranei rimarranno a farmi compagnia
Così indosso il mio sorriso più grande, finto, fisso, immotivato e cerco di far finta che è solo un giorno qualunque
che tra poche ore qualcuno busserà alla mia porta
e mi porterà via

è triste doversi fare compagnia da soli

Poi domani lo so che dimenticherò tutto
perché in fondo passa subito
basta una parola
un amico che ti cerca
e tutto sembra tornare indietro

Non crescerò mai
Non c'è età per sentirsi soli


martedì 7 luglio 2015

Chiamiamola insofferenza dei 30 anni

Spalle perennemente arricchiate, una piccola ruga proprio in fronte, nel mezzo dei pensieri e delle delusioni, diventa un solco sempre più profondo ogni anno

non sento più neanche di vivere figuriamoci scrivere

di corsa ogni cosa che quando mi fermo sembra stia facendo un errore enorme
l'ansia di non finire tutto e ancora una volta essere me stessa,
riconfermata puntualmente come sempre
eterna seconda

ci sarà sempre un altro anno per me, ancora un altro poi basta
invece non finisce mai
percorrere sempre la strada più lunga, proprio quella senza sentiero, che mentre cammino sembra di essere in un posto nuovo ogni volta eppure sto solo girando in tonto
la sensazione perenne di stare espiando chissà quali peccati in un limbo soffocante 
spingendo non uno, ma quattro massi, contemporaneamente fino in cima

il cibo sembra volermi uccidere a giorni alterni
le persone tutte giudicanti
o forse no, sono io che giudico loro
poi quando sto per crederci davvero succede qualcosa e mi ricordo che mi ero ripromessa di non farlo più, di non crederci mai più
mi accontento del secondo posto
perché sono stanca
mi fermo un giorno 
e nel mentre il mondo sembra essere andato al doppio della velocità
sono già tutti più avanti 
ancora di più

ho cancellato parole e ho dimenticato pensieri per quella brutta cosa che è rimandare
scrivere subito, lo so che si fa così
ma ho rimandato
è passato il momento e adesso torno a cancellare e riscrivere
finito tutto
non ricordo, vuoto totale
troppi massi pesanti chiudono i pensieri, stipati dentro a quelle stanze confuse, impolverate
con ragni a tessere speranze 
schemi e organizzazioni
è tutto uno scherma nella mia mente
una corsa a quale parte del progetto rispetterò meglio
la perfezione dello schema
un solo cambiamento e tutto crolla.

Sono stanca
è luglio
fuori e dentro sembra essere esploso un vulcano
mi dite che ci sto a fare ancora qui, a morire?!




venerdì 20 marzo 2015

Filetti di merluzzo speziati e croccanti - #ricettedafrigovuoto

Eccomi qui con una nuova ricettina.
Incredibile ma vero sto scrivendo il secondo post per la rubrica #ricettedafrigovuoto!

C'è un momento nella vita di tutti noi, in cui il congelatore o meglio detto freezer, diventa il migliore amico dell'uomo (Sapiens).
In effetti, questa ricetta da frigo vuoto, ci porta alla ricerca di un'alternativa, in un altro luogo molto amato da tutti noi pigroni, impegnati, squattrinati e certi giorni pure da quelli più volenterosi.
Avete capito bene: oggi abbiamo il frigo vuoto ma il congelatore pieno. 

Iniziamo subito con la ricetta di oggi: Filetti di merluzzo speziati e croccanti 

La foto non è degna di Pinterest perché non sono una foodblogger.
Ho i piatti brutti.
Ho una semplice compatta.
Non so fotografare il cibo, di solito lo mangio.

Persone: 2 (oppure potete fare gli ingordi e mangiavi tutto voi, io l'ho fatto!)
Tempo: 20 minuti (lo so, ma il pesce ha i suoi tempi)

Ingredienti: 

  • filetti di merluzzo al naturale congelato 
  • farina di riso q.b.
  • farina di mais q.b
  • olio q.b.
  • sale q.b.
  • curry q.b.
  • origano q.b.
  • prezzemolo a piacere
  • 3 patate 
  • insalata verde (quella che avete, poche formalità)
Procedimento:

Prima di iniziare, vorrei rispondere alle domande che, sono sicura, vi starete già facendo, ovvero:
1. "perché non compri direttamente il pesce impanato?" 
2. "perché usi la farina di riso?"
3. "non ho il curry, cosa uso?"

-Ecco, prima di tutto, il merluzzo al naturale era in offerta
Sono del parere che, il pesce già impanato, non sarà mai buono come quello che ti impani tu.
Inoltre nella panatura pronta c'è dentro qualunque cosa (farina, uovo, amido, molto sale, latte, lievito ecc...) e a me non piace. 

-Mi piaceva suggerire una panatura che tutti potessero mangiare, infatti usando la farina di riso e quella di mais, questa è adatta anche agli intolleranti al glutine, latte, uovo e varie. 

-Compra il curry! Più democraticamente, puoi usare la spezia che preferisci. 

Dopo questa piccola digressione, possiamo iniziare la nostra ricetta.

La prima cosa da fare è, naturalmente, tirare fuori dal congelatore i filetti di merluzzo
Nelle confezioni di solito è indicato di cucinare il pesce ancora congelato, ma io ho fatto delle prove e vi suggerisco di non farlo. 
Invece provate a scongelarlo prima, vi assicuro che sarà più morbido, la cottura sarà migliore e cosa importante sarà più buono. 
Quindi, una volta che il vostro pesciolino (o parte di esso) è tornato a temperatura ambiente, iniziate facendolo marinare per qualche minuto, con olio e prezzemolo tritato (quello che vi ho fatto congelare la volta scorsa, lo avete comprato vero?!).

Nel frattempo preparate un piatto in cui metterete le farine, in egual porzioni, la farina di riso e la farina di mais (esatto, è quella per fare la polenta).
Se non avete la farina di riso, potete usare una semplice farina di grano che avete a casa, invece, se non avete la farina di mais, non potete sostituirla ahimè! Potete non metterla ma i vostri filetti non saranno croccanti
Il passaggio successivo sarà quello di condire il mix per la panatura, aggiungendo il sale, il curry e l'origano. Mescolate tutto con le dita e dopo occupatevi del merluzzo. 

Ci siamo, è arrivato il momento più divertente, impanare
Passate i filetti, precedentemente marinati, nella panatura, pressando leggermente prima un lato e poi l'altro.
Et voilà! Pronti per essere cotti.

Io ho cucinato tutto in forno a 230 gradi per 20 minuti, ma si possono fare anche in una padella, con un filo d'olio. 
Consiglio: la farina di mais tende ad attaccarsi alla teglia, quindi se volete potete usare la carta forno invece dell'olio. 

Per il contorno
Naturalmente il contorno è a vostro piacere, soprattutto in base alle possibilità del vostro frigo vuoto.
Io ho tagliato a dadi delle patate, le ho condite con olio e sale e le ho fatte cucinare prima al microonde per 4 minuti (è il mio vizio segreto per la cottura veloce, da quando ho il microonde è tutto più semplice, mea culpa). 
Dopo ho unito le patate ai filetti di merluzzo, a metà cottura più o meno, in modo da farli gratinare in forno insieme al pesce.
Per aggiungere un tocco di verde e di freschezza al piatto, non mi sono fatta mancare anche un contorno di insalata verde.

A questo punto sarà pronto, no?! 

I filetti non saranno come appena pescati, ma il risultato sarà Croccante e Gustoso, degno di una buona cucina improvvisata.



#ricettedafrigovuoto
#cuocaprovetta 

photocredit: la mia cucina

martedì 24 febbraio 2015

Come cucinare una buona pasta con solo una carota - #ricettedafrigovuoto

Per la serie di tutto un po', perché non parlare anche di cucina?!

Diciamoci la verità siamo stanchi di queste ricette "facilissime ed economiche" che poi, quando finalmente ti decidi che vuoi farle, leggi gli ingredienti e ti accorgi di non avere la farina integrale germogliata di grano saraceno biologico!
Ecco, per ovviare a questo problema, che sono sicura accomuna tutti noi,voglio presentarvi il mio metodo salva fame, di quando non ho tempo per fare la spesa (non ho voglia di uscire di casa) e mi invento al volo ricette gustose con uno o due ingredienti, meglio dette: Ricette da frigo vuoto.

Non lo so se sto per inaugurare una rubrica di cucina veloce sul blog, o se domani smetterò di avere idee su cosa mangiare e morirò di fame (a volte lo penso sul serio), ma mi piacerebbe condividere queste ricettine da frigo vuoto ogni tanto, adatte agli studenti squattrinati come me, ai lavoratori part-time o a quelli in carriera, insomma a chiunque un giorno aprirà il frigo e dentro ci troverà solo cadaveri di pomodori ed esseri viventi in brodo di giuggiole, che proliferano senza sosta sulla zucchina martire della settimana. 



Persone: 1 (se siete di più, forse è meglio che vi decidete a fate la spesa)
Tempo: 10 - 15 minuti 
Ingredienti:

  • 1/4 di cipolla 
  • 1 carota 
  • prezzemolo q.b.
  • curry q.b. 
  • noce moscata q.b.
  • 100 gr di spaghetti 
Che ci vogliono sale e olio credo non ci sia bisogno di specificarlo, o si?! 
  • sale q.b. 
  • olio q.b. 
Procedimento:

La cosa importantissima per la riuscita di questa ricetta è tagliare la carota a la julienne
Se non siete capaci seguite un corso, o se non avete il coso per tagliarle così... fate qualcosa, compratelo, perché ne va della vostra vita futura, credetemi, a la julienne è tutto meglio.

Iniziate lavando la cipolla e la carota (lavare il cibo è importante), dopo potete tagliare la cipolla molto fine, a piccoli dadini, ma mi raccomando che siano davvero piccolissimi, ci servirà per il soffritto della nostra pasta.
Adesso passate alla carota, sbucciatela e poi armati di grattugia julienne (o quella multitasking che fa tutte le forme che volete) dateci di polso, rendendo orgoglioso il caro vecchio giuliano e attendi alle dita! Per ultimo preparate il prezzemolo tritandolo fine (anche lui). 
Come non avete il prezzemolo? Compratelo fresco, lavatelo, togliete i gambi e congelatelo in una bustina da freezer , avrete del buon prezzemolo sempre fresco per ogni vostra ricetta.

Bene adesso che avete finito di tagliuzzare le cose, inizia la parte calda, cucinare.

Preparate una padella con l'olio e mettetela a riscaldare sul fuoco basso, quindi buttate dentro la cipolla, aspettate due minuti e poi aggiungete la carota precedentemente grattugiata, aggiustate di sale e fate cuocere.
Nel frattempo siete stati così bravi da mettere a bollire l'acqua per la pasta, vero? E' importante farlo prima, sia perché così non perderete tempo una volta pronto il condimento, sia perché per ultimare il condimento vi servirà un po' d'acqua di cottura della pasta (è una specie di ingrediente segreto).
Come si cucina la pasta lo sanno tutti suvvia: l'acqua bolle, buttate la pasta, aggiungete il sale.
Io lo aggiungo sempre dopo perché sono convinta che, se ci metti il sale prima l'acqua bolle dopo 10 anni, ma sull'argomento ci sono varie disquisizioni: in realtà pare che la poca quantità di sale usato in cucina, non dovrebbe avere nessun effetto sul punto di ebollizione dell'acqua. Comunque fate voi.

Mentre la pasta cuoce, aiutandovi con un mestolo aggiungete al condimento (cioè alla carota) un po' d'acqua di cottura, in modo da renderlo più umido e non secco. Aspettate qualche minuto che l'acqua si mischi bene con l'olio e la cipolla e se la carota vi sembra già morbida, aggiungete il prezzemolo tritato (no, non lo avevo dimenticato), un pizzico di curry e di noce moscata a piacere. 
C'è anche una variante con la curcuma, ma forse avere la curcuma in casa è più complicato. 

Bene il condimento è pronto. Spegnete il fuoco e assaggiate la pasta, se anche lei è cotta, non vi resta che scolare e versare gli spaghetti nella padella per amalgamare tutto.
Consiglio: 
Non scolate del tutto gli spaghetti, ma lasciate da parte un po' di acqua di cottura, nel caso il condimento vi sembrerà troppo asciutto potete rimediare tranquillamente.

Fate saltare gli spaghetti in padella con la carota, a fuoco basso per un minuto, termine tecnico "fate mantecare" e se vi va potete aggiungere ancora un po' di prezzemolo tritato.
Impiattate, sedetevi e... 
Ebbene finalmente si mangia!

Vi assicuro che leccherete il piatto e darete un senso ai vostri pranzi o cene in solitaria.
Semplice Gustoso Come a Ristorante 

La ricetta in breve scaricabile  

#ricettedafrigovuoto
#cuocaprovetta 


photocredit: freepik 

mercoledì 11 febbraio 2015

BRADIPI Essere lenti anche per fare la cacca

Mi piacerebbe essere come voi che correte tutto il giorno a pranzo un panino e poi non vedete più dove mettete le chiavi di casa. Invece io me la prendo comoda, sempre. 
Sosto più del dovuto su un pensiero, mi piace parlare, parlo troppo, le mie chiavi sono sempre nello stesso posto e non rimango mai chiusa fuori di casa. 
Gli imprevisti mi succedono ogni tanto e la mia comodità si frantuma dal basso, ora che faccio? 
Mi piacerebbe essere pronta a tutto, essere in mille posti contemporaneamente, alcune persone ci riescono davvero, in questo modo non dovrei di continuo dire "no non posso".
Pure mia madre lo diceva sempre che ero nata comoda, in ritardo come al solito fin dalla nascita, si stava troppo bene in piscina
Mi piacerebbe correre ed essere veloce, memorizzare in fretta, leggere tutto e ricordarlo davvero, vedere molte persone e avere con loro qualcosa da concordare, organizzare, decidere, discutere.
Eppure me la prendo comoda e quando il mio guscio inizia a starmi stretto, allora cerco un posto più grande dove rintanarmi, ma non sempre lo trovo, così esco fuori nel mondo dove tutti corrono, ma io sono lenta
Osservo troppe cose, guardo la gente in faccia, leggo i cartelli pubblicitari, arrivo alla meta con mille cose in testa che sembra già trascorsa una giornata intera, invece sono solo all'inizio. Sono già stanca.
Ci provo a correre come tutti, ci provo a fare molte cose in modo da organizzarmi i minuti, per poi la sera essere così stanca da addormentarmi nella vasca da bagno, per poter dire "oggi ho fatto tutto, non voglio più pensare", però sono sempre più lenta degli altri.

Ogni tanto vorrei tornarmene in piscina, l'acqua è il mio elemento, sa essere molto lenta e i corpi immersi in acqua sembrano leggeri, tranquilli senza fretta. 
In una vita passata sono stata una sirena.

Cosa può diventare una sirena senza l'acqua, senza la coda, con due gambe e due braccia troppo lunghe rispetto al corpo?
Oggi sono un bradipo.

Lo sapevi che...


Sembra che circa 5-8 milioni di anni fa esistessero bradipi acquatici che si spingevano sul fondo marino per nutrirsi di alghe.
Sulla pelliccia dei bradipi che vivono nel Sud America e nell'America centrale crescono perfino delle piccole alghe, di cui si nutrono per integrare la loro dieta di lipidi.
Non hanno fretta neanche di espletare i loro bisogni fisiologici, alcune specie fanno la cacca ogni 5 giorni, altre addirittura aspettano tre settimane. 
La cosa strana di questi bradipi del centro e sud America è che i bisogni li fanno a terra, sprecando quasi l'8% del loro bisogno energetico giornaliero per scendere dall'albero e poter andare in bagno.
Inoltre scendere dagli alberi li espone a molti pericoli, i predatori ci mettono un attimo a papparseli, lenti come sono e indifesi senza i lori rami alti.
Eppure decidono di scendere faticosamente a terra per fare la cacca. Perché non la fanno direttamente dall'alto?
Sono forse molto educati o preferiscono un posto più comodo per defecare? Non sembrerebbe.
Uno studio della University of Wisconsin-Madison ha ipotizzato che questo comportamento sia utile per poter attuare una simbiosi con alcune farfalline (Piralidi). Ecco come funziona:
I lenti bradipi scendono faticosamente dall'albero, dopo un mesetto di stitichezza, una volta a terra si prendono il loro tempo per liberarsi dalle feci, ai piedi dell'albero.
Le feci costituiscono un luogo di benessere e una nursery perfettamente organizzata, in cui le piccole amiche dei bradipi, le Piralidi, possono depositare le loro larve, che una volta schiuse vengono nutrite sulla cacca stessa.
Le larve crescono e le farfalline sono pronte per volare e raggiungere i rami più alti degli alberi dove, proprio sulla pelliccia dei bradipi, avviene il loro accoppiamento.
Ebbene sì, sembrerebbe uno sfruttamento altro che simbiosi.
Invece pare che queste farfalline apportino azoto alla pelliccia del bradipo favorendo la crescita delle alghe, molto importanti per il bisogno energetico dell'animale.
Non è ancora chiaro come le farfalle possano apportare questa quantità di azoto, si è ipotizzato che possa derivare dallo sterco dei bradipi che le Piralidi trasportano con loro, oppure dagli stessi escrementi delle farfalline depositati sulla pelliccia dell'animale.
Insomma niente sembra essere lasciato al caso, neanche l'essere così lenti.

Essere un bradipo è uno stile di vita!




credits:
National Geographic "Le deiezioni pericolose"
National Geographic "Some Ancient Sloths Ventured Into the Ocean, Study Says"
photocredit: Liz Climo

sabato 7 febbraio 2015

#VORREIPRENDEREILTRENO la campagna di Jacopo

Oggi torno con una storia da raccontare. 
Per una storia ben fatta però è necessario partire dall'inizio, così partirò da un piccolo evento accadutomi qualche mese fa.
Era Settembre e dovete sapere che io ho un odio profondo per alcuni mesi dell'anno, per Settembre appunto, l'altro mese è Febbraio, ad ogni modo quest'anno ero pronta a superare il mio astio settembrino e iniziare un nuovo magnifico periodo, ma invece il Caso (o il Karma o la Sfiga o qualsiasi nome abbia) volle che un giorno tutta la mia buona volontà avesse un intoppo fisico... con faccia a terra e rottura scomposta del 5°metatarso (le ossa del piede per intenderci), già! proprio una sciocchezza insomma (c'è di peggio in realtà). 
Non voglio dilungarmi troppo sulla mia questione medica ospedaliera, vi basti sapere che sono stata operata per diventare una nuova adepta della scuola del prof. Xavier, sì quella degli Xmen. Adesso ho una placca di titanio e 5 viti fissate nel mio piccolo metatarso, ma non vi dirò qual è il mio potere, certe cose meglio tenerle nascoste. 
Potete immaginare come ho passato i successivi tre mesi tra immobilità, gesso, stampelle, tutore/scarpa di Frankenstein, molto fashion vi assicuro e tutti i disturbi del caso, è stato bellissimo!

Eccoci arrivati finalmente al vero inizio di tutto. 
Siamo abituati a vivere le nostre giornate guardando avanti, con gli occhi fissi verso la fine della strada, sappiamo dove andare e sappiamo quale via percorrere, ma non pensiamo mai a come andarci, a come raggiungere il nostro luogo di lavoro o la nostra casa, semplicemente ci andiamo. 

In quei mesi di stampelle e tutore, in cui ho potuto pian pian riprendere la mia vita quotidiana, ho realizzato quanto fosse difficile anche solo uscire di casa. 
Io non sono un disabile direte, è vero, non mi permetterei mai di paragonarmi, con ciò che è successo a me, a chi davvero deve convivere con la disabilità per tutta la vita. Proprio per questo ogni giorno pensavo a quanto fosse assurdo incontrare scale in ogni edificio, pure per accedere ai bagni, dover chiedere di usare l'ascensore perché riservato solo a pochi (non disabili), percorrere strade piene di buche, o dover destreggiarmi con le stampelle per salire e scendere da autobus troppo alti, spesso dotati di scalini, o troppo lontani dai marciapiedi.
Se per me tutto questo era estremamente difficile, come avrebbe fatto una persona in sedia a rotelle ad arrivare a lavoro, in università o semplicemente ad uscire di casa? 
Mi rifiuto di credere che una persona disabile debba rinunciare alla propria vita, solo perché negli edifici non ci sono gli ascensori o perché non esistono mezzi di trasporto pubblico adatti alle sedie a rotelle e non parlo di mezzi speciali, di cui sicuramente molte associazioni sono dotate, ma parlo di mezzi normali che tutti gli altri riescono ad usare. 
Anche una persona disabile ha diritto ad avere una vita quotidiana come chiunque altro.
Da questi semplici pensieri è nata una mia ricerca su internet sulle barriere architettoniche in Italia ed è così che ho scoperto Jacopo Melio. Non era la mia la storia che volevo raccontare ma la sua.

www.vorreiprendereiltreno.it
Jacopo inizia la sua campagna contro le barriere architettoniche dopo aver risposto a un tweet del ministro Maria Chiara Carrozza, in cui lei scriveva di essere su un treno bellissimo che in poco tempo l'avrebbe portata a destinazione (senza ritardi per un guasto al treno). 
Dopo un breve scambio di tweet con la ministra (sì con la a) Jacopo scrive un post sul suo blog in cui esorta i politici a fare un esame di coscienza, anzi "un esame di cuore" cito, perché dite? 
Perché Jacopo è un ragazzo come tutti gli altri e vuole innamorarsi, proprio così. 
Sogna di incontrare il suo amore su un autobus, come nei film in cui piove sempre nelle scene romantiche e dove un autobus o un treno segnano quel momento perfetto, dove i protagonisti si vedono per la prima volta, ma non riescono a trovarsi fino al giorno in cui prenderanno lo stesso treno o si incontreranno alla stessa fermata dell'autobus.
Come potrà Jacopo avere tutto questo se sull'autobus non ci può salire? 
Come potrà innamorarsi se non può prendere il treno?
Non so come io posso aiutare Jacopo in questa campagna ma posso dirgli che questa sua lotta è anche mia, perché la lotta contro le barriere architettoniche è di tutti.
Grazie Jacopo.

Se anche voi volete aiutare Jacopo ad innamorarsi o volete leggere la sua storia, vi lascio tutti i suoi link e contatti:

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photo credit: vorreiprendereiltreno 

martedì 8 luglio 2014

Quando si costruivano le altalene era tutto più bello

Caro nonno era tutto più bello quando il mio unico obiettivo era farti costruire un'altalena in campagna con mezzi di fortuna. Non eri mai convinto della richiesta chissà perché, ma ogni volta, ogni anno, mi costruivi una ciondolante altalena appesa ad un albero di ulivo. La costruivi con lacci di corda e nastri di plastica nera. Quell'altalena non andava mai nella direzione giusta, si sbatacchiava di qua e di là ai rami dell'albero, poi si incrociavano le corde e ti sbatteva a terra come una sorta di cavallo indomabile e invece di dondolare avanti e indietro assumeva un movimento tutto suo in orizzontale contro il tronco.
L'estate successiva puntualmente i pezzi dell'altalena erano diventati panche o sedili improvvisati e di corsa dal nonno per farmene costruire un'altra, però migliore questa volta mi raccomando nonno! 
Mi ricordo di quella che, finalmente, aveva assunto perfettamente il ruolo di dondolo estivo, le corde tenevano più stabile la struttura e quella volta nonno ti eri impegnato di più ammettilo. La tavola di legno aveva dei buchi dove far passare le corde così non si sarebbero più incrociate e tutto infatti rimaneva lì fisso, a farla dondolare ci voleva un certo allenamento. 
E vai di dondolio perenne! 
Chissà poi che fine ha fatto quell'altalena così ben costruita, l'anno dopo tu eri troppo stanco e io ormai troppo cresciuta per chiederti un'altalena. 
Oggi nessun dondolo cigola sotto gli alberi, le corde non ci sono più e la legna la bruciamo, facciamo spazio per i ricordi, lasciamo i prati puliti per poterli guardare da lontano.
Mi mancano le altalene nonno. 


martedì 13 maggio 2014

Quelle volte quando il rumore è positivo

Ci ho riflettuto molto negli anni e ne ho anche avuto prove tangibili, per cui sono arrivata oggi ad una conclusione, per me davvero positiva. 
Ciò di cui sto parlando sono i vantaggi e svantaggi di vivere a ridosso di una grande strada trafficata giorno e notte. Si lo so non è un argomento forte di spiritualità e poesia, o di quanto più profondo esista, ma io credo che tutto questo abbia dei risvolti importanti nella vita quotidiana di ognuno di noi. 
Una volta abituati al motorino che sfreccia rumorosamente a mezzanotte sotto finestra, dopo essersi assuefatti allo scrass cross puf brum dei camioncini della spazzatura e ormai consapevoli che il tremolio della scrivania non vuol dire terremoto ma bensì autobus delle 18:33, il restante dei rumori di strada hanno il loro perché e anche il loro lato positivo.
Mi spiego meglio.
Durante le mie ultime trasferte tra case e città diverse, mi sono sempre ritrovata a vivere in un luogo "tranquillo e silenzioso"a detta dei padroni di casa "ideale per vivere, studiare e riposare la notte" e in effetti è stato così. Il quartiere e il palazzo erano sempre composti da rispettabili vecchiette e poche famiglie con figli ormai troppo grandi per giocare a palla in salotto, ma evidentemente ancora non molto adulti per riuscire a chiudere il portone d'ingresso senza far crollare l'intonaco, la strada su cui si affacciava il palazzo in questione, dopo una certa ora (in cui le vecchiette erano già nella fase rem), era tipo il deserto con balle di erba secca del farwest. Non sentivi una macchina neanche a pagarla, non esistevano persone impavide di passaggio, all'infuori di rassegnati padroni costretti ad uscire in pantofole per far toelettare il proprio cane.
Ebbene tutto sembrerebbe perfetto per una pace quotidiana in cui riuscire a svolgere le proprie mansioni di vita, ma in realtà, fidatevi, è stato estremamente noioso, alienante e del tutto demotivante, ogni volta.
Oggi invece, come si sarà già capito, ho cambiato location per non so più quale -esima volta, quindi ho potuto fare un buon confronto tra le parti e quello che ho realizzato è in effetti ciò per cui finalmente posso dire di sentirmi a casa, o per lo meno come se fosse casa mia, in una città che intendo fare diventare parte di me più di quanto non lo sia già.
I lati negativi di vivere in una strada con traffico nelle ore di punta e inoltre pronto soccorso nelle vicinanze, come già dicevo all'inizio, sono senz'altro i rumori molesti di ogni mezzo di trasporto a motore esistente, per non parlare dello smog che inevitabilmente si respira, ma allora, forse starete pensando, che lati positivi potrà mai avere una via così?!
Di sicuro i miei personali motivi di vantaggio sono molto aiutati dalla posizione ad un piano non proprio sulla strada, ma molto più in alto, della casa e dalla presenza di infissi con doppi e tripli vetri presenti in tutte le stanze, soprattutto ringrazio la buona norma degli autisti di questa città di non suonare il clacson ad ogni incrocio, ma quello che posso dire a mia discolpa è che questa attenta analisi dei lati positivi ha avuto un'ottima conferma emotiva, di cui mi fido più di chiunque altra cosa.
Per arrivare finalmente al punto in questione, ho questa cosa che mi attrae: adoro vivere dove posso vedere la vita degli altri, osservare dalla finestra le persone è come far parte della loro esistenza per pochissimi istanti. Detta così potrebbe sembrare che io sia una guardona, l'impicciona che passa le sue giornate a spiare i vicini dalla finestra, ammettetelo lo avete pensato! 
Naturalmente non lo sono affatto, semplicemente quando si vive in una zona così frequentata è inevitabile e spesso non ne siamo consapevoli, ma la vita degli altri ci scorre davanti agli occhi di continuo, velocemente scompare così come è arrivata, alla fine non sapremo mai il nome o la storia di quelle persone, ma la cosa che rimane è quell'attimo in cui ci siamo sentiti meno soli, in cui abbiamo alzato gli occhi dalla scrivania e abbiamo visto altri mondi oltre il vetro. Tutto questo cambia le giornate, il rumore delle macchine diventa un tutt'uno con il nostro quotidiano e in un certo senso ci fa sentire parte del mondo anche se quel giorno non abbiamo potuto vivere il nostro per chissà quali motivi. 
Abitare in una casa con una strada trafficata accanto non è mai noioso, infatti le vecchiette non hanno il comando del quartiere, forse un po' del palazzo se proprio la sfortuna ci perseguita, per cui non esiste coprifuoco notturno e se la sera decidiamo di andare a buttare la spazzatura incontriamo sempre qualcuno che non è ancora tornato a casa e non vede l'ora di farlo, il vantaggio sta nel fatto che noi invece siamo già in tuta, abbiamo cenato e ci basta attraversare la strada per rimetterci comodi sul divano. Inoltre dopo l'ora di pranzo quando tutti sono già tornati a casa, è sempre possibile ascoltare la musica latino-caraibica proposta dal ragazzo truzzo di turno a bordo della sua macchina stereofonica con bassi alti, altissimi, a me fa sempre tanto ridere, è un attimo poi scatta il verde del semaforo e il tizio preme con tutte le sue forze il piede sull'acceleratore e adios amigo
Insomma non trovate anche voi che tutto questo sia molto meglio di un quartiere "silenzioso e tranquillo" in cui non senti neanche gli uccellini, perché anche loro di certo si annoiano e si spostano altrove a fare i cori uccelleschi di voci bianche. 
Per un ultimo vorrei lasciarvi con una chicca che si presenta assiduamente ogni fine settimana che si rispetti, x-factor lo hanno inventato così: non può mai mancare il gruppo di amici evidentemente molto allegri che, a suon di vino e birra, intonano vere e proprie opere degne dei migliori teatri d'Italia. Spesso c'è anche un solista, un tenore di alto grado, che rimasto indietro dal gruppo o già da solo nel rientro a casa, non limita assolutamente le sue corde vocali e tira fuori suoni canori non ancora inventati, ma devo dire le parole sono molto toccanti. Applausi signori! 





venerdì 7 marzo 2014

Come NON allevare le lumache -una storia di bava-

Un giorno ho trovato due lumache nell'insalata (quelle senza guscio per intenderci, i lumaconi che spuntano dopo la pioggia), così ho deciso di allevarle in un terrario improvvisato dentro una bottiglia di plastica.
Non sono morte. Sono scappate, in qualche modo, ci sono riuscite. 
Oppure si sono mangiate a vicenda. Oppure si sono disciolte magicamente nel terriccio. Qualsiasi altra ipotesi è ben accetta. 
Questo avrebbe dovuto farmi capire molte cose.

La lumaca adulta l'avevo chiamata Giorgio/a, credevo fosse ermafrodita come la maggior parte delle lumache, la lumachina mignon invece, con grande interesse e fantasia si era beccata lo stesso nome, ma adatto alle sue dimensioni, ovvero Giorgino/a (per lo stesso motivo di prima, ho supposto fosse ermafrodita).

Le giornate scorrevano tranquille con i miei nuovi amici.
Avevo costruito un terrario degno del miglior riciclo, il terriccio lo avevo recuperato dal vasetto del mio amato Bonsai, morto prematuramente forse per mancanza di sole e non di amore. Non ha avuto tempo di firmare le sue ultime volontà ma di sicuro sarebbe stato felice di donare il suo terriccio a delle indifese lumache orfane. Per rendere più confortevole quel pezzettino di campo in miniatura ero riuscita perfino a metterci delle pietruzze di fiume e piccoli ciottoli, direttamente recuperati dalla mia collezione estiva. 
Era tutto così bello, donavo il mo affetto completamente a Giorgio/a e Giorgino/a, annaffiavo con regolarità il terrario per mantenerne l'umidità, esponevo alla luce la mezza bottiglia di plastica, compravo la loro insalata preferita, così da non fargli mancare un'alimentazione corretta.
Insomma la vita sembrava scorrere magnificamente...
Poi un giorno mi accorsi che Girgino/a si nascondeva sotto le pietruzze e non veniva fuori nemmeno per mangiare o quando innaffiavo il terrario, già da lì ho iniziato ad avere qualche sentore, mi puzzava questo comportamento (e non solo perché puzzavano le lumache).
Ad un certo punto Giorgino/a scomparve, l'ho cercato sotto le pietre, sotto le foglie di lattuga, sotto il terriccio dove era solito stare, ma niente, nessuna traccia di bava sulle pareti, nessuna traccia sul davanzale della finestra, scomparso.
L'unica ipotesi plausibile era che fosse scappato attraverso i buchi della pellicola che avevo posto sull'improvvisato terrario, ma perché abbandonarmi così, improvvisamente e senza nemmeno un biglietto di addio! Sono stata giorni a tormentarmi su cosa avessi sbagliato con lui, era troppo piccolo forse, aveva bisogno di più affetto o di meno acqua... Giuro mi ero informata tantissimo su come fare.
Con tanta tristezza non restava che rassegnarmi al presunto rapimento alieno di Giorgino/a e dedicarmi all'unico superstite del piccolo ecosistema in bottiglia. 
Così tutta speranzosa ammiravo Giorgio/a nelle sue giornate da nullafacente sotto le foglie di lattuga verde, che cambiavo regolarmente con attenta cura materna, ma forse non lo ero abbastanza, perché ad un certo punto anche Giorgio/a iniziò a non mangiare più e a nascondersi sotto anfratti illusori scovati nel terriccio del Bonsai. Panico. Dolore profondo e tristezza infinita. Non sapevo che fare. Non poteva abbandonarmi anche Giorgio/a. Non potevo lasciarlo morire/sparire/rapire/liquefare... ecc!

Purtroppo i miei sospetti furono del tutto fondati quando una mattina trovai con sgomento il terrario vuoto, un piccolo desolato pezzettino di terra completamente vuoto, umido e freddo. 
Anche Giorgio/a non c'era più. Fuggito, rapito, morto... Non potevo accettarlo.
Ho atteso giorni e giorni, continuando ad annaffiare quel piccolo paesaggio inerte, cercando delicatamente tra le pietruzze e il terriccio il mio amichetto, magari era semplicemente a riposo sotto terra (non nel senso di morto, che avete capito!). Invece tutto fu inutile. 
Ancora oggi non so se sentirmi in colpa per averli fatti secchi (proprio secchi nel senso di prosciugati) o sentirmi in colpa per non essere stata capace di dare amore a sufficienza, a due piccoli e viscidi animaletti tanto carini. Voglio credere che Giorgio/a e Giorgino/a siano ancora vivi e che siano stati talmente scaltri da riuscire a sfuggire. 
Non so, però anche gli alieni potrebbero averci messo lo zampino!

Morale della storia: Non allevare esseri viventi, piante o animali, se non sei capace. 
A mia discolpa voglio dire che il mio intento era solo quello di salvare le lumache dalla spazzatura e da una morte "certa" ben più atroce. 

Ciao Giorgio/a, Giorgino/a insegnate agli angeli come sbavacchiare in giro
Lumaca del genere Limax - proprio come i miei amichetti - 

mercoledì 26 febbraio 2014

#100happydays Abbiamo tempo per essere felici?

Ho deciso di partecipare ad una strana iniziativa del web, molto scettica all'inizio ma adesso con molta voglia di impegnarmi. A fare cosa? Ad essere felice naturalmente!
Posso non sembrare la persona più felice del mondo, ne sono consapevole, dai miei post forse lascio intendere una triste vita solitaria lontano dalla società cattiva ed egoista. Invece non è così, ebbene ho anch'io piccoli o grandi momenti di vita quotidiana per cui essere felice.
Inizialmente l'avevo presa come una sfida troppo grande per me, troppo impegno, dover trovare per forza dei momenti felici durante il giorno e per 100 giorni di fila era davvero una guerra con il mio fanciullino triste.
Poi ecco che ieri il sole era alto e tutto il mondo sembrava bellissimo per un miliardo di motivi che non riuscivo ad elencare... Così ho deciso che non bisogna dire di no alla felicità.
Perché rinunciare a trovare la felicità ogni giorno, anche in qualcosa di piccolo che può accaderci nel nostro quotidiano?
Questa iniziativa è fantastica perché ti spinge ad essere felice anche se apparentemente sei chiuso in te stesso e pensi che tutto sia brutto e triste, insomma basta davvero poco per ritrovare il sorriso. Inoltre volete sapere una cosa buffa, da ieri ho trovato non una ma un miliardo di cose per cui essere felice... Basta scegliere insomma.
L'iniziativa in se funziona così: ti candidi sul sito http://www.100happydays.com/ (si può scegliere la lingua preferita), scegli il social network da usare e inizi. Ogni giorno per 100 giorni basta pubblicare una foto, sul social scelto, di qualcosa che ti ha reso felice inserendo l'hashtag #100happydays. Semplice.
Insomma è davvero triste non avere tempo per vedere la felicità.
Felicità è: una persona importante, un cibo preferito, un sorriso a caso, un profumo inatteso, la musica, un gesto di dolcezza... Tutto può essere felicità. Sorridiamo.
Qualsiasi cosa può renderci felici!

#100happydays new favorite Cup -Day 1-
Si, mi piacciono le tazze! L'avevo detto che poteva essere anche qualcosa di irrisorio (apparentemente) ;)


lunedì 27 gennaio 2014

Domande reali sul futuro Italiano

Vorrei fare una domanda a chi di dovere, una domanda a cui però ci deve essere una risposta chiara, concisa e soprattutto realistica.
Quali sono le effettive prospettive di lavoro in Italia?
Sebbene molti hanno già chiesto la stessa cosa a qualche luminare o ai loro padri, io non ho mai letto o sentito una reale risposta, fondata su un percorso vero con punti di arrivo, contrassegnati da una pietra o una croce, che indicano il limite massimo della vetta, invece che suggerimenti di sogni rimasti vaganti.
Io penso che questa domanda dovrebbe essere fatta da tutti e si dovrebbe istituire un ente, qualcuno che ne sa insomma, per avere una risposta certa adatta ad ognuno di noi.
Ora certo sono consapevole che viviamo in tempi difficili, c'è la crisi, c'è la mezza età italiana che sembra essere immortale, ci sono gli anziani che alle votazioni ci vanno solo loro, perché conta come uscita domenicale del post-messa e ci sono i raccomandati e i baroni all'università, fin qui ho capito tutto.
Dopo questo elenco però mi sono persa completamente, perché non è possibile che le parole italiane spariscono al vento e servono esclusivamente per condannare e rattoppare invece che per creare, rassicurare, fare.
Quindi vorrei proprio chiedere a qualcuno che cosa ne sarà del mio futuro?
Ti passano accanto anni e anni di studi infiniti, studi che inizi controvoglia perché sai che non ti porteranno a niente, ma quando li finisci non hai mica finito, perché poi devi completarli con una specializzazione, che però non ti da nessuna esperienza per cui devi chiedere un prestito per fare un master di un anno con il quale, ti promettono, farai un prestigioso stage che ti permetterà, dopo, di avere un lavoro. Purtroppo lo stage non è pagato e nel mentre la tua famiglia continua a pagarti da vivere, per i più fortunati, per gli altri ci sono i lavori serali da cameriere o barista, dopo lo stage pensi di trovare lavoro il mese successivo e invece continuano a dirti che non hai abbastanza esperienza o che non assumono nessuno per il momento, però puoi lavorare gratis, così ti fanno fare esperienza e forse dopo c'è la possibilità di un contratto fisso. Insomma questo ormai è quello che ti dicono ancora prima di finire il liceo, anzi ancora prima di iniziarlo: sembra che la società italiana abbia attuato questa sorta di lancio del boomerang, contribuendo a schiacciare i giovani sempre di più, rendendoli insensibili, apolitici, pigri, egoisti e tremendamente insicuri.
Quando la mezza età dell'italia non ci sarà più, o quando sarà troppo vecchia per avere voce in capitolo, che società avremo? Chi saremo noi giovani all'interno della società?
Saremo giovani di mezza età che ancora aspettano un lavoro fisso, saremo giovani che ascoltano la buona musica degli ideali e dei sognatori ma che hanno rinunciato ai propri sogni; giovani uomini e donne che si sono accontentati di un lavoro veloce e pronto subito invece di seguire la strada più difficile? Saremo persone senza memoria, affidati completamente all'uso di una memoria tecnologica che ha già iniziato a plasmarci?
Sarà una società di giovani di mezza età, con pochi figli piccoli, che vedranno i propri genitori giusto il tempo di una cena veloce davanti alla televisione, invecchiare senza un sorriso, lavorare fino a 70 anni ormai con troppa esperienza e troppe disavventure alle spalle, cinici e non curanti delle piccole cose?
Io non voglio essere una giovane di mezza età senza un sogno e senza un futuro, che per avere una parvenza di famiglia adotta un cane invece che avere un figlio, che non potrebbe mantenere.
Spero che qualcuno abbia una risposta alla mia domanda e spero che nelle scuole non sia fatto terrorismo psicologico senza fondamento ma che sia spiegata la reale situazione dei fatti e le possibili soluzioni concrete.
Non voglio essere una giovane di mezza età con la sindrome dell'adolescenza lunga, io voglio far parte di questa società adesso, voglio poter parlare con gli uomini di esperienza e voglio imparare adesso, per poter lavorare oggi stesso e diventare qualcuno domani.
Permetteteci di diventare come voi, uomini e donne lavoratori con esperienza diretta, con errori e correzioni che fanno parte della vita.
Non chiudeteci la porta in faccia, non cestinate i nostri curriculum, noi abbiamo solo bisogno di fiducia, di esperienza e di un futuro.






mercoledì 18 dicembre 2013

Acqua in concerto

Sono qui in silenzio ad ascoltare la musica delle gocce d'acqua.
Piccole appena nate con un ritmo già degno dei migliori musicisti...
le note cambiano di continuo, sono veloci queste piccolette!
C'è un attimo in cui rallentano e sembrano fermarsi e tu sei lì pronto ad applaudire, quando invece la musica riprende e continua il concerto. 
Inizia sempre così: un piede si muove, prima in alto poi in basso, ma subito prende il ritmo a destra e poi a sinistra, la gamba lo segue, il ginocchio si libera quasi a staccarsi dalle articolazioni, una volta che hai superato la fase di ascolto passivo è inevitabile lanciarsi in movimenti improvvisi, senza senso all'inizio ma quello che succede dopo è solo euforia e ritmo nel sangue.
Sono qui in silenzio a ballare la musica delle gocce d'acqua... 
Poi l'ultima goccia annuncia la fine, chiude da solista con soffice suono in dissolvenza.
Le gambe si fermano, le braccia si abbassano, mi guardo intorno, c'è silenzio, non c'è più musica, ma è rimasto qualcosa dentro io lo chiamo sorriso interiore, come si fosse accesa una lampadina proprio al centro del petto.
La mia giornata sarà migliore.


lunedì 16 dicembre 2013

Solido ma ondeggiante

Mi chiedo cosa siano veramente i legami. 
Forse sono molte cose, a volte sono delle persone, semplici muri, luoghi, elementi naturali, ricordi di un tempo finito o mai vissuto, una strada, una memoria... 
Ma in fondo cosa significa veramente avere legami? 
Una risposta sola credo non ci sia, più che altro ci sono interi racconti di cui potremmo servirci per definire i nostri legami. Sono racconti che da sempre abbiamo ascoltato, da piccoli e da grandi, per conto di persone a noi care o persone incontrate un giorno su un treno, il mondo intero racconta i suoi legami, non si può fermare il flusso di racconti associati ai "legami".
Io credo che gli uomini siano un po' come gli alberi, legati inesorabilmente al luogo in cui sono nati e cresciuti, un legame vitale, essenziale senza scampo alcuno. Le radici degli alberi sono la base da cui tutto ha avuto inizio, a partire da un semplice seme finito per caso in un luogo fertile dalle condizioni perfette, una volta stabilito il seme inizia a germinare e a mettere "radici", nasce così la sua dimora, il suo legame e la sua base culturale, tutto ciò che lo lega a quel luogo lo rende l'albero che sarà un giorno. 
Questo racconto della vita di un albero però potrebbe trarci in inganno e farci credere che un albero sia fermo senza speranza alcuna, immobile, come bloccato dalla sua stessa base vitale, ostacolato dalle sue stesse radici, io penso invece che non sia così... Un albero non è fermo, è saldo sì, è possente, ma le sue fronde possono ondeggiare, muoversi seguendo il flusso della natura e piccole parti di esso saranno presto ovunque, trasportati dal vento, dai soffi continui delle stagioni, condotti in avventurosi viaggi dagli insetti impollinatori, in foglie volanti che colorano la dimora di altri alberi. 
L'essenza dell'albero sarà nel vento, nel respiro della natura, nell'acqua dei fiumi, ospite gradita di molti animali...
Anche all'uomo è concesso tutto questo... I legami possono renderlo forte, apparentemente fermo, ma le fronde della sua intelligenza non saranno mai bloccate, esse ondeggeranno nel mondo e si espanderanno ovunque l'uomo voglia andare. 
Le radici e i legami della nostra vita sono la nostra forza e non il nostro carcere. 
Ho sentito dire che oggi bisogna essere "cittadini del mondo", una strana frase che mi ha sempre portato a milioni di pensieri e curiosità, quasi scientifica, nei confronti delle persone che si professano tali. 
Credo sia arrivato il tempo anche per me di entrare a far parte di questa comunità mondiale, in fondo lo sono già da molti anni ma adesso serve solo il coraggio di lasciarsi condurre dalle correnti. 
Ho capito cosa vuol dire tutto questo: è come essere abitanti di ogni luogo, lontano dai tuoi legami, ma mai staccato dalle tue radici. Vivo e saldo come un albero ma ondeggiante al vento, donatore di semi e colori, presente in ogni forma, costruttore di altre realtà. 


domenica 10 novembre 2013

Laurus della vittoria

Non c'è più nessun passato che mi insegue, niente più gabbie e circoli chiusi.
Bellissimo riuscire finalmente a vedere il futuro nel presente e smetterla così di aspettare e sognare qualcosa quasi immaginario.
Infatti oggi il futuro è proprio qui, tra le mie mani, lo posso toccare e personalizzare come più mi piace, perché adesso c'è tutto quello che ho sempre cercato e sembra che ogni cosa si sia posizionata esattamente al suo posto, in equilibrio con il resto del mondo.
Davvero l'universo ha ricominciato a muoversi verso di me, in modo costante e perfettamente allineato con le mie scelte. Ho da tempo aspettato e desiderato ogni cosa, così come si sta creando adesso.
La nebbia non mi fa più paura, le nuvole non mi turbano perché ora seguo un sentiero rigoglioso quasi troppo perfetto per essere reale... Mentre cammino su di esso si alza molta polvere, come se stessi cavalcando verso l'orizzonte, impavida e sicura di non essere disarcionata, questa volta no.
Conosco questo destriero, da sempre ho creduto, ho sognato, ho sperato di cavalcarlo perciò adesso non ci sarà nessun vacillamento, oggi vado avanti, impaziente, con il sole in faccia e la tempesta dietro le mie spalle.
Tutto questo è meraviglioso.

venerdì 19 luglio 2013

Odore di case che ricordano cose

Non ho mai capito perché gli odori delle case degli altri mi suscitano una immediata reazione di inadeguatezza. Forse è ansia mista a tristezza.
Sono sensazioni molto strane che nascono improvvisamente da dentro la pancia e arrivano immediatamente al cervello, in quell'angolo buio dove teniamo i nostri scrigni.
Un posto segreto in cui nascondiamo quelle ansie insensate nate da un gesto, un fatto, una parola che un giorno ci ha fatto stare male o semplicemente ci ha fatto pensare.
Non ci ricordiamo più cosa è accaduto, sono ricordi ormai dimenticati, ma le sensazioni rimangono, quelle non vanno mai via sono infatti ben conservate pronte a saltare fuori in un momento qualsiasi, così da farci avere memoria di ciò che abbiamo provato in passato.
L'olfatto è un senso molto importante per me, forse in un'altra vita sono stata un segugio.
Sentire gli odori è qualcosa che mi fa accumulare ricordi ed esperienze, immagazzinare gli odori crea in me una sorta di protezione naturale che regola  il mio istinto e il mio modo di agire nelle situazioni sconosciute, in cui puoi fidarti solo dei tuoi sensi.
Non saprei dire perché l'odore delle case degli altri mi fa questo effetto, forse perché mi manca una mia casa, un luogo che possa sviluppare il proprio caratteristico odore che sarebbe parte di me e che riconoscerei come un odore sicuro, un luogo di rifugio.
Chissà quale dei tanti cassetti dei ricordi fa scattare questo tipico odore di case altrui, la tristezza forse in questo caso non è una sensazione negativa, magari è solo nostalgia e voglia di casa mia, della mia famiglia, desiderio di un ritorno alle origini ma con delle scarpe nuove.



martedì 16 luglio 2013

How I met... You

Oggi voglio scrivere di te e un po' anche di noi.
Lo so è una cosa ripetuta... ma è bello averlo impresso con le parole e non solo con la voce.
Di solito per queste cose uso la poesia, ma ultimamente sembra che il mio estro sia stato colpito dalla maledizione della bella addormentata, così lo farò in prosa.

Ricordo che quando ti ho conosciuto ero in una fase di transizione della mia vita e lo ammetto, ero anche un po' brilla, ma il vino non è molto importante in questa storia.
Avevo deciso di concentrarmi di più su me stessa e di rimettere in piedi la mia vita da single, eliminando quei pensieri che vanno dritti al punto e non lasciano spazio alla conoscenza; era infatti arrivato il momento di parlare e di farmi ascoltare, di scoprire e di assaporare gli animi in tranquillità, senza progetti e costruzioni innaturali.
Per cui quella sera il mio unico intento era rilassarmi e non cercare nulla.

Così tra boccali di vino e palloncini, a fine serata, arrivi tu dal nulla e prendi posto davanti a me, mentre ero intenta a trovare strane angolazioni e luci perfette per fare foto artistiche, a modo mio.

Ci fissiamo tutti con degli hobby, a volte: quello era il periodo della fotografia.
Non perché io ne fossi capace, ma fermare il momento è sempre stata la mia passione, anche scrivendo lo faccio.
Quando scrivo è come se fotografassi ciò che ho dentro e immortalo il momento con le parole.

Dall'alto della mia bravura, le foto di quella sera le ho fatte quasi tutte in bianco e nero, perché "fa figo" e perché in questo modo ho creduto di camuffare le luci sbagliate.
Così, tra uno scatto e l'altro, galeotta fu la fotografia che ci fece conoscere...
Il caso volle che il mio hobby passeggero fosse invece la tua passione, stabile e resa divinamente.

All'inizio non sapevo cosa aspettarmi da semplici scambi di parole, ovattate dal vociare del locale e offuscate da alcol e luci basse, in realtà non mi aspettavo nulla, come ho già detto ero lì senza nessuno scopo e quasi senza nessun interesse.
Per la prima volta, conoscevo qualcuno che si era interessato a me dal nulla e io non mi sentivo affatto in balia delle farfalle, come se avessi mangiato bruchi, o contornata da cuori rossi, come nei manga giapponesi o in groppa a unicorni con arcobaleni nel cielo e cose così...
Ricordo però di aver avuto un pensiero, senza volerlo avevo già fatto una selezione per una possibile conoscenza futura: "Ha i capelli lunghi e ha la barba, è alto. Posso parlarci".
Si ho la fissa per i capelloni barbuti. Sono una donna d'altri tempi in fondo.

Sembrerà superficiale e forse anche brutto da dire, ma è successo proprio così.
Forse è stata colpa del vino e forse è stato meglio così.
Nessun progetto era il mio motto. E così è stato.

Ad ogni modo la serata volge al termine e pian piano il locale si svuota, ma non potevo andare via senza prima compiere un ultimo gesto... No niente di romantico, dovevo fare pipì!
Io e la mia vescica non siamo buone amiche, non lo siamo mai state, ma questa è un'altra storia, non credo a qualcuno interessi la vita di una giovane incontinente.
Tornata con falsa eleganza dal bagno, mi ritrovo quasi da sola e tu non c'eri più... ma insomma niente cuori spezzati, forse un po' di incertezza, però sembrava tutto normale, era stata solo una piacevole parentesi?!

Invece eccoti tornare quasi di fretta, ammetto che mi sono sentita felice.
Con decisione, ma in un modo quasi semplice e sincero, mi hai chiesto di incontrarci qualche giorno dopo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Non ricordo più molto di quel momento (ero pur sempre brilla non dimentichiamoci), so però di aver strappato un foglietto, trovato sul tavolo del locale e di averti scritto il mio nome e cognome, così da potermi trovare sul libro delle facce, ormai veloce modo di comunicazione moderno.
Pare ci piaccia di più, far sapere al mondo la nostra intera vita, che dare un semplice numero di telefono. Per fortuna anche tu odi parlare al cellulare.
Insomma proprio un moderno romanticismo.

Ammettilo però, la cosa del foglietto è stata un tocco di classe, da raccontare ai figli e ai nipoti, perché in fondo resto ancora un'inguaribile scema per queste cosette, in cui si uniscono tempi passati e tempi futuri.

Adesso, che ne ho ancora memoria, ho voluto scrivere di quella sera in cui ti ho incontrato, in cui un foglietto ha distrutto il mio cinismo verso la vita e l'amore.
Ogni cosa avvenuta dopo e che avviene ancora adesso, è la vita come dovrebbe essere vissuta da tutti, in maniera più naturale possibile, con voli di felicità ma sempre poggiati a terra.
E con un pizzico di indigestione di farfalle.

"Questa Biancaneve ha avuto problemi a dormire, capisci?
Beh va da questa strega che le dà una mela da mangiare che la fa addormentare...
Proprio mentre sta cominciando a dormire veramente bene per la prima volta da settimane...
Arriva questo stupido principe, la bacia e la sveglia!"

"Ammiro il modo meraviglioso che hai di trarre da una favola il suo vero significato..."